Invalsi 2026: ancora il calo. Le elementari preoccupano

di Davide Giancristofaro Alberti e Alessandro Artini, il Sussidiario,  16.7.2026.

In sostanza, il rendimento scolastico misurato dall’Invalsi nel 2026 è generalmente migliore di quello dell’anno precedente nelle discipline oggetto delle prove, cioè italiano, matematica e inglese (con una misurazione specifica, inoltre, delle competenze informatiche).

Dunque, per quanto riguarda la dispersione implicita, si passa dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, con un miglioramento di 2,4 punti percentuali. Il dato è pregevole anche alla luce del fatto che la diminuzione degli abbandoni ha fatto sì che venissero trattenuti a scuola gli alunni più fragili, quelli cioè destinati alla dispersione proprio perché più deboli dal punto di vista degli apprendimenti.

Quegli alunni “trattenuti” hanno molto probabilmente compiuto un percorso positivo oppure, se non del tutto positivo, comunque non così carente da non poter essere compensato, nella media, da quello di altri alunni. Si consideri, da questo punto di vista, che il numero di allievi che consegue risultati elevati è passato dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026.

Non possiamo, in questa sede, approfondire il discorso, ma certamente la diminuzione degli abbandoni contribuisce a un rafforzamento della coesione sociale, perché, come è stato evidenziato da una pluralità di studi, soprattutto statunitensi, tra l’abbandono e la devianza vi sono indubbiamente dei nessi.

Gli esiti della scuola primaria evidenziano una sostanziale stabilità rispetto all’anno scorso in tutte e tre le discipline, anche se, in matematica, rispetto al 2025, si registra un calo di circa tre punti nella percentuale di bambini che raggiungono almeno il livello base nei due gradi osservati, cioè nella classe seconda e nella classe quinta.

Stabili, con qualche lieve miglioramento (una definizione quasi meteorologica…), sono le medie degli alunni della scuola secondaria di primo e di secondo grado. In particolare, si osserva il trend di crescita delle competenze linguistiche in inglese.

Di particolare interesse è la misurazione delle competenze digitali, che fino all’anno scorso aveva riguardato solo alcune classi campione, mentre quest’anno, seppur su base volontaria, ha visto partecipare l’intera popolazione studentesca interessata. È opportuno rilevare che i giovani coinvolti nella somministrazione hanno risposto non con l’autocertificazione delle proprie competenze, ma mediante lo svolgimento dei compiti proposti nei vari item. Certamente le competenze digitali non sono soltanto frutto dell’apprendimento scolastico, ma nascono e si sviluppano anche in ambienti online esterni. Tuttavia, secondo Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi, se l’habitat online esterno gioca un ruolo importante, anche quello degli apprendimenti scolastici è rilevante, poiché nelle aule si realizza la formalizzazione dei saperi, che corrobora anche le conoscenze acquisite esternamente.

Non abbiamo elementi per stabilire connessioni causali tra alcune recenti riforme e i miglioramenti dei dati Invalsi, anche se non è improbabile, dal nostro punto di vista, che l’attenzione agli ambienti scolastici, il cui indicatore principale è stato la revisione del voto di condotta, abbia potuto contribuire a creare “climi organizzativi” di maggiore serenità. Resta il fatto che il principio di causalità si muove, sempre secondo Ricci, su tempi lunghi, come dimostra la riforma gentiliana, che ha riverberato i suoi effetti anche a distanza di decenni.

Tutti i dati e le tabelle sono pubblicati sul sito INVALSI.IT

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Invalsi 2026: ancora il calo. Le elementari preoccupano ultima modifica: 2026-07-17T10:27:27+02:00 da
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