Il consenso informato di chi non si fida della scuola

Gilda Venezia

 

di Fabio Barina, Gilda degli insegnanti di Venezia, 8.6.2026.

Molti pensano di aver messo finalmente i ragazzi al sicuro: divieti, controlli e diffidenza sono la vera novità. Ma sono il segno di una profonda diffidenza negli insegnanti.

Gilda Venezia

Consenso informato: cosa cambia

L’assemblea del senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge con disposizioni in materia di consenso informato. Il testo verrà quindi pubblicato prossimamente in gazzetta ufficiale.

Il testo prevede che:

  1. Le istituzioni scolastiche sono tenute a chiedere alle famiglie il consenso informato preventivo per tutte le attività aventi per oggetto argomenti e tematiche relative alla sessualità mettendo a disposizione per la visione tutto il materiale didattico che si intende utilizzare a tal scopo.
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  2. Le istituzioni scolastiche dovranno quindi adeguare il patto educativo di corresponsabilità inserendo tra i doveri quello di acquisire tale consenso.
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  3. Contestualmente alla richiesta di consenso,  le  scuole  dovranno  anche comunicare  alle  famiglie  la  natura  della  attività  formative  alternative  e garantire la presenza di almeno 1 docente della scuola durante lo svolgimento delle attività che coinvolgono gli alunni minorenni.
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  4. Per la scuola dell’infanzia e primaria sono escluse, a prescindere, qualsivoglia attività didattica o progettuali aventi per oggetto la sessualità.
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  5. Il coinvolgimento di soggetti esterni alla scuola è subordinato ad una delibera del collegio dei docenti e all’approvazione del consiglio di istituto.
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  6. La selezione dei soggetti esterni viene demandata al collegio dei docenti che deve definire  i  criteri per  la comparazione  e  valutazione  dei  titoli  e della comprovata esperienza professionale o scientifica degli esperti.
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  7. Il collegio dovrà anche valutare la coerenza con la finalità educativa e l’adeguatezza al livello di maturazione e dell’età degli studenti dell’attività didattica o progettuale proposta.

Con il nuovo consenso informato per i progetti di educazione affettiva e sessuale, molti adulti forse pensano di aver messo finalmente i ragazzi al sicuro: divieti, controlli e diffidenza sono la vera novità.

Chi ha scritto il testo di legge, evidentemente lontano dalle aule, dall’insegnamento e dai ragazzi, ha trasformato tale educazione in un vero e proprio percorso a ostacoli non fidandosi delle capacità e della serietà di chi invece si trova ad fare i conti tutti i giorni con i ragazzi.
Non più insegnanti che si intromettono nell’educazione dei figli, niente psicologi che parlino di relazioni, emozioni, consenso, rispetto reciproco e gestione dei conflitti.
Per farla breve: è esorcizzato il pericolo di una scuola che interviene in una sfera tanto privata quanto delicata, considerata di esclusiva pertinenza familiare.

Restano TikTok, Instagram, gli infiniti i siti pornografici, gli influencer, le chat di gruppo con tutte le sfilze di foto, insulti, umiliazioni e nuovi modelli di vita. E, perché no, le assenze, i silenzi o il fondamentalismo pedagogico di qualche “sano” genitore.

Forse ci si dimentica però che l’educazione affettiva non è una questione di scuola, ma un processo di crescita che scorre comunque, al di là di  ogni permesso o autorizzazione. È un processo che avviene comunque. Con o senza autorizzazione. Con o senza moduli firmati. Con o senza circolari ministeriali. Così come il rispetto delle persone, l’uso della violenza nella vita quotidiana,  l’ottemperanza alle leggi che regolano la società civile

Si finge di non sapere che i ragazzi discutono comunque di amore e di sesso. La questione caso mai da porsi è se ciò possa avvenire anche in un contesto educativo. O se questo debba essere di stretta pertinenza della famiglia, così come i genitori della “casa del bosco” e i loro sostenitori credono. Così come pensano molti credenti integralisti.

Ma i ragazzi non sono una proprietà privata, nemmeno dei genitori. La domanda non è se verranno educati su questi temi. La domanda è da chi e come.

Perché la formazione della persona avviene comunque e sempre: nei video che i nostri figli guardano, negli influencer che seguono, nelle chiacchiere di ogni giorno con i coetanei, nei comportamenti degli adulti che li circondano. E, non ultimo, nelle reazioni ai divieti che sbarrano loro la strada.

Gli insegnanti possono aiutarli a superare le loro paure, a costruire degli strumenti di analisi e riflessione, a trovare qualche sicurezza in un mondo in cui molti modelli di vita sono sempre più  più finti e ingannevoli. Porre divieti alla libertà di insegnamento (e l’educazione affettiva è anche insegnamento) significa oscurantismo. oblio dell’art. 33 della Costituzione, oltre profonda diffidenza negli insegnanti e di quella palestra di educazione di gruppo che è la scuola.

Naturalmente le famiglie hanno il diritto di sapere cosa viene proposto ai propri figli. Nessuno lo mette in discussione. Quello che non si capisce è che gli insegnanti sono una risorsa enorme di crescita e di aiuto. Se c’è fiducia e collaborazione reciproca con la famiglia.

E anche quando la famiglia è in difficoltà perché non sa educare i ragazzi – come, purtroppo,  sta succedendo sempre più spesso – ritiene doveroso mostrare alla scuola come debba fare.

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Il consenso informato di chi non si fida della scuola ultima modifica: 2026-06-08T09:14:00+02:00 da
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