Italia, età pensionabile più alta dell’UE

Gilda Venezia

di Andrea Carlino, Orizzonte Scuola, 27.11.2025.

L’Italia è tra i Paesi con età pensionabile più alta e forte invecchiamento demografico.
Il rapporto OCSE segnala anticipo di uscita e divari di genere ancora marcati.

Gilda Venezia
Il rapporto OCSE “Pensions at a Glance 2025” colloca l’Italia tra i Paesi con il maggiore invecchiamento demografico previsto nei prossimi 25 anni, con un forte aumento del rapporto tra popolazione anziana e popolazione in età lavorativa.

L’Italia rientra tra gli Stati in cui l’indice di dipendenza degli over 65 crescerà di oltre 25 punti tra il 2025 e il 2050, insieme a Grecia, Polonia, Repubblica Slovacca e Spagna, con una pressione significativa sul sistema previdenziale pubblico.

Il documento segnala che, sulla base della normativa vigente, l’Italia sarà tra i Paesi OCSE con le età di pensionamento “normali” più elevate nel lungo periodo, con valori che raggiungono o superano i 70 anni insieme a Danimarca, Estonia, Paesi Bassi e Svezia. Il sistema italiano si basa su un impianto contributivo di tipo NDC (notional defined contribution) affiancato da forme di secondo pilastro a capitalizzazione obbligatoria o quasi-obbligatoria meno diffuse rispetto ai Paesi con maggiore sviluppo della previdenza complementare.

Divario di genere e regole specifiche per le donne

Il rapporto dedica un’ampia parte al gender pension gap, evidenziando che, mediamente nei Paesi OCSE, le donne percepiscono pensioni circa un quarto più basse rispetto agli uomini, con differenziali che superano il 35% in Stati come Austria, Messico, Paesi Bassi e Regno Unito. Il divario medio di genere nelle pensioni è sceso dal 28% del 2007 al 23% del 2024, ma le donne continuano a presentare tassi più elevati di povertà nella terza età rispetto agli uomini, con effetti rilevanti in contesti caratterizzati da forte dipendenza dal primo pilastro pubblico come l’Italia.

La pubblicazione sottolinea che le regole di accesso anticipato o differenziato alle pensioni per le donne contribuiscono a ridurre la durata contributiva e ad ampliare il divario pensionistico, motivo per cui si raccomanda l’eliminazione delle soglie anagrafiche più favorevoli per le lavoratrici. Per l’Italia, il rapporto richiama la possibilità di accesso anticipato riservata alle donne in presenza di specifici requisiti contributivi e familiari, evidenziando che tali misure, pur concepite come sostegno alla conciliazione, riducono l’assegno in un sistema in cui la pensione è strettamente legata ai contributi versati.

Previdenza complementare, patrimoni e prospettive di sostenibilità

Il volume segnala che l’Italia presenta un livello di patrimoni previdenziali a capitalizzazione inferiore rispetto ai Paesi OCSE in cui la previdenza occupazionale o personale è obbligatoria o quasi obbligatoria, con attività dei fondi pensione pari a circa l’11,7% del PIL a fine 2024, a fronte di valori oltre il 100% in Paesi come Danimarca, Islanda, Svizzera, Stati Uniti e Paesi Bassi. L’Italia dispone anche di un fondo di riserva pubblico con attivi pari a circa il 5,4% del PIL, un valore che resta contenuto rispetto a economie che hanno accumulato risorse più ampie per sostenere i regimi a ripartizione nel lungo periodo.

Il rapporto indica che, per un lavoratore medio con carriera completa che entra oggi nel mercato del lavoro in un Paese OCSE, il tasso di sostituzione pensionistica netto medio è pari al 63% del reddito da lavoro, mentre per i redditi bassi sale al 76%, con l’Italia collocata in un gruppo di Paesi in cui il primo pilastro continua a svolgere un ruolo centrale. L’OCSE sottolinea, anche per l’Italia, la necessità di combinare riforme che incidano su età effettiva di uscita, tassi di occupazione, soprattutto femminile, e sviluppo della previdenza complementare, con particolare attenzione alla riduzione delle diseguaglianze di genere nei percorsi lavorativi e previdenziali.

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Italia, età pensionabile più alta dell’UE ultima modifica: 2025-11-27T13:54:18+01:00 da
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