I tormentoni della 107

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di Maurizio Tiriticco, Educazione & Scuola, 1.1.2018

– Una volta a scuola gli alunni imparavano e gli insegnanti insegnavano. C’erano poi i consigli di classe e i collegi dei docenti, ai quali ovviamente tutti si doveva partecipare! Si trattava di assumere decisioni, in materia di programmazione, di valutazione, o di carattere generale e orientativo – la sede del CDDocenti – oppure in sede di quotidiana “amministrazione nelle aule – le diverse sedi dei CDClasse.

Poi si è abbattuta sulle scuole e sugli insegnanti la tempesta dell’autonomia! Perché la chiamo tempesta? Perché, a mio particolarissimo giudizio, di fatto le scuole, pardon, le istituzioni scolastiche, erano più autonome prima che il dpr 275/99 si abbattesse come una pioggia poco provvidenziale a rendere più complicate le cose semplici, come in genere si dice in gergo. La valutazione è mia e vorrei essere smentito. In seguito le “cose” si sono venute moltiplicando e complicando! Si sono seguite una serie di riforme, via via che si succedevano ministri, di destra o di sinistra, e sembrava che ciascuno volesse lasciare del “suo”, come se non bastasse l’immagine che sarebbe stata accolta in un salone del Miur in cui figurano tutte le immagini dei ministri PI che si sono succeduti dalla proclamazione del Regno in poi!

E’ certo che i tempi cambiano, che la società si fa sempre più complessa e problematica. E il cambiamento riguarda anche e soprattutto le nuove generazioni, per non dire poi delle tecnologie della comunicazione e della informazione, sempre più avanzate e sofisticate, e sempre più invasive, anche all’intero degli edifici scolastici e nelle aule. Per non dire infine degli adempimenti sempre più numerosi che riguardano la cosiddetta “funzione docente”.

Mah! Qualcuno mi aiuti a capire come e perché queste nuove macchine valutative, RAV, PDM, NIV, NEV, nonché le puntuali annuali Invalsi-oni e le altre diavolerie scaturite dal cilindro della 107, possano e debbano funzionare e, soprattutto, aiutare le istituzioni scolastiche, nelle loro attività autonome, a migliorare sempre più prodotti e processi. A lume di naso, non mi sembra che le nostre scuole funzionino più meglio (lo so che è scorretto, ma rende) rispetto ad un passato neanche troppo lontano, quando il nuvolone nero della 107 si stava addensando al di là del Tropico del Cancro.

E non mi sembra che i licenziati dal secondo ciclo di istruzione – che i più si ostinano ancora a considerare MATURI – siano invece COMPETENTI in un determinato savoir faire. Come in effetti, invece, dovrebbe essere!!! Infatti, la legge di riforma degli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione, che risale al lontano 1997, afferma che “il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni, al fine di dare trasparenza alle COMPETENZE, conoscenze e capacità acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”.

Però sappiamo tutti che esami di questa natura non sono mai decollati e che in effetti non sono molto diversi da quelli di tanti anni fa, in cui io stesso operavo, a volte come commissario, a volte come presidente. L’unico cambiamento riguarda la sostituzione dei voti con i punteggi. E chi mastica un po’ di docimologia sa bene che tra voto e punteggio c’è un abisso!!! Il voto è attribuito “dall’alto” della professionalità docente, con tutti i rischi degli effetti che ne conseguono: alone, contrasto, stereotipia, pigmalione ecc. il punteggio, invece, scaturisce dalla prova stessa, la quale peraltro deve corrispondere al criterio della oggettività. Però, nel nostro “sistema di istruzione” – ma che bella espressione – i punteggi sono usati come se fossero voti! E’ la stessa annuale ordinanza sugli esami di Stato del secondo ciclo che ci ricorda che, se una prova è considerata sufficiente, il punteggio non può essere inferiore a dieci, se scritta; a venti, se orale! Ecco il testo: “La commissione dispone di 15 punti massimi per la valutazione di ciascuna prova scritta per un totale di 45 punti; a ciascuna delle prove scritte giudicata sufficiente non può essere attribuito un punteggio inferiore a 10. La commissione d’esame dispone di 30 punti per la valutazione del colloquio. Al colloquio giudicato sufficiente non può essere attribuito un punteggio inferiore a 20”.

Quindi, il Miur, la massima autorità in materia di istruzione, confonde il punteggio con il voto! Mah! Che dire? Che su questa scuola impasticciata poi cadono le tegole dei RAV, dei PDM, dei NIV, dei NEV! Oltre alle tegole fisiche, come è accaduto al liceo Virgilio di Roma! Il tutto per dire che RAV ecc. in larga misura finiscono con il costituire adempimenti del tutto formali! E che di fatto costituiscono solo un’ulteriore fatica per gli insegnanti. Per concludere, a me sembra che il sol dell’avvenire della nostra scuola sia ancora sotto la linea dell’orizzonte! E che la 107 sia un moltiplicatore di carte e di fatiche inutili! Lo so! Alcuni amici schizzinosi mi diranno che non so vedere il radioso cielo dell’innovazione, perché il mio sguardo non va oltre la punta del naso! Che poi cresce a dismisura!

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I tormentoni della 107 ultima modifica: 2018-02-04T06:56:55+00:00 da Gilda Venezia

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