Il diritto di sciopero e Gian Antonio Stella

di Roberto Bosio,  Associazione Docenti Articolo 33, 25.11.2019

Lungo articolo di una delle firme di punta – Gian Antonio Stella – del Corriere dedicato alla scuola. Come sempre zeppo di dati – anche interessanti. il giornalista rileva diversi problemi legati ai sindacati della scuola, come la presenza di 177 sigle – 114 con meno di cento iscritti – ed il fatto che nell’ultimo anno siano stati indetti 12 scioperi nella scuola, “tutti da sigle minori come l’Unicobas (1.527 iscritti), Cub scuola (979), Sgb (228) o addirittura microscopici come il Sisa (Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente) o l’Unione sindacale italiana-Ait Scuola che risultano avere 13 iscritti a testa (tredici) su oltre un milione di addetti dalle materne alle superiori” – dimentica che tra i sindacati che hanno indetto o hanno aderito a queste agitazioni c’era anche l’Anief come si può vedere qui. Con quali risultati? “Non ce n’è manco uno che abbia almeno sfiorato la quota del 2%”, “lo sciopero più massiccio ha visto la partecipazione dell’1,62 per cento dei combattenti: 15.908 su 1.102.069 dipendenti della scuola”.

Vero, questi scioperi “minuscoli” determinano “ore di insegnamento e di studio conseguentemente buttate” – che si stimano 2,5 milioni di ore di lezione perse. Perché succede? Ogni sciopero viene rilanciato da “tutto il circuito mediatico, nazionale e locale. Telegiornali, radio, carta stampata, siti, seguiti poi dal tam tam via social network, fanno da cassa di risonanza (spesso richiamando l’immagine del ‘venerdì nero'(…))”. Da questo punto in poi dell’articolo, tutto diventa poco chiaro o sbagliato – non so se sia perché Stella non conosce il mondo di cui scrive o per cosa.

C’è una lunga frase che per me rimane senza senso: “Per capirci: tutti i dipendenti scolastici coinvolti possono decidere se avvertire o no, a loro piacimento, i presidi, i colleghi e gli alunni (fossero diciottenni o bambinetti di tre anni ) se andranno o non andranno a scuola. Risultato: «Nell’impossibilità di conoscere i livelli di astensione» e davanti al rischio di trovarsi davanti «a sorpresa» decine o centinaia di allievi impossibili da gestire, mettono le mani avanti avvertendo le scuole: per sicurezza è meglio che teniate i ragazzi a casa”. Direi che manchi la parola dirigente davanti a “mettono le mani avanti”, ma potrei tranquillamente sbagliarmi…

L’eventuale errore non è importante. Quello che non mi piace dell’intervento di Stella è il finale: sostenere un po’ obliquamente che, per superare i problemi legati alle agitazioni di portata limitata, bisognerebbe limitare il diritto di sciopero, introducendo l’obbligo per i docenti di comunicare l’adesione all’astensione. Per cancellare il problema basterebbe chiedere ai dirigenti di fare il loro lavoro: chi conosce un minimo la scuola sa che la maggior parte degli scioperi hanno scarsi tassi di adesione. Se la loro scuola chiude è

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Il diritto di sciopero e Gian Antonio Stella ultima modifica: 2019-11-26T18:53:02+01:00 da Gilda Venezia
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