Il Covid avanza e le scuole richiudono, ma siamo al “fai da te”

di Alessandro Giuliani,  La Tecnica della scuola, 5.3.2021.

In ogni Regione date e valutazioni diverse.

Gilda Venezia

Non è chiaro se l’appena insediato governo Draghi con il nuovo Dpcm volesse davvero mettere nelle condizioni le Regioni di decidere in piena autonomia sulle scuole: fatto sta che nelle ultime ore, con la sola Sardegna caratterizzata da un rischio Covid basso, le risposte dei governatori sono diventate iper soggettive. Tanto da ritrovarci con delle Regioni che stoppano la didattica in presenza pur facendo riscontrare nei loro territori un numero di contagi inferiori di altre Regioni, dove invece si lasciano le classi aperte.

Gissi (Cisl): no alle improvvisazioni

La discrepanza c’è. E gli addetti ai lavori cominciano a denunciarlo. “La frequenza o meno delle attività scolastiche deve essere ricondotta a criteri chiari, le situazioni vanno governate, non si possono ammettere improvvisazioni e un “fai da te”, alla ricerca di ogni possibile escamotage per trovare una propria individuale soluzione”, ha commentato all’Ansa la segretaria generale Cisl Scuola, Maddalena Gissi.

“La gestione di un’emergenza sanitaria richiede a tutti grande responsabilità, le decisioni devono essere fondate su competenze scientifiche e tradotte in indicazioni precise”, ha incalzato la sindacalista.

Visto che la discrezionalità sta portando a situazioni poco chiare, Gissi sembra chiedere al governo un intervento chiarificatore: “la gestione di un’emergenza sanitaria richiede a tutti grande responsabilità, le decisioni devono essere fondate su competenze scientifiche e tradotte in indicazioni precise”, ha concluso la leader della Cisl Scuola.

In effetti, come abbiamo avuto già modo di dire, la risposta delle Regioni appare davvero troppo multiforme.

Ci sono governatori che seguono la linea della massima prudenza, ribadita il 5 marzo dal professore Massimo Galli, virologo dell’ospedale Sacco di Milano, secondo il quale le attività didattiche in presenza vanno fermate perché “nelle scuole ci sono bambini e ragazzi concentrati per diverse ore al giorno in una situazione di necessaria vicinanza che finisce per determinare la diffusione dell’infezione, che negli esercizi commerciali può essere gestita diversamente”.

Lo stesso giorno, i rappresentanti delle Regioni e dei comuni hanno incontrato alcuni ministri, tra cui quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il nuovo commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curci.

La Calabria ferma le lezioni a scuola

Al termine dell’incontro il presidente facente funzione della Regione Calabria Nino Spirlì ha detto che “la scuola non è l’aula! Le aule non possono essere considerate il luogo più sicuro del pianeta. Come tutti i luoghi, anche le aule scolastiche possono trasformarsi in luoghi di contagio”. Quindi, “dobbiamo evitare che il contagio si propaghi”.

Le lezioni in presenza della Calabria, fino all’Università compresa, sono state così fermate, a partire da lunedì 8 marzo per due settimane. La disposizione – presa dall’Unità di crisi – verrà ratificata da una specifica ordinanza: le lezioni in presenza si potranno attuare solo per alluni disabili gravi e per un numero limitato di ore.

Secondo Spirlì “Al momento, in Italia, nessuno può permettersi di interpretare dati e decisioni: parlano numeri e studi di previsioni. E non si può aspettare che il virus sfondi le porte delle case degli Italiani, per poi dover correre ai ripari”.

Scuole chiuse, personale da vaccinare

“Dobbiamo necessariamente prendere i provvedimenti del caso. Uno dei primi è questo:le scuole si fermano per due settimane“, ha spiegato ancora Spirlì.

Durante il periodo di chiusura, ha aggiunto il presidente ff della Regione, “inizieremo la vaccinazione del personale scolastico che si renderà disponibile. Nessuno entrerà a scuola, salvo i casi di comprovata disabilità. Il resto dei giovani studierà da casa con il collegamento a distanza”.

Allarme in Campania

Anche Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania, si è detto allarmato. “Siamo di fronte ad una variante di estrema pericolosità – ha detto durante la diretta facebook settimanale – Si sono registrati nei nostri territori livelli di contagio enormi nel mondo della scuola“.

“La prima ragione dell’esplosione è questa, vi è una diffusione generalizzata di varianti Covid in tutta Italia e come era ampiamente prevedibile. La Campania è tra le regioni più esposte perché siamo la regione a più alta densità abitativa. La seconda ragione sono i comportamenti scorretti”.

Preoccupati in Puglia

Dello stesso parere è il governatore pugliese Michele Emiliano: in un post su vaccini e emergenza Covid, con il quale risponde ad una donna che chiede al governatore di “chiudere tutto”, Emiliano dice che “il risultato della timidezza del governo con il fenomeno del contagio scolastico e del depotenziameto dei poteri delle Regioni potrebbe essere l’accelerazione della variante inglese e della terza ondata”.

Il Covid avanza e le scuole richiudono, ma siamo al “fai da te” ultima modifica: 2021-03-06T05:44:48+01:00 da Gilda Venezia

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