La Didattica Covid non è questione di quantità

Gilda Venezia

di Stefano Battilana, 28.8.2020.

Gilda Venezia

Partiamo dall’esempio più semplice: in una classe manca l’insegnante per malattia e non si possono più distribuire gli studenti fra le varie classi, per mantenere il distanziamento. Serve una immediata sostituzione con chi sia disponibile, magari da un organico aggiuntivo. Inoltre, questo fabbisogno potrebbe non essere episodico, ma strutturale, pur se straordinario, per diminuire l’affollamento nelle classi, sdoppiandole e potendo così utilizzare aule supplementari, magari in plessi distanti.

Insomma, data una catena di conseguenze statiche (l’aggettivo non è casuale, e verrà spiegato dopo), questa è la ratio dell’organico Covid (OC): una squadra di emergenza o interinale, in un’ottica fordista dell’insegnamento, come in una catena di montaggio, laddove manca un addetto, viene sostituito per non fermare la produzione. In realtà, non è così…

Senza addentrarci in una riflessione teorica sulla consistenza modulare o meno dell’insegnamento, chiunque si avvede di come questo personale aggiuntivo avrebbe alta versatilità e bassa specializzazione, una sorta di LSU della didattica, pensata per poter garantire presenza e sicurezza (una chimera?), ma non qualità. Inoltre, c’è il problema del reclutamento, delle graduatorie o degli elenchi da cui trarre questo personale. Servono incaricati in quella materia specifica, scoperta o sdoppiata, e quindi il fabbisogno è tecnico e non generalista (almeno teoricamente, ma vediamo come spesso finisce con i posti sul Sostegno in deroga, attribuiti a chi non ha il titolo specifico, in mancanza d’altro…).

La questione ci ricorda molto il potenziato del 2015, che qualcuno, con talento magistrale, definì “una squadra di elettricisti mandata al posto degli idraulici”, cioè laddove non servivano, se non in modo indifferenziato. Sappiamo come è finita e peraltro l’OC è quanto di più transeunte, passibile di licenziamento in tronco appena la classe assegnata entrasse in quarantena. Ecco, vale la pena di aprire una parentesi per spiegare quello “statico” di prima, che tanto poco mi convince riguardo al contenimento Covid. Già gli studenti sono piuttosto mobili e il virus impalpabile: quello che mi colpisce nella progettazione della “riapertura” è di inquadrarlo come un evento immobile, date identificate condizioni. Abbiamo tot banchi, tot aule, tot ingressi, tot metri di distanza, allora possiamo partire tutti in sicurezza… La realtà è che il contagio, se il contagio prosegue, la scuola non lo ferma e dopo poco tempo potremmo avere tanti piccoli focolai di classe che andranno chiusi, magari con pochi sintomatici e molti positivi, costretti comunque a casa. La conclusione è che molto si è ragionato in termini di riapertura ma ben poco in termini di contenimento, e di rimedi alternativi.

Torniamo ora al nostro ragionamento sul reclutamento dell’OC: in molte regioni le GAE sono esaurite e dalle le GPS e le GI, stante la scarsissima copertura delle immissioni in ruolo, molti aspiranti verranno chiamati sulle materie da coprire. Rimangono le MAD, con tutte le incognite (o certezze non) professionali che comportano. Ecco come rischiamo di ridurre la didattica in tempo di Covid: a una questione di quantità, senza poter assicurare un output didattico di qualità.

Ci sarebbe ancora tempo per una soluzione didattica in due step, che considerasse i docenti come “professionisti” della docenza e non come rimpiazzi, per di più “fragili”:

  • Siccome l’OC tecnicamente è fatto di stanziamenti economici e non di “posti” di lavoro, quelle risorse andrebbero in via prioritaria attribuite alle scuole per il proprio personale interno, con un chiaro appello a una disponibilità all’aumento dell’orario di lavoro, adeguatamente retribuito. Tutta la sanità lo ha fatto, in tempo di emergenza, e molti docenti già hanno lavorato di più con la DAD;
  • Ecco il secondo punto: prevedere e implementare, con opportuna contrattazione o mansionario, una DID (come è di moda dire adesso) strutturale e permanente, che consenta di non interrompere il rapporto didattico, in termini di qualità.

Molti sono stati gli investimenti in Hardware (basta guardare ai magazzini vuoti dei fornitori informatici abituali), ma pochi in formazione mirata e strutturata (ognuno si è arrangiato…) e soprattutto, in base al tabù “basta DAD, scuola in presenza”, non si è implementato un sistema di gestione di future emergenze, partendo dalla considerazione primaria che l’insegnamento non è questione di quantità di docenti, ma della loro competenza e flessibilità, economicamente riconosciuta.

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La Didattica Covid non è questione di quantità ultima modifica: 2020-08-28T07:52:31+02:00 da Gilda Venezia
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