La crisi della scuola e l’insegnante impiegato (D.Lvo 29/93)

dal blog di Gianfranco Scialpi, 2.12.2019

– La crisi della scuola risiede anche nella trasformazione dell’insegnante a impiegato statale.
Il contributo legislativo a questa mutazione. Esiste una via d’uscita, ma comporta un impegno finanziario.

La crisi della scuola è lo specchio di una crack delle persone

La crisi della scuola è innanzitutto una crisi delle persone. Mi riferisco ai docenti. Sempre più stanchi, demotivati, frustrati. Consapevoli di aver perso il prestigio sociale ed economico che aveva caratterizzato il loro essere docenti, resta  loro l’unica certezza di una carriera certa, ma con poche prospettive di migliorare la loro condizione economica e sociale.
Le frequenti dichiarazioni di Ministri, politici e intellettuali sull’importanza del loro ruolo, rappresentano solo delle leggere increspature sulla superficie d’acqua dalla calma piatta.

Il contributo del D.Lvo 29/93

Un  contributo -ovviamente non il solo- a questo stato di trascinamento è imputabile al D.Lvo 29/93 che ha equiparato gli insegnanti alla  funzione di impiegati, declassati a  esecutori di riforme epocali, elaborate da centri di potere esterni alla scuola. La Riforma Gelmini/Tremonti (2008) e la “Buona scuola” (2015)  sono gli ultimi e significativi esempi  di questa invasione di campo.  Entrambe furono imposte alla scuola senza consultare i docenti o tener conto della loro presa di posizione. La memoria va all’ultimo sciopero significativo, proclamato il 5 maggio 2015 contro la Riforma renziana. L’adesione alla manifestazione fu dell’90% (dato Miur), eppure il potere politico decise di ignorare il chiaro segnale di dissenso.
Il D.Lvo 29/93 ha rappresentato anche  una pessima operazione di perequazione economica  al ribasso tra i diversi comparti pubblici, ai quali fu imposto un aumento contrattuale non superiore al tasso d’inflazione programmata. Dal livellamento furono esclusi i docenti universitari, i magistrati e i militari, non a caso i soggetti con maggiore potere contrattuale. Tutto questo è confermato da S. D’Errico ( “La scuola distrutta…”, Mimesis, Milano 2019) e dal sottoscritto sperimentato in quegli anni.

E’ possibile una via d’uscita, ma…

E’ possibile uscire da questa prigione , rappresentata dal D.Lvo 29/93?
La risposta non può che essere affermativa. E’ sufficiente f (K. Marx), rompendo il pessimo incantesimo di una realtà immodificabile perché resa naturale.
Scendendo di livello, il Ministro L. Fioramonti dichiara: ” Molti dei docenti più anziani hanno ancora una tradizione dentro in cui il ruolo del docente era una figura rispettata e riverita all’interno della società  Se noi continuiamo a pagarli poco, a non dargli la possibilità di formarsi, a chiedere alle scuole i sacrifici costanti, questo ricade sulla loro capacità di svolgere la loro funzione e sulla complessità che si trovano a gestire”
Ottima sintesi del disagio dei docenti!  il Ministro, però traduca in azione questo suo pensiero imponendo al Consiglio dei Ministri un provvedimento che permetta alla scuola di uscire dal D.Lvo 29/93. La soluzione però comporterebbe un rischio :un riconoscimento economico  significativo per i docenti che difficilmente il potere finanziario appoggerebbe.
A questo punto chiedo al Ministro: quando si dimetterà?

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La crisi della scuola e l’insegnante impiegato (D.Lvo 29/93) ultima modifica: 2019-12-03T05:25:46+01:00 da Gilda Venezia
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