Il bonus per il merito nel fondo di istituto: un passo in avanti, due indietro

di Fabrizio Reberschegg, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 18.12.2019

– L’emendamento Granato (5 stelle) con il quale le risorse del bonus per il merito dei docenti vanno ad implementare il Fondo dell’Istituzione Scolastica, è entrato nella legge di bilancio. Per onestà intellettuale bisogna riconoscere che la senatrice Granato aveva tentato all’inizio di riversare le risorse del bonus negli stipendi dei docenti, ma il risultato finale è molto diverso da quello atteso. Il peso dei renziani si è fatto sentire, come l’inerzia del PD. L’emendamento originario è stato stravolto e così i soldi andranno non più agli stipendi dei docenti, ma al fondo di istituto che resta uno degli strumenti più contraddittori inventati dal sindacalismo tradizionale. Concretamente i soldi dei docenti andranno anche al personale ATA con una procedura di contrattazione scuola per scuola che mette di norma docenti e personale ATA l’uno contro l’altro per accaparrarsi le misere quote del fondo. Il tutto mentre i dirigenti scolastici spesso attingono a piene mani dal fondo per retribuire i “loro” collaboratori e il “loro” staff.

Ricordiamo che il fondo di Istituto (FIS) è stato istituito dal CCNL sottoscritto dai confederali nel 1999 (art. 26) togliendo soldi dagli stipendi tabellari per premiare l’accessorio (chi lavora di più..) in appoggio al progetto berlingueriano di introduzione dell’autonomia scolastica con il quale ogni scuola diventava di fatto una piccola azienda governata da un dirigente scolastico. Nella filosofia dell’autonomia scolastica la retribuzione accessoria perde i connotati di uniformità per il riconoscimento delle funzioni diverse dall’insegnamento ordinamentale (ad es. le vecchie tabelle ministeriali per il pagamento del vicepreside)  e diventa oggetto di “contrattazione” in cui personale docente e personale ATA si devono dividere le risorse dell’”aggiuntivo” di fronte al nuovo “datore di lavoro”: il dirigente scolastico.

Si contratta mediante RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie), istituzione scolastica per istituzione scolastica,  votate dai lavoratori della scuola e il voto a livello nazionale diventa uno dei parametri necessari per la rappresentatività sindacale nella scuola. Tutti i sindacati della scuola dal 2000 si trovano costretti obtorto collo a partecipare alla competizione elettorale con regole fissate per garantire e agevolare i sindacati confederali che hanno maggiore penetrazione e organizzazione a livello territoriale. Non è un caso che la prima ipotesi di RSU a livello provinciale viene contestata da CISL e CGIL per imporre la contrattazione scuola per scuola.

Dopo 20 anni di contrattazione di Istituto i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Disparità di trattamento per funzioni accessorie uguali, utilizzo di parte consistente del fondo per pagare lo “staff del dirigente” e i DSGA, guerra tra poveri per dividersi ciò che resta tra personale docente e personale ATA. Il tutto di fronte ad una crisi profonda della scuola statale dopo ben tre maxiriforme  disastrose (Berlinguer, Gelmini, Renzi-Giannini). Alcuni sindacalisti continuano ancora a difendere la contrattazione di istituto come una sorta di compensazione a favore del personale ATA che certamente non gode di stipendi elevati, ma sono sindacalisti delle stesse sigle sindacali che mai hanno fatto nulla per aumentare concretamente gli stipendi del personale ATA.

In questo contesto surreale la notizia di un aumento delle risorse del FIS spostando gli stanziamenti del bonus per il merito dei docenti al FIS per tutto il personale della scuola appare come un improvvido potenziamento della contrattazione di istituto e come una penalizzazione per i docenti che avevano il diritto di vedere  i soldi del bonus negli stipendi tabellari.

I 5 stelle hanno cantato vittoria per aver eliminato il bonus per il merito previsto dalla legge 107/15 (Buona Scuola), ma è una vittoria di Pirro. Di fatto gli stipendi tabellari rimangono al palo. Le risorse in bilancio per il CCNL sono scarse, ma si sono trovati i soldi per aumentare ancor di più gli stipendi dei dirigenti con grande gaudio dei confederali e dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi).

Rimane ancora sulla carta il “Comitato di Valutazione” così come previsto dal comma 129 della legge 107/15 (quello che doveva stabilire i criteri per l’attribuzione del bonus premiale), rimane ancora la “chiamata diretta dei dirigenti” anche se disapplicata in sede di contratto sulla mobilità, rimangono ancora gli “ambiti”. La legge 107/15 è stata in parte decostruita, ma serve abolirne parti consistenti per evitare nel futuro che la filosofia aziendalistica prevalga sul principio della scuola partecipata e democratica.

Ma soprattutto bisogna ripensare nella scuola al sistema delle relazioni sindacali basate su una contrattazione integrativa frammentaria e iniqua. Si torni a parlare di RSU territoriali o provinciali, con contratti uguali nella sostanza nelle scuole di riferimento.

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Il bonus per il merito nel fondo di istituto: un passo in avanti, due indietro ultima modifica: 2019-12-18T05:37:41+01:00 da Gilda Venezia
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