Insegnante invia messaggio a Salvini: su WhatsApp diventa virale

di Luciano Mondello, Scuola in Forma, 10.8.2019

– La lettera dell’insegnante indirizzata a Matteo Salvini diventa virale su WhatsApp – In queste ore frenetiche in cui l’unico argomento di discussione pare essere la crisi di governo (con la brusca marcia indietro del ministro degli Interni Matteo Salvini), molte opinioni e messaggi contro il leader della Lega spopolano sui principali canali social.

 

Tra questi, uno in particolare ha colpito la nostra attenzione. Non potevamo dunque, per diverse ragioni legate al dovere di cronaca, non condividerne il contenuto.

SALVINI: “PER FORTUNA GLI INSEGNANTI CHE FANNO POLITICA IN CLASSE SONO SEMPRE MENO”

Si tratta di un messaggio virale comparso in queste ore su molti gruppi WhatsApp e redatto da un docente, indispettito dall’atteggiamento mostrato in questi mesi dal leader della Lega. Il docente esprime alcune sue personali considerazioni circa una frase pronunciata da Salvini sui social, a proposito del delicato ruolo degli insegnanti. Vediamo di che cosa si tratta.

Ecco il contenuto della lettera dell’insegnante indirizzata al ministro Salvini

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini,

ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.

Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.

La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero?

Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica.

Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10:25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica.

Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.

Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è.

Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato.

E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.

F.to Enrico Galiano

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Insegnante invia messaggio a Salvini: su WhatsApp diventa virale ultima modifica: 2019-08-11T05:54:06+02:00 da Gilda Venezia
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