Il Tar boccia il ministero dell’Istruzione: “Concorso straordinario anche per i positivi al Covid”

di Corrado Zunino, la Repubblica, 23.11.2020.

Su ricorso di una precaria di Educazione fisica, costretta a casa, il Tribunale amministrativo ordina: “Prove suppletive obbligatorie”. Cinquemila docenti non hanno potuto svolgere lo scritto, oggi bloccato per la pandemia.

Gilda Venezia Gilda Venezia

ROMA – La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva detto che per gli insegnanti positivi al coronavirus costretti a casa, o i costretti a casa da positività altrui, non c’era alcuna possibilità di poter affrontare il concorso straordinario per docenti, passato per tre governi e bloccato dalla pandemia a partire dallo scorso 5 novembre: “Abbiamo un parere della Funzione pubblica che vale per tutti i concorsi”, aveva liquidato, “quel parere non prevede prove suppletive”. Lo ricorda oggi Il Mattino di Napoli.

Bene, una precaria di lungo corso di Educazione fisica, originaria di Lagonegro (Potenza), 53 anni, non ha potuto svolgere la prova lo scorso 29 ottobre per Covid e successiva quarantena e, quindi, si è appellata al Tar attraverso l’ufficio legale della Uil. In prima istanza, lo scorso 20 novembre, ha vinto: “Le prove suppletive devono essere fatte”, ha ordinato la Terza sezione. La ricorrente, a lungo docente in Campania, insegna oggi in una scuola di Roma e ha accumulato punteggio nelle graduatorie per le supplenze per tredici anni, firmando contratti annuali nelle ultime otto stagioni.

Guido Marone, legale che ha patrocinato il ricorso per il sindacato, spiega: “L’ordinanza produce due effetti rilevanti. Dovranno essere previste prove suppletive per tutti quei docenti che non possono sostenere le prove perché in isolamento fiduciario o positivi al Covid. E il ministero dovrà necessariamente rivedere l’organizzazione dell’intero concorso considerato che, in ogni sessione di prove, vi saranno candidati impossibilitati a parteciparvi. Si rischia di far diventare gli scritti concorsuali infiniti”.

Solo in Campania i docenti che non hanno potuto sostenere la prova per motivi collegati al contagio sono trecento, secondo una stima del sindacato. S’ipotizza che nel Paese possano essere cinquemila, su una platea di 64.563 candidati.

“La sentenza ottenuta”, dice Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, “suona come un de profundis a un concorso nato male e finito peggio. Si sta perdendo tempo e il prossimo anno, con cinquantamila pensionamenti, saremo nelle stesse condizioni del settembre scorso e di oggi. Le scuole non sono ancora riuscite a partire con ordine per problemi di emergenza e di arruolamento sbagliato. Serve una stabilizzazione su tre anni, un nuovo Fit, come pensato dal ministero Fedeli”.

Sulla storia del concorso più contestato e accidentato d’Italia, Repubblica ha raccolto molte testimonianze attraverso la newsletter Dietro la lavagna. L’ultima che ci è arrivata racconta la storia di una coppia torinese con una bimba di due anni che si è preparata al concorso, svolto nel periodo di crescita più forte del contagio (è iniziato il 22 ottobre scorso). “Insegniamo Matematica e Scienze alle medie”, hanno scritto, “abbiamo entrambi un dottorato di ricerca. L’insegnamento è un lavoro che ci appassiona e di fronte a un ministero che ha bandito un concorso che prometteva la nostra stabilizzazione, ci siamo preparati rivedendo tutte le nostre abitudini di vita. Abbiamo mantenuto soltanto il percorso “casa, scuola e nido” escludendo qualunque altra attività per limitare la possibilità dei contagi. Palestra, calcetto, piscina, uscite con gli amici sono stati aboliti e abbiamo continuato la nostra preparazione per lo scritto. Tra libri, appunti e corsi on-line abbiamo speso 750 euro”.

La coppia incontra il coronavirus. “A partire da fine settembre, due settimane dopo l’inizio delle lezioni, molti alunni hanno iniziato ad ammalarsi e molte classi sono entrate in quarantena. Abbiamo sempre sperato che non toccasse a noi, non ora, non quando eravamo a un passo dalla fine del nostro precariato. Ma poi è arrivato il 16 ottobre, giorno in cui ho iniziato ad avvertire i primi sintomi, tosse secca, febbre e dolori vari di tipo influenzale. Nei giorni successivi anche l’olfatto è scomparso e mentre aspettavo che l’Asl mi contattasse, i miei sintomi sono peggiorati. Sono finito al pronto soccorso. Lì mi hanno fatto il tampone e ricoverato per alcuni giorni somministrandomi cortisone ed eparina. Sono risultato positivo e così pure mia figlia mentre la mia compagna è rimasta negativa. Come contatto stretto, però, anche lei è entrata in isolamento. Il nostro concorso è andato perso: non potevamo muoverci. Il giorno del nostro scritto era il 4 novembre, l’ultimo prima della sospensione generale. Speravamo di stabilizzare il nostro nucleo familiare e di creare un’occasione di crescita per noi, comprare casa, progettare un futuro in modo più sereno, entrare a far parte in modo più attivo nella comunità, sia dal punto di vista economico che sociale. Non siamo eroi, non siamo poverini. Vogliamo vivere la nostra vita con dignità, con i nostri mezzi e il nostro lavoro. Vogliamo fare il concorso”.

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Il Tar boccia il ministero dell’Istruzione: “Concorso straordinario anche per i positivi al Covid” ultima modifica: 2020-11-24T04:31:19+01:00 da Gilda Venezia

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