La FISH del Veneto sul bilancio di previsione 2016

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di  Flavio Savoldi, FISH Veneto, 14.2.2016

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PREMESSA
Nel corso dell’illustrazione fatta in prima Commissione l’Assessore Forcolin ha affermato che, seppure caratterizzato da difficoltà oggettive, il bilancio 2016 intende generare investimenti e che la manovra garantisce il sociale, la formazione, la famiglia, le scuole paritarie.
La FISH amplia le sottolineature ed interviene sul bilancio presentando alla Commissione gli interventi prioritari sottoelencati che, se considerati, potrebbero generare investimenti e garantire i Diritti sociali.
Ritiene la FISH che tali investimenti siano ad alto valore aggiunto in termini di ritorno occupazionale e di miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità e non autosufficienti. Si augura che possano trovare accoglienza e conseguente traduzione nel bilancio di previsione.

LA LEGGE DIMENTICATA
La legge 30/2009 istitutiva del “fondo regionale per la non autosufficienza”, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, è dalla sua nascita la grande assente nei bilanci di previsione. E’ tutt’ora priva di finanziamento e i propositi in essa contenuti restano senza traduzione. Il finanziamento della legge è, ad avviso della FISH, non più rinviabile.

LA FISH DEL VENETO PROPONE IL RILANCIO DEL SISTEMA DELLA DOMICILIARITÀ.
Fermo restando l’importanza dei Centri Diurni per persone con disabilità e le loro finalità educative e riabilitative, la FISH ritiene sia necessario ampliare ed innovare le attività diurne per eliminare le liste d’attesa e per fare in modo che i Centri Diurni non restino l’unica risposta possibile. E’ necessario ridefinirne il ruolo, pensare a servizi differenziati e specializzati, a centri di lavoro guidato e a risposte personalizzate con i piani individuali previsti dalla legge 328/00.
E’ necessario ampliare le offerte sul versante scolastico e su quello dell’inserimento lavorativo per favorire i percorsi inclusivi di ragazzi e ragazze con disabilità che, terminato il percorso scolastico, non trovano sul territorio alcuna risposta.
L’attenzione va inoltre posta ai servizi di assistenza alla persona. L’assistenza domiciliare, quella integrata, gli interventi di sollievo per le famiglie, gli assegni di cura, i piani personalizzati di Vita Indipendente, di aiuto e promozione dell’autonomia personale destinati a persone con disabilità grave e ad alto bisogno assistenziale, ora denominati Impegnative di Cura domiciliare (ICD), classificati dalla Regione Veneto Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e non più LEA aggiuntivi, sono interventi essenziali, servizi indispensabili, la “conditio sine qua non” del sistema.
Da qui deve ripartire il sistema della domiciliarità, con almeno il raddoppio dell’attuale finanziamento.
Il sistema è strategico. L’azione di sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie (sono famiglie anche quelle in cui è presente una situazione di disabilità) deve essere intesa anche come azione di contenimento e di contrasto alla residenzialità. La logica degli istituti grandi e piccoli, va abbandonata in quanto deriva inevitabilmente segregante e costosa.
Senza una tale azione la domanda di servizi residenziali esploderà determinando nuovi oneri a carico della Regione, dei Comuni delle famiglie oltre ad un generale peggioramento della qualità di vita delle persone in situazione di gravità, che vorrebbero e potrebbero continuare a vivere nella propria casa e che vengono invece private dell’assistenza personale necessaria.
Chiediamo al Consiglio di non permettere che la parte debole della popolazione entri in una spirale di povertà e privazione dei servizi. E’ quanto sta accadendo ed è necessario impedirlo.
Il sistema della domiciliarità va rilanciato come indirizzo prioritario della Regione veneto in materia di politica sociale e socio sanitaria e in attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Faccia la Regione del Veneto ciò che lo Stato non fa.
L’effettiva libertà di scelta dei servizi e delle modalità assistenziali da parte degli utenti passa infatti dal riconoscimento pieno dei diritti sociali e socio sanitari e dall’esigibilità delle prestazioni dirette ed indirette.

GARANTIRE UNA VITA DIGNITOSA ALLE PERSONE CHE VIVONO IN COMUNITÀ
Le persone con disabilità devono poter condurre un’esistenza dignitosa. Le strutture che le ospitano non devono essere realtà totalizzanti, ma luoghi di residenza con pari opportunità. Le persone che vi risiedono per mancanza di alternative devono quindi poter uscire, vivere la città, il quartiere. L’obiettivo da porsi è quello di trasformare le strutture in realtà inclusive e di mettere le famiglie, che per molti anni prima del distacco hanno voluto garantire una vita normale e serena ai propri congiunti, nella condizione di potere continuare a farlo.
Deve essere affrontata con urgenza anche la questione dell’accoglienza di persone con disabilità complesse che a causa dei gravi problemi del comportamento devono essere seguite da più operatori. Le risposte sul territorio sono praticamente inesistenti.
Per fare tutto questo è necessario correggere le criticità dell’attuale sistema di accreditamento e modificare la legge 22/2002 per favorire le sue inespresse potenzialità, ma è anche necessario garantire ai gestori dei servizi un equo trattamento economico definendo una retta standard a fronte di servizi comuni che permetta di superare le forti disparità esistenti sul territorio regionale. Le tariffe applicate dalle aziende ULSS infatti in alcuni casi sottostimano il costo reale dei servizi, in altre invece li riconoscono.
L’indirizzo sull’uniformità dei costi standard dei Centri Diurni ad esempio è condiviso dalle associazioni, ma l’azione regolatrice timidamente avviata dalla Regione con la DGR 740 del 2015 sulle cosiddette rette “tipo” è bloccata da ritardi di cui non comprendiamo la ragione.
A nostro avviso devono anche essere ridefinite ed incrementate significativamente le quote di rilievo sanitario per alleggerire i Comuni e le famiglie dall’onere delle rette alberghiere.

AGGIUNGIAMO ALCUNI TITOLI CHE NECESSITANO DI NUOVA ATTENZIONE:

  • i servizi riabilitativi sono ridotti ai minimi termini
  • manca una corretta programmazione della prevenzione
  • la richiesta degli ausili necessari non trova in molti casi risposte appropriate
  • il diritto alla mobilità di tutti i cittadini, a prescindere dalla situazione di disabilità, non trova l’attenzione necessaria. I PEBA, piani di eliminazione delle barriere architettoniche, non redatti dai Comuni. La legge 16/2007 nata per favorire la vita di relazione e l’accessibilità è priva di finanziamenti dal 2010.

AUSPICHIAMO UNA SVOLTA DELLA POLITICA SOCIALE E SOCIOSANITARIA DELLA REGIONE E PROPONIAMO PER L’IMMEDIATO UN PIANO STRAORDINARIO PER LA DISABILITA’ E LA NON AUTOSUFFICIENZA
Proponiamo alla Commissione e al Consiglio regionale di prendere in seria considerazione il varo di un piano straordinario a sostegno delle persone con disabilità e non autosufficienti per rispettare i diritti e garantire le prestazioni, che garantite non sono, neppure quando sono definite LEA o LEA aggiuntivi.
Serve una svolta visibile. Nell’immediato significa potenziare tutti i servizi socio sanitari.
Il piano straordinario per la disabilità che la FISH propone è infatti da intendersi come piano di rientro nell’ordinarietà e necessita di risorse finanziarie adeguate, senza le quali si continuerà con la graduale e costante riduzione di tutti i servizi.
I dati in nostro possesso e la conoscenza diretta delle situazioni evidenziano infatti il continuo arretramento della nostra Regione sul terreno sociale e socio sanitario
Il bilancio di previsione 2016 è l’occasione. Va costruito per rendere possibile tale passaggio.
In conclusione i finanziamenti oggi destinati alla disabilità, alla non autosufficienza e alle politiche sociali previsti nel bilancio di previsione 2016 e nel triennio sono assolutamente insufficienti, se tali rimarranno non potrà che acuirsi il conflitto sociale.

L’INELUDIBILE NODO DEI FINANZIAMENTI:
Il sistema dei servizi è sostenibile ora, nel medio e nel lungo periodo, ma servono scelte finanziarie solidaristiche e coraggiose, di segno opposto a quelle realizzate dall’ex presidente Galan con la legge finanziaria del 2010, a conclusione del suo mandato.
Si tratta a nostro avviso di agire sul fronte delle entrate e delle uscite e di condurre con convinzione una lotta senza quartiere agli sprechi, che si annidano ovunque, in varie forme, nel grande corpo della struttura della Regione, ma anche nei rivoli delle recenti erogazioni monetarie a fondo perduto per alcune associazioni di volontariato.
Poniamo all’attenzione della Commissione e del Consiglio la necessità di rivisitare l’addizionale IRPEF, rimodulando le aliquote rispetto al 2010, con i dovuti correttivi sui redditi alti e di destinare al piano straordinario, ovvero ai servizi destinati alle persone con disabilità, una quota pesante del gettito da essa derivante. Lasciamo ovviamente al Consiglio regionale la definizione delle modalità di tale intervento.
La disabilità ha bisogno di un alto profilo solidale, programmatico e finanziario. E’ il nobile profilo che chiediamo al Consiglio regionale di assumere con il bilancio di previsione 2016.

Flavio Savoldi
presidente FISH veneto

Padova, 2 febbraio 2016

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La FISH del Veneto sul bilancio di previsione 2016 ultima modifica: 2016-02-14T05:56:34+01:00 da Gilda Venezia
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