Istituti Tecnici Superiori antidoto alla disoccupazione, ma solo 8.653 iscritti ai 370 corsi

Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 21.5.2017

– Crescono gli Istituti Tecnici Superiori, ma lo fanno lentamente ed è un peccato perché il mercato lavorativo italiano ha estremo bisogno di giovani specializzati.

È questa la sintesi che emerge dall’iniziativa “Gli I.T.S. – L’Alta Formazione tecnica professionalizzante e l’Alternanza scuola-lavoro” organizzata dall’U.S.R. del Lazio e dalle sette Fondazioni ITS del territorio, svolta a Roma il 17 e il 18 maggio scorso nella sede della Fondazione ITS per le Nuove Tecnologie della Vita, all’interno dello storico istituto Duca D’Aosta.

All’evento sul post diploma specializzante, hanno partecipato 180 docenti e circa mille studenti delle scuole secondarie di secondo grado, provenienti da diversi istituti della Regione.

Nel corso dell’Open day sono stati organizzati:

  • una sessione seminariale per insegnati, dirigenti scolastici, orientatori e  referenti dell’alternanza in cui si è discusso degli scenari futuri, correlati anche ad Industria 4.0 e dei conseguenti  fabbisogni di competenze, nonché del contributo che le Fondazioni ITS possono dare, ponendo in essere una metodologia che risponde appieno  alle esigenze di Industria 4.0;
  • spazi espositivi in cui è stata presentata l’offerta formativa con visita agli stand dei singoli ITS;
  • dimostrazioni ed esercitazioni in aule dedicate e laboratori con formatori qualificati.

Durante la due giorni è emerso che il dovere del sistema di istruzione/formazione è quello di organizzarsi, per favorire lo sviluppo delle competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro e dare risposte concrete alle imprese.

Sulla base dei fabbisogni rilevati, la Fondazione ITS NTV ha attuato una nuova strategia di formazione in cui la centralità è data allo sviluppo delle soft skills sullo sfondo di hard skills basato sulla realizzazione  di manufatti per il settore della cosmesi.

A tale proposito, ampliando la positiva esperienza pilota dello scorso anno, sono stati aumentati i percorsi di alternanza scuola-lavoro in impresa formativa non virtuale. Sono state costituiti 30 team e coinvolti 150 alunni delle scuole secondarie di secondo grado.

Tra gli studenti che hanno partecipato all’esperienza formativa, si annoverano quelli del liceo scientifico Seneca di Roma che, oltre alla realizzazione dei prodotti, hanno realizzato una campagna promozione attraverso l’ideazione di video pubblicitari e un sito web.

“Il progetto – ha dettoGiorgio Maracchioni, presidente dell’ITS Nuove Tecnologie della Vita – unisce l’esperienza dell’impresa formativa simulata ideata dalla Confao con i percorsi di alternanza scuola lavoro proposti dalle fondazioni ITS e che vedono i nostri allievi in ruolo di tutor in una didattica peer to peer e aziende che valutano i piani di impresa”.

Il nostro modello di impresa formativa simulata, rispetto ad altri, prevede che ogni azienda simulata sia costituita dagli studenti e che abbia un tutor impresa reale”, ha spiegato Liliana Borrello, vicepresidente Confao, ricordando che le imprese formative simulate finora costituitisi sono 2.660.

Porte aperte alle scuole superiori, quindi, negli ITS Gaboto di Gaeta dedicata alle tecnologie del mare, Rossellini di Roma per le tecnologia della comunicazione e dell’informazione, Turismo di Roma, Bio Campus di Borgo Piave in provincia di Latina, Canonica di Vetralla per il Made in Italy agroalimentare, Rousseau di Viterbo per i servizi alle imprese, Nuove Tecnologie della Vita delle sedi di Roma e Pomezia.

Si deve far conoscere il sistema ITS,  attraverso l’incremento delle azioni di orientamento. Tra i valori aggiunti dell’alternanza scuola-lavoro si può annoverare quello dell’orientamento, che oltre a far entrare in contatto i giovani con il mondo del lavoro”, ha sottolineato il direttore generale dell’U.S.R. Lazio Gildo De Angelis.

A Roma il 75% degli studenti è iscritto ad un percorso liceale, dato molto più alto rispetto alla media nazionale. Ciò significa che i giovani passano dalla scuola media superiore all’università, senza incrociare il mondo del lavoro, le professionalità che l’industria richiede. Le giovani generazioni devono possedere le competenze spendibili e la predisposizione a sviluppare”.

Perché nei prossimi 10 anni l’assetto lavorativo e le tipologie di lavoro cambieranno profondamente a causa del nuovo modello di business.

L’alternanza negli ITS diventa quindi anche uno strumento per orientare gli studenti e le famiglie verso una scelta più consapevole dopo il conseguimento del diploma nonché un’iniziativa, che può favorire il diffondersi dei percorsi offerti dalle Fondazioni ITS ancora poco conosciuti  dagli operatori della scuola, dagli studenti e genitori. “Occorre un’opera capillare per diffondere  questa opportunità formativa”, osserva De Angelis.

“Purtroppo, gli ITS restano una nicchia nel sistema terziario di istruzione – ha denunciato Antonella Zuccaro dell’Indire presentando i dati dell’ultimo monitoraggio nazionale sugli ITS, commissionato dal Miur -: 8.653 sono gli iscritti ai 370 percorsi biennali/triennali attivati nelle 93 Fondazioni ITS in Italia. Gli iscritti sono in aumento, ma ancora troppo pochi gli studenti che si avvicinano a questa realtà, che rappresentano il primo passo verso sistema duale italiano”.

Intanto, aumenta la collaborazione delle Imprese con le Fondazioni ITS, dato affermato dall’incremento del numero di società che accolgono gli studenti negli stage (le ore di stage per legge devono essere almeno il 30% del totale delle ore dell’intero percorso). I docenti provenienti dal mondo del lavoro, sono almeno il 50%.

Diminuiscono gli abbandoni, già pochi rispetto ad altri sistemi di istruzione terziaria. “Tra gli iscritti – ha proseguito Zuccaro – stanno aumentando i laureati, che tornano nella formazione.La maggior parte degli allievi iscritti agli ITS proviene dagli Istituti Tecnici, seguiti da quelli dei Licei, mentre sono ancora molto pochi i ragazzi che provengono dagli Istituti professionali”.

Gli ITS funzionano. A riprova, il 79,1% dei diplomati trova lavoro entro un anno dalla fine del percorso con un bagaglio di competenze specialistiche e di soft skill coerenti con il settore di riferimento”.

Confindustria considera gli ITS molto rilevanti – ha dichiaro Giuseppe Biazzo, consigliere Unindustria con delega allo sviluppo del capitale umano – in quanto concretizzano il legame tra sistema formativo e sistema produttivo italiano, colmando il gap tra domanda ed offerta di competenze. E’ necessario, però, un passaggio culturale nelle famiglie, parte determinante nella scelta del  percorso di studi dei figli, affinché avviino i giovani all’istruzione terziaria tecnica professionalizzante ”.

Le associazioni studentesche faranno la loro parte per far conoscere il nuovo canale formativo rappresentato dagli ITS, ha assicura Andrea Russo della Rete degli studenti del Lazio, sottolineando che “ il diritto allo studio viene meno se manca l’orientamento”.

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Istituti Tecnici Superiori antidoto alla disoccupazione, ma solo 8.653 iscritti ai 370 corsi ultima modifica: 2017-05-22T04:36:52+01:00 da Gilda Venezia

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