Il mito dell’amicalità che cancella le conoscenze

di Piero Morpurgo, 14.2.2019

– Oggi sul Corriere della Sera c’è un articolo su “L’Educazione sfida centrale anche per il mondo produttivo”. Il testo è inquietante.

Leggete la proposta della “introduzione della metodologia didattica delle non-cognitive skills (amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale nel percorso didattico”. Nulla su conoscenze: i fiumi d’Europa, la cronologia, le percentuali, le Costituzioni, la chimica, la biologia. L’importante è lavorare su il mismatch del capitale umano!

Tutto è stato redatto da un Intergruppo parlamentare sulla Sussidiarietà (la maiuscola è loro).
Le firme non ve le anticipo: leggete, leggete…

Questo il testo:

È passato un anno dalla costituzione dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà e dalla pubblicazione sul Corriere della Sera, l’8 agosto 2018, del suo manifesto «Un nuovo patto (senza muri) sul bene comune». Dicevamo un anno fa che la parola chiave per l’Italia, nel mutato scenario internazionale, era la parola sviluppo. E che la condizione di una nuova ripartenza economica del Paese era il cambiamento. O si cambia o ci si impoverisce. Il metodo del cambiamento – aggiungevamo – è già stato sperimentato nella nostra storia: il patto per il bene comune stretto tra forze politiche e sociali dopo la Seconda guerra mondiale. Questo implica un rinnovato protagonismo dei corpi intermedi, rimettere la persona con il suo desiderio al centro, ma non come individuo bensì come protagonista di una comunità. Il clima politico in cui lanciammo quell’appello era quello della delegittimazione dell’avversario, del conflitto personalizzato, del discredito su tutto e su tutti. Rispetto a un anno fa la situazione politica dell’Italia non si è rasserenata e la dialettica tra i partiti supera spesso i confini del normale gioco democratico. Nonostante questo, in un anno, pur rimanendo coerentemente nelle nostre appartenenze politiche , abbiamo scelto e tentato la strada del dialogo, l’unica che può permettere un affronto serio e profondo dei gravi problemi che attanagliano il Paese.

Nel manifesto individuavamo cinque temi in cui si declinava questo nuovo patto per il bene comune: imprese e lavoro, Sud, emergenza educativa, un nuovo sistema di welfare, autonomia e riforma delle istituzioni. Il lavoro di un anno, seminari parlamentari, convegni e incontri pubblici, supportato dall’apporto scientifico della Fondazione per la Sussidiarietà, ci ha convinti della effettiva centralità di quei temi. Oggi crediamo sia necessario fare un passo concreto in avanti. La prima convinzione maturata è che occorre sempre più aiutare il vero soggetto della crescita e dello sviluppo: i giovani, la loro educazione e la loro istruzione. In un momento in cui i dati Invalsi dimostrano i gravi problemi di almeno una parte del nostro sistema scolastico, la lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica diventa decisiva, è un fenomeno grave, che tiene lontano da lavoro e studio due milioni e duecentomila giovani tra i 16 e i 28 anni.

È nostra convinzione che per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica possa essere efficace l’introduzione della metodologia didattica delle non-cognitive skills (amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale) nel percorso didattico delle scuole medie e delle scuole superiori. È questo il contenuto di una nostra prima proposta di legge. È infatti puntando sul superamento di una visione solo cognitiva dell’apprendimento e facendo leva sull’educazione della personalità e della consapevolezza dei ragazzi che si può contrastare la loro disaffezione verso la scuola e migliorare la qualità del sistema scolastico. A partire da significative esperienze internazionali, proponiamo una sperimentazione che unisce e non divide, che valorizza sia le autonomie dei territori sia quelle delle singole scuole sia il carattere nazionale del sistema, e da realizzare in collegamento con il disegno di legge sull’educazione alla cittadinanza/educazione civica approvato in maggio alla Camera dei deputati e ancora fermo in commissione Cultura al Senato.

La centralità del tema dell’educazione riguarda anche il nostro sistema economico, le nostre imprese. Ha suscitato scalpore e dibattito la dichiarazione dell’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono che ha detto che le imprese non trovano i giovani di cui avrebbero bisogno perché il nostro sistema scolastico non li forma. I dati gli danno ragione: il 37 per cento delle imprese italiane ha difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze. L’attuale mismatch tra richiesta e competenze evidenzia quindi come il «capitale umano» sia un elemento fondamentale non solo del sistema formativo ma anche per l’impresa. La nostra seconda proposta di legge vuole invertire il paradigma di riferimento attuale basato solo su inserimento scuola-lavoro a quello continuo lavoro-scuola: anche durante le fasi critiche (di inserimento e/o cambiamento) della vita professionale-lavorativa. Punti cruciali di questa proposta sono il cosiddetto capitale umano 4.0 (capitalizzazione degli investimenti in formazione per persone sotto i 40 anni stabilendo quanto di questo investimento può definire redditi futuri per l’azienda e una conseguente tassazione agevolata); e la proposta di un Erasmus del lavoro per gli italiani che si formano all’estero e per gli stranieri che si formano in Italia a spese dell’azienda, mantenendo il posto di lavoro e con il vincolo di rimanere in azienda alcuni anni.

Infine, c’è un ulteriore sfida su cui un patto per il bene comune può declinarsi: la sfida della sostenibilità. Una crescita che non sia sostenibile dimentica la persona e non costruisce il futuro. Invece, come dice papa Francesco: «Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono il risultato di processi partecipativi globali che, da un lato, riflettono i valori delle persone e, dall’altro, sono sostenuti da una visione integrale dello sviluppo». Occorre sottrarre la sostenibilità allo sterile scontro ideologico identificando proposte che aiutino alla responsabilità e coinvolgano tutti gli attori in gioco. La sostenibilità ci sfida innanzitutto sul metodo del confronto politico, la prima sostenibilità è la sostenibilità di un dibattito degno di questo nome, che abbia coscienza dei problemi da affrontare e che sia incentrato sulle proposte massimamente condivisibili per risolverli. A questo metodo, che implica la stima dell’altro, non vogliamo rinunciare.

  • Maurizio Lupi,
  • Ettore Rosato,
  • Mara Carfagna,
  • Fabio Rampelli,
  • Massimiliano Romeo,
  • Graziano Delrio,
  • Maria Stella Gelmini,
  • Roberto Speranza,
  • Paolo Lattanzio,
  • Gabriele Toccafondi,
  • Anna Grazia Calabria,
  • Alessandro Cattaneo,
  • Paola De Micheli,
  • Paola Frassinetti,
  • Maria Chiara Gadda,
  • Lorenzo Guerini,
  • Simona Malpezzi,
  • Luigi Marattin,
  • Antonio Palmieri

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Il mito dell’amicalità che cancella le conoscenze ultima modifica: 2019-08-14T15:46:25+01:00 da Gilda Venezia
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