Il CCNI sul MOF: un passo in avanti, ma per la Gilda non è sufficiente

di Fabrizio Reberschegg, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 2.8.2018

– Le ragioni della non firma della  FGU-Gilda degli Insegnanti –

Si è conclusa nella serata sel primo agosto 2018 una difficile e lunga trattativa tra OO.SS. e Amministrazione sul nuovo contratto integrativo nazionale sulla ripartizione dei fondi del MOF (Monte dell’Offerta Formativa), il primo dopo la firma del CCNL 2016-18 che ha riformulato in parte il ruolo della contrattazione nazionale, regionale e di istituto.

Nella discussione si sono scontrate due filosofie diverse in merito ai criteri di ripartizione. Da una parte i sindacati confederali e dall’altra la FGU-Gilda degli Insegnanti.

Il problema era quello di determinare in particolare le modalità di utilizzo delle economie del MOF a conclusione dell’anno scolastico 2018-19. L’art. 40 del CCNL prevede che le risorse del vecchio MOF confluiscano in un fondo denominato “Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa”. La finalizzazione e la relativa quantificazione rimangono vincolate solo per:

  • le ore eccedenti di insegnamento per la sostituzione dei colleghi assenti
  • l’attività di recupero per la secondaria di secondo grado
  • la valorizzazione dei docenti (bonus per il merito) previsto dal comma 126 della legge 107/2015
  • gli incarichi specifici del personale ATA
  • gli incentivi per le aree a rischio.

Tutto il resto andrebbe a confluire in una sorta di fondo unico, che però rischia di non evidenziare la ripartizione per i collaboratori del dirigente scolastico e soprattutto per le funzioni strumentali. L’amministrazione ha posto giustamente l’accento, per evitare interpretazioni che rischiano nella loro genericità di penalizzare funzioni e figure previste dall’ordinamento scolastico vigente, solo sul tema della ripartizione delle economie.

Nel dibattito alcune sigle sindacali hanno cercato di introdurre da subito su tutto il fondo il criterio dell’indistizione dlle funzioni attribuendo alla contrattazione RSU la totalità delle decisioni. Una sorta di devoluzione top down dalla contrattazione nazionale alla contrattazione di istituto. Una posizione che per fortuna non è passata.

La delegazione della Gilda ha ribadito che il principio di discutere solo della ripartizione delle economie e, in caso di accettazione del principio del fondo unico indistinto; e che nella ripartizione delle stesse economie, sia necessario in ogni caso garantire la ripartizione proporzionale del fondo tra personale docente (ed educativo) e personale ATA partendo dall’organico dell’autonomia (organico di diritto) attribuito alle singole scuole.
.

Perchè questa posizione “eretica”?

La Gilda ha da sempre richiesto che si riconoscesse il principio dell’area di contrattazione separata a tutti i livelli trovando ogni volta il muro dei sindacati confederali. Nel caso della contrattazione di Istituto doveva almeno passare il principio che le risorse attribuite alle scuole dovessero essere distribuite tra personale docente e personale ATA in quota proporzionale all’organico di diritto per evitare la triste prassi di contrapporre gli interessi dei docenti agli ATA.

Non infrequentemente si è assistito a distribuzioni del FIS “creative”. Nelle singole scuole si è proceduto al calcolo percentualmente sulle aree, al calcolo forfetario (quota 30% ATA 70% docenti) e altre soluzioni che rappresentano solo i rapporti di forza e di  interessi nelle singole RSU producendo una situazione anarchica priva della certezza del diritto.

Ribadiamo che uno dei principi fondamentali del diritto del lavoro è che a parità di funzione e di impegno orario tutti i lavoratori siano pagati nella stessa maniera sulla base di calcoli tabellari omogenei. Si tratta anche dell’ABC della pratica che dovrebbe informare la rivendicazione dei sindacati.

Nella contrattazione di Istituto non è così. Ogni scuola valuta e riconosce in modo differente funzioni essenziali per il funzionamento dell’attività didattica (coordinatori di classe, di dipartimento, tutor per i neo immessi in ruolo, ecc.). La Gilda considera tale situazione non accettabile e propone e proporrà che i riconoscimenti per attività funzionali siano sempre riconosciuti in sede di CCNL nazionale.

Per rendere meno conflittuale la contrattazione la proposta di distribuzione in percentuale tra area docente e ATA  partendo dall’organico dell’autonomia, almeno sulle economie, era una richiesta di puro buon senso che non avrebbe (come dice qualcuno) penalizzato il personale ATA. Infatti l’organico dell’autonomia è calcolato come organico di diritto e, come ben si sa, l’organico di fatto è relativo solo ai docenti e quindi ci sarebbe stata una proporzionalità favorevole al personale ATA. Inoltre con tale proposta si supererebbe la chiara distinzione tabellare che esiste tra retribuzioni orarie del personale docente ed ATA per le attività aggiuntive a tutto vantaggio del personale ATA che ha parametri inferiori a quelli dei docenti.

A chi giova la contrapposizione in sede di contrattazione tra personale ATA e docenti? Sicuramente ai dirigenti scolastici, ad alcuni sindacati, ai DGSA. Divide et impera.

La Gilda non ha firmato anche per altri motivi.

Si è ridotta la quota per “Progetti di avviamento alla pratica sportiva” (da 22.150.000 a 18.150.000) per retribuire altre voci del MOF, soprattutto la sostituzione del DSGA. Non si capisce per quale motivo l’attività progettuale didattica relativa alla pratica sportiva dovrebbe pagare le indennità per la sostituzione del DSGA non assegnati alle scuole o assenti (vedi comandati presso enti e sindacati). Perchè una delle attività didattiche che dovrebbe essere potenziata per interventire a partire dalla scuola primaria dovrebbe suupportare le carenze del MIUR che non è riuscito a bandire regolarmente i concorsi per i posti di DSGA?

Abbiamo contestato inoltre la pochezza dei fondi per il pagamento del notturno e festivo nei convitti che possono determinare la riduzione delle quote FIS per le altre funzioni e per i progetti. Anche in questo caso si tratta del rischio effettivo di penalizzazione delle attività legate alla didattica solo per pagare un fatto dovuto per lavoratori che sono obbligati a dare una prestazione.

Bisogna superare l’attuale logica del fondo e dell’accessiorio (che tale troppo spesso non è), invenzione dei confederali del passato che dimostra tutti i suoi limiti.

.

.

.

.

 

Il CCNI sul MOF: un passo in avanti, ma per la Gilda non è sufficiente ultima modifica: 2018-08-02T05:01:05+00:00 da Gilda Venezia

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl