Infortunio dell’alunno nel cambio d’ora: chi paga?

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di Carlos Arija Garcia, La legge per tutti, 7.7.2022.

Gilda Venezia

I docenti devono controllare i ragazzi solo durante le lezioni e gli intervalli lunghi o anche tra lo svolgimento di una materia e un’altra?

Quanto dura il cambio dell’ora a scuola? Cinque, dieci minuti? Bisogna essere proprio sfortunati per farsi male in un intervallo di tempo così breve. Passi che nella ricreazione, mentre si gioca, ci possa essere qualche incidente volontario. Molto più improbabile, invece, nel mettere via i libri della materia precedente e preparare quelli della lezione successiva o nell’andare in bagno prima che arrivi il prof. Si sa, però, che i ragazzi son ragazzi, vivaci e con voglia di scherzare tra di loro. E se lo scherzo diventa pesante, porta con sé dolori. Una volta che il ragazzino si fa male, che succede? Con chi se la deve prendere il genitore? Con il figlio? Con i compagni del figlio? O con il docente del figlio? Per l’infortunio dell’alunno nel cambio d’ora, chi paga?

«Che c’entra il prof?», ci si potrebbe chiedere, se tra una lezione e l’altra di solito si trova con i colleghi nell’aula docenti a prendersi anche loro un po’ di respiro. Ecco, il problema potrebbe essere proprio questo: che nei cinque/dieci minuti che trascorrono durante il cambio d’ora, i ragazzi restano incustoditi.

Sulla questione c’è una recente pronuncia della Cassazione che chiarisce chi paga per l’infortunio dell’alunno nel cambio d’ora. Vediamo cosa dice la legge e cosa ha stabilito la Suprema Corte.

La responsabilità della scuola nei confronti degli alunni

I docenti sono responsabili dell’integrità psicofisica degli alunni per tutto il periodo in cui i ragazzi sono affidati alla scuola. Significa che se uno studente si fa male nel tempo che trascorre da quando entra nell’istituto la mattina all’uscita dopo l’ultima lezione per tornare a casa, si ritiene l’insegnante responsabile del danno. È la cosiddetta culpa in vigilando, cioè un’omissione di sorveglianza dovuta che determina un danno.

C’è solo un caso in cui un professore può essere esonerato da questa responsabilità: accade quando è in grado di dimostrare che il danno era inevitabile, cioè imprevedibile, repentino e improvviso. Può succedere, ad esempio, quando un violento temporale scardina di colpo una finestra che cade addosso ad alcuni alunni durante la lezione. Semmai, in un caso come questo, verrà chiamata a rispondere la scuola per non aver controllato lo stato dei serramenti ma non certo il docente.

Tuttavia, non è il professore (o non sempre lo è) a dover pagare in prima persona un risarcimento in caso di infortunio dell’alunno. La legge, infatti, dice che «salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l’Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi» [1].

Questo vuol dire che il Ministero, in quanto Amministrazione scolastica, è direttamente responsabile del danno causato al minore nel tempo in cui è sottoposto alla vigilanza. Tempo che, come abbiamo visto, va dall’ingresso all’uscita del ragazzo dall’istituto e che, pertanto, comprende anche il cambio d’ora.

In sostanza, se l’alunno causa un danno a sé stesso o ad un terzo, i genitori dovranno citare a giudizio l’Amministrazione scolastica per ottenere il risarcimento.

Chi controlla l’alunno durante il cambio d’ora?

Venendo alla sentenza in commento [2], la Cassazione ritiene che nel caso in cui lo studente rimanga vittima di un infortunio durante il cambio d’ora è possibile citare l’istituto scolastico ai fini del risarcimento del danno. E ciò anche se è stato lo stesso ragazzo a farsi male da solo: conta il fatto che, in quel momento, non c’era alcuna vigilanza sugli alunni.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte è singolare e, al tempo stesso, significativo. Si tratta dell’infortunio subìto da un ragazzo al termine di una lezione di educazione fisica dalla quale era stato esonerato. Nonostante non fosse in condizioni di svolgere attività fisica, lo studente si è messo a giocare a pallacanestro, senonché è caduto e si è procurato una lesione alla tibia.

È stata la famiglia dello stesso alunno a chiamare in causa l’insegnante: in quel momento, infatti, non si trovava in palestra ma era fuori a fumare una sigaretta.

La Cassazione ha ribadito il concetto che abbiamo già anticipato, e cioè che, «la responsabilità della scuola per le lesioni riportate da un alunno minorenne all’interno dell’istituto, in conseguenza della condotta colposa del personale scolastico, ricorre anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto al di fuori dell’orario delle lezioni», poiché «il dovere di organizzare la vigilanza degli alunni, mediante l’adozione, da parte del personale addetto al controllo degli studenti, delle opportune cautele preventive, sussiste sin dal loro ingresso nella scuola e per tutto il tempo in cui essi si trovino legittimamente nell’ambito dei locali scolastici».

Inutile accusare il ragazzo di avere fatto attività sportiva pur sapendo di essere temporaneamente inabile: è vero, non avrebbe dovuto. Ma è altrettanto vero – insistono i giudici – che se ci fosse stato un insegnante in palestra a controllare gli alunni avrebbe potuto impedire che si facesse male.

Note

[1] Art. 61 legge n. 312/1980.

[2] Cass. sent. n. 21255/2022 del 05.07.2022.

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Infortunio dell’alunno nel cambio d’ora: chi paga? ultima modifica: 2022-07-08T05:43:53+02:00 da
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