di Pasquale Almirante, La Tecnica della scuola, 24.11.2025.
L’intromissione della famiglia a scuola ostacola il lavoro dei prof.
Famiglia nel bosco, Mim: “Obbligo scolastico regolarmente rispettato”.
Il Manifesto intervista Dario Ianes, Ordinario di pedagogia e didattica speciale alla Libera università di Bolzano e cofondatore del Centro Studi Erickson di Trento, a proposito di quella famiglia, che ora passa come “la famiglia nel bosco” e dunque sulla liceità e opportunità della istruzione parentale.
Infatti, per Ianes, il punto principale da dove partire per analizzare questa penosa situazione, riguarda la scolarizzazione, ovvero, valutare “se privare un bambino della scuola comporti un danno in termini di apprendimento e soprattutto di socialità”.
Infatti, aggiunge: “Quando optano per l’istruzione parentale le famiglie scelgono principalmente due strade: insegnanti privati a domicilio con piccoli gruppi di bambini oppure istruzione gestita direttamente dai genitori. Nel primo caso c’è almeno un ambiente di coetanei. Nel secondo si crea una confusione di ruoli tra familiari, insegnanti e compagni ed è più problematico”
Per questo, aggiunge, è importante la “cooperazione, empatia, aiuto reciproco e capacità di interpretare i pensieri” coi coetanei. “Edgar Morin parlava di «testa ben fatta», capace di orientarsi in un ecosistema di altre menti. La scuola pubblica garantisce questo ecosistema orizzontale. L’istruzione casalinga no, e le competenze socio-emotive non si costruiscono”.
Questa istruzione particolare, dice ancora l’esperto, è aumentata “durante la pandemia”, e infatti “alcune rilevazioni parlano di un aumento del 700% a cavallo della pandemia”.
A spingere le famiglie verso questa scelta ci sarebbe, “l’insoddisfazione nei confronti della scuola pubblica e dei libri di testo per la dissonanza culturale con i valori familiari. Oppure c’è la ricerca di un rapporto con la natura e gli animali che nella scuola pubblica non si può garantire. La retorica sulla restituzione del potere alle famiglie ha sdoganato posizioni in cui la famiglia stessa assume su di sé il carico dell’istruzione dei figli”.
E a proposito di questa campagna che la destra ha avviato in difesa della “casa nel bosco, Janes afferma che le campagne politiche si fanno, su altro, “sulla svalutazione della scuola pubblica e inclusiva. A prescindere dal singolo caso di cronaca, le destre stanno proponendo ovunque di finanziare le famiglie che iscrivono i figli alle scuole private. Anche la battaglia contro l’educazione sessuo-affettiva va nella stessa direzione del disinvestimento. Da un lato, si osserva un impoverimento della scuola dal punto di vista delle risorse e della qualità. I segnali sono tanti, dai corsi online per diventare insegnante di sostegno alle 600 ore di formazione sufficienti per la qualifica di educatore. Dall’altro, con l’adozione di provvedimenti repressivi, il governo finora ha introdotto solo divieti”.
Secondo Janes dunque, l’obiettivo del Governo è quello di “rafforzare il ruolo della famiglia, dandole potere decisionale sugli insegnamenti e ostacolando il loro lavoro. Se per un corso sull’educazione affettiva bisogna presentare e far valutare il materiale didattico ai genitori, molti docenti finiscono per rinunciare. Questo legittima la logica autoritaria anche tra gli insegnanti. La ricerca Voci dell’inclusione che abbiamo curato per il Centro Studi Erickson mostra un forte aumento di quelli che oggi si dicono favorevoli all’introduzione di classi speciali per studenti disabili, differenziate per livello di abilità. Oggi è favorevole il 27,1% degli insegnanti, appena due anni fa erano il 17%. Dieci anni fa nessuno si azzardava a parlare di classi speciali. Ci hanno pensato intellettuali come Galli Della Loggia e le campagne di Afd in Germania. E questo è il risultato”.
“Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”, così in una nota.
I genitori faranno ricorso
Nel frattempo, riporta Open, l’avvocato della famiglia ha annunciato che farà ricorso contro la decisione del tribunale dei minori dell’Aquila. “Nella sentenza di ieri sono state scritte falsità. Sono andati in cortocircuito. Nell’ordinanza si insiste ancora sull’istruzione dei minori che, secondo i giudici, non avrebbero l’autorizzazione all’home schooling. Alla più grande viene anche contestato l’attestato di idoneità per il passaggio alla classe terza perché non ratificato dal ministero. Attestato che, invece, c’è ed è anche protocollato”, spiega il legale.
Nel mirino del giudice ci sarebbe anche la scelta dei genitori di fare diventare la loro storia un caso mediatico, parlando di “nuove condotte genitoriali inadeguate” perché avrebbero “diffuso dati idonei a consentire l’identificazione dei minori, diretta, anche attraverso foto che li ritraggono”. Secondo il Tribunale, il tutto sarebbe stato messo in atto dai genitori solo “per conseguire un risultato processuale ad essi favorevole”.
Il punto dolente: l’istruzione dei bambini
Il punto che crea più dibattito è quello sulla scuola. Lei australiana, ex istruttrice di equitazione, e lui, inglese, ex chef, hanno scelto per i loro tre figli l’unschooling. Cosa significa unschooling? Che i loro bambini non frequentano una scuola come tutti gli altri ma l’istruzione viene impartita dai genitori seguendo un percorso autoguidato e “spontaneo”. “Non vogliamo portarli a scuola. Vogliamo che crescano qui nella natura. Imparano dai libri che abbiamo in casa (inglese, italiano e matematica) ma soprattutto guardando noi lavorare nell’orto, fare il pane, cucinare, usare la motosega – aveva detto il papà -. È un modo diverso di acquisire nozioni. Non solo studiando su un libro”.
La famiglia vive nel casolare in pietra senza acqua corrente, senza gas, senza un bagno all’interno delle quattro mura domestiche, senza allacci di corrente elettrica. Un pannello fotovoltaico garantisce loro quel poco di luce che serve in casa per ricaricare il cellulare utilizzato per le emergenze. Mangiano quasi esclusivamente ciò che regala la terra. Ma sembrano assai felici. Chiunque li abbia incontrati ha raccontato di una famiglia unita e serena. Il budget mensile per la spesa e la benzina non supera i 300 euro.
Come fanno a procurarseli? Nessun sussidio dal Comune. La madre dichiara di ricavare qualche denaro alla sua attività di consulente sui temi del benessere psicofisico e dalla rendita di beni familiari che la donna ha ancora in Australia. Il marito, si occupa invece dell’orto e provvede a procurare cibo alla sua famiglia oltre che fare piccoli lavori artigianali.
Unschooling in Italia, come funziona?
Secondo un’indagine svolta da Laif (L’Associazione Istruzione in Famiglia) la percentuale di coloro che in Italia dichiarano (rispetto al campione individuato da Laif) di aver scelto l’unschooling piuttosto che forme più tradizionali o miste di apprendimento, per esempio l’istruzione parentale, è del 17% circa; inoltre, l’indagine rileva i comportamenti paralleli legati alla scelta genitoriale di avvalersi di un metodo destrutturato come l’unschooling, per esempio coinvolgendo i figli in attività all’aperto, viaggiando, interagendo con il territorio, quasi sempre in contesti non urbani.
Va ricordato che in Italia l’istruzione parentale prevede l’obbligo di sottoporre i minori a un esame di idoneità alla fine di ogni anno scolastico presso una scuola statale o paritaria, dando così la possibilità allo Stato di accertare il rispetto dell’obbligo formativo previsto dalla legge.
La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.
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Ianes: l’istruzione parentale può creare confusione ultima modifica: 2025-11-25T05:31:09+01:00 da
