Gli eroi della DAD

di Giorgio Quaggiotto, InfoDocenti.it, 28.4.2020

– Quasi un secolo fa Brecht parlava del guaio per un popolo di aver bisogno di eroi. È il nostro momento. È il nostro popolo.

Il Corona virus ci ha trovati impreparati nella Sanità Pubblica che per anni abbiamo continuato a dire essere la migliore del mondo mentre silenziosamente da persone per bene come il “Celeste” veniva smontata. Ci sono rimasti i medici e gli infermieri che pochi e senza camici e mascherine sono dovuti andare in corsia a infettarsi e a morire. La comunità e la politica, dopo aver fatto le suddette scelte politiche quantomeno discutibili sul finanziamento della sanità pubblica, se la stanno cavando al meglio definendoli appunto eroi. Senza di loro e del loro fuori orario, del loro generoso lavoro fuori mansionario saremmo stati annichiliti. Abbiamo avuto e abbiamo ancora bisogno di eroi, purtroppo!
Avessimo avuto come i tedeschi più posti letto per isolare, più bombole di ossigeno, più case di riposo con personale strumenti e controllo, sarebbe stata dura lo stesso, ma tutti avrebbero potuto fare quello che dovevano, come un dovere non come un atto di eroismo, rischiando poco la vita.
Avere bisogno di eroi in fondo vuol dire questo. Gli italiani non pagano le tasse e quindi i governi tagliano il personale medico e i posti letto e poi insieme si commuovono perché vedono gli eroi.
Non sono al fronte, ma quasi anche gli Insegnanti, però la sensibilità sociale nei loro confronti è molto più annacquata.
È vero, i pozzi di sono stati avvelenati in questi ultimi anni. La tecnologia come unico sapere, la competenza come inutile orpello di vecchi bavosi corrotti e inamovibili, il paidocentrismo frutto delle scarse natalità e del rifiuto a essere educatori, sono gli elementi fondanti della dismissione della Scuola Pubblica. O meglio del venir meno della credibilità del ruolo educativo e formativo dei Docenti e della Scuola. La guerra poi si è combattuta aspra fra docenti e ministri, fra sindacati e governi.
È comunque anche questo, a guardarlo in controluce di nuovo è un problema di classe, di classe sociale, perché chi può, per i suoi figli cerca i migliori Insegnanti. Anche se poi non accetta quello che i migliori insegnanti dicono dell’apprendimento dei loro figli, ma questo è un altro discorso, che attiene forse all’etica. Il primo risultato, il più evidente è l’impossibilità ad avere una condivisa idea dell’insegnamento, di cosa sia l’insegnare. Ma magari fosse solo dei genitori e degli alunni, dei politici e della “casalinga di Voghera” il non averla, è anche dei Docenti stessi, degli addetti ai lavori questo non sapere, non credere, dubitare. Può sembrare una fortuna per una categoria di professionisti non essere fossilizzati in una modalità o in codice rigido di pensiero, ma almeno avessero un insieme dipr atiche, di pensieri comuni, un senso di dignità professionale, sarebbe auspicabile!
Il nostro tempo d’altra parte non ha ancora fatto i conti con l’avvento epocale dell’informatica e li deve fare in fretta. Ma forse non li farà ancora per tanti anni e di certo questo non avverrà, fino a che appunto, il tempo e le esperienze non avranno aiutato a distillare ciò che all’umanità servirà, ciò che l’umanità vorrà salvare, conservare e trasmettere al dopo, della sua millenaria cultura. Ma l’informatica sta obbligando in fretta a scegliere anche il modo con il quale questo potrà avvenire.
Eravamo fermi qua, nel mezzo di questo guado e in mezzo a tutte le difficoltà si è installata la pandemia del Corona virus. Ha obbligato, senza tante moine e distinguo intellettuali a neutralizzare, a tempo almeno, la Scuola.
La Scuola cioè il tempo e il luogo nel quale dovrebbero essere garantiti i transiti generazionali di ciò che chiamiamo cultura.
Un medioevo improvviso, un’invasione barbarica senza preavvisi, senza orde ai confini.
E quindi, senza prospettive, senza verifiche, senza punti fermi, con l’unico scopo di dire qualcosa di tranquillizzante per la nostra comunità sbandata, la voce che afferma ope legis che “tutti saranno promossi “, è l’unica voce istituzionale che sentiamo. Capiamo da cosa vuole scappare, (non ci son colpevoli dei non avvenuti apprendimenti) ma non capiamo dove vuole andare. È la stessa operazione che è stata fatta quando si è fatta diventare legge, norma la DAD. È il famoso buon senso che fa tesoro del senso comune e lo tiene come barra, come unico orizzonte.
Ma la Scuola di chi è? Chi è tenuto a dire cose, a fare/farsi domande, a dare risposte?
È andata così: non c’è la Scuola, non si può fare Scuola? e allora DAD.
Il famoso storico “mangiassero le brioches!”

Alcuni Insegnanti diciamo “giovani”, sono saliti ebbri su questo destriero chiamato DAD, con il giovanile ardore di bimbi a cui è stato regalato lo scatolone del “Piccolo Chimico”. Alcuni Insegnanti “vecchi”, quelli che il nostro Renzi voleva rottamare, vagamente assortiti fra nuovi apprendisti impauriti del/dal digitale e vecchi intellettuali votati alla libertà d’insegnamento frustrati dalle superficiali e a loro cogitare inutili manovre di lesto “smanettamento” degli altri, tutti insieme si sono trovati “in corsia d’emergenza”. Tutti o quasi ci hanno provato. Per amore o per forza gli insegnanti sono stati arruolati.
Si sono dovute registrare a bizzeffe le insensate imposizioni di inadeguati Dirigenti, che si sono sentiti depositari di mandati e di poteri di gestione inoppugnabili, utili a guidare la “vil razza dannata”.
Per il resto quasi tutti muti. Muti molti Docenti, muti i sindacati ovviamente più sensibili al non essere, una volta di più, ascoltati dalla Ministra di turno che alle migliaia di ore di lezione perse da una generazione di studenti.
Muti anche gli intellettuali (ce ne sono?), che avevano appena cominciato a dire pettoruti che questa pandemia stava ridando dignità ai “competenti”, a coloro che sanno.
Due punti fermi proviamo a metterli sulla nuova religione di stato: la DAD, in cui D sta per Didattica? Didattica è?
Provo: dicesi didattica quella attività umana che si realizza in un insieme di atti, parole, gesti frutto di esperienze, di sensibilità e tensione personale verso l’altro. Questi elementi permettono di creare e coltivare relazioni personali che servono a veicolare in modi svariati e personali e con strumenti liberamente scelti, i contenuti delle conoscenze, affinché possano passare dagli esseri umani che li possiedono ad altri che ancora non li possiedono. Un po’ barocca la definizione.
Ci vogliono relazioni insomma che utilizzando delle tecniche personali veicolino delle  conoscenze.
Tutto questo poi deve fare i conti col “terreno di coltivazione”, insegnando presto che anche una “non relazione” è una “relazione”, e anche che l’“interesse” e il “non interesse” giocano ruoli fondamentali in questo gioco.
Appare evidente che nella didattica non può esistere “imposizione”, che non c’è un’autorità altra che si possa interporre fra chi insegna e chi apprende, obbligando la pratica di un modello che funzioni da tramite. E questo dovrebbe dire qualcosa di definitivo sulla didattica “di stato” e sulle intromissioni sulla didattica dei vari D.S. illuminati e moderni.
Lo stupore dei Docenti, ma anche dei genitori, dei “giornalisti” che devono darsi ragione del fatto che il principale medium di insegnamento è “essere in relazione” della quale relazione soprattutto gli alunni quando non c’è, sentono la mancanza e chiedono conto, se ne sono consapevoli o diventano ingestibili. Non è sempre solo il Docente il colpevole di questa mancanza comunque.
Chi garantisce l’altra D che sta per Distanza? il device!
Cos’è il device?
È uno strumento, uno dei tanti. Quasi mai saperlo usare è una conoscenza, se si esclude la specifica meta-conoscenza del conoscerne appunto il funzionamento e il sofisticatissimo modo di farlo operare.
Molti dei maîtres à penser sono convinti che l’informatica sia una conoscenza, anzi l’unica conoscenza che forma, inserisce nel mondo produttivo e non.
Ma qui siamo in un terreno impervio. Molti studiosi e molte comunità che l’avevano scelta come strumento principe dell’insegnamento ne hanno iniziato a vedere i limiti e prima di tutto hanno messo in guardia contro un generalizzato uso “iniziale”, formativo nel periodo degli apprendimenti.
Continuano a pensarlo e ad attribuirgli un ruolo fondamentale agile poliedrico nell’informazione, mentre lo confinano ad un fastidiosissimo e disturbante rumore di fondo, per chi sta imparando.
Con l’arrivo del Coronavirus la Scuola e quindi la Didattica non hanno avuto altro strumento di amplificazione e di relazione Alunni /Docenti.
Nessun altro tramite di cui avvalersi, nessun altro mezzo, oltre ai computer, ai tablet agli smartphone, ai device insomma. La Scuola come luogo e quindi come funzione è stata messa all’angolo.
Bisognava fare qualcosa, è stato assolutamente fondamentale fare qualcosa. Didattica a Distanza!
Nessuno o pochi si sono domandati se ce n’erano di brioches per tutti. A dirla tutta, non ce n’è stato nemmeno il tempo. Un terzo al sud, degli alunni o delle famiglie non aveva né computer né connessioni e i più piccoli, ammesso che ce l’avessero il computer, appena appena sapevano farsene distrarre. Gli addetti governativi hanno cominciato a chiedere al Governo soldi per comprare strumenti e pagare esperti, i genitori, soprattutto le mamme, che magari dovevano anche loro usare lo strumento per il “lavoro leggero” si sono resi conto che era una battaglia difficilissima e quasi sempre persa.

Ecco quando mi è venuta in mente ancora l’affermazione di Brecht. Ma non bisognava darsi per vinti e poi nemmeno il Ministro lo faceva: “tutti promossi” anche con quattro in pagella, (ma perché?…).
Avevamo gli eroi anche fra i Docenti. E chi non voleva fare l’eroe era il solito fancazzista dannato!
Dire che è un anno perso è proprio impossibile. Eppure per l’economia, per le piccole imprese, per l’agricoltura di questa stagione lo si può dire. Non avrebbero capito i genitori?
E adesso esami, di terza media o di maturità fatti tutti, a tutti i costi in presenza in distanza, con tesine o compiti scritti spediti per mail.
Ma il bello per la Scuola sarà adesso. Bisogna pur riaprire.
Gli stessi fatiscenti edifici. Gli stessi numeri di alunni per classe. Gli stessi numeri di Insegnanti precari. Le stesse carenze di Insegnanti di Sostegno. La stessa carenza di strumenti e di palestre….
E se l’esperienza di questo anno scolastico fosse usata per dire che in fondo, grazie all’eroismo degli Insegnanti, grazie allo stimolo e al controllo dei D.S. grazie alla buona volontà dei Genitori….non è poi andata male! Tutti i ragazzi sono stati promossi, in fondo! Si può aggiustare.
Scuola per metà del tempo e il resto DAD. Frequenza più assidua dei piccoli e quasi tutta a distanza per i grandi. Alunni distanziati appunto facendoli frequentare per metà delle ore, perché in fondo sono in grado di gestire gli apprendimenti e di gestirsi.
E un serio, cospicuo MILIONARIO investimento per la Scuola, mai vero? Mai!

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Gli eroi della DAD ultima modifica: 2020-04-28T10:22:13+02:00 da Gilda Venezia
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