di Anna Maria Agresta e Marina Polacco, La nostra scuola, 13.52021.

Chiariamo che il curriculum dello studente si limita a mettere insieme in una forma prestabilita e integralmente digitalizzata una serie di informazioni che già normalmente erano inserite nel portfolio individuale con cui ogni studente arriva all’esame di maturità (PCTO, crediti, attività formative non curriculari, percorso scolastico e i cosiddetti crediti informali, in cui già in precedenza gli studenti potevano indicare tutte le attività extrascolastiche svolte).

Si tratta quindi di un’operazione essenzialmente di facciata, lanciata a scopo propagandistico come una straordinaria novità, mentre non fa che riportare alla luce indicazioni che risalgono al lontano 2015 (legge 107/2015, art. 1, commi 28. 30 in particolare). Considerate le difficoltà e la condizione di emergenza nella quale anche quest’anno si svolgeranno gli esami di maturità, in forma ridotta e semplificata e senza le prove scritte, l’attenzione riservata al curriculum apparirebbe come una mossa per stornare l’attenzione da quelli che sono i problemi reali.

Allora cosa c’è di nuovo nell’introduzione del curriculum? Nella sostanza quasi niente, perché, come già detto, il curriculum raccoglie informazioni già agli atti. Essenzialmente viene chiesto alle segreterie un lavoro di riordino e di controllo dei dati già in loro possesso – dati che i professori a loro volta potrebbero, volendo, visionare prima dell’esame. Cambia però la possibilità che hanno gli studenti di intervenire direttamente nella seconda e terza parte del curriculum per inserire i dati relativi alle attività extrascolastiche che ritengono significative (del resto già prima gli studenti potevano segnalare queste attività consegnando le relative certificazioni in segreteria).

Qual è allora il problema?

L’unica indicazione contenuta nella circolare ministeriale chiarisce che è possibile (anche se NON OBBLIGATORIO) utilizzare il curriculum per CONDURRE il colloquio orale. Ma questo può orientare il giudizio della commissione, sulla base di informazioni non attinenti alla preparazione specificamente scolastica, che invece dovrebbe essere il principale oggetto di valutazione. Il voto di diploma dovrebbe invece valutare il percorso scolastico a prescindere dalle attività extra, strettamente legate alle condizioni sociali dell’alunno e alle possibilità economiche delle famiglie. D’altra parte, vale anche il discorso contrario: le attività extra non possono servire da ancora di salvataggio per eludere la valutazione oggettiva del percorso scolastico, che dovrebbe in realtà restare prioritaria in sede d’esame.

Inoltre, dal momento che per qualsiasi necessità lavorativa è già prevista la stesura di un curriculum basato su uno schema standardizzato a livello europeo, non si capisce perché queste informazioni debbano passare anche attraverso la scuola e essere inserite ufficialmente nel curriculum agganciato al diploma. È compito della scuola certificare la fine del percorso scolastico; sarà compito dello studente stilare il proprio curriculum a partire dalle situazioni e dalle necessità contingenti.

Al fine di preservare la specificità del percorso scolastico e della sua conclusione, visto che la circolare lascia la possibilità di valutare il curriculum senza imporne l’obbligo, CHIEDIAMO ai colleghi impegnati nelle commissioni d’esame di non tenere conto in sede di colloquio orale del curriculum stesso.

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Il ‘curriculum’ dello studente ultima modifica: 2021-05-16T14:52:08+02:00 da Gilda Venezia
Gilda Venezia

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