La mamma alle maestre: «Mia figlia ha chiuso con i compiti». Il post che conquista (e divide) il web

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di Antonella De Gregorio, Il Corriere della sera, 2.5.2017

–  La mamma scrittrice. «Maya, 10 anni, è sempre più ansiosa. Ho deciso di mettere al bando i compiti per consentirle di essere solo una bambina». Le reazioni: «È importante l’allenamento al lavoro». «No, i bambini hanno bisogno di tempo libero».

La questione dei compiti a casa (Troppi? Fanno bene? Fanno male?) non è mai chiusa. Appelli di genitori alle maestre, suppliche dei bambini, pedagogisti che mettono in guardia: «discriminano ed emarginano chi non ce la fa a tenere il passo». E quando le lamentele vengono intercettate dalla rete, rimbalzano di casa in casa, calamitando il malumore di tanti. Come è successo a Bunmi Laditan, scrittrice canadese, che ha raccontato al mondo di Facebook che sua figlia «ha chiuso con i compiti». E per provarlo ha pubblicato il messaggio inviato alla maestra di Maya, bambina di dieci anni, «a scuola dalle 8.15 della mattina alle 4 del pomeriggio tutti i giorni», che non si capisce perché debba «fare i compiti per altre due o tre ore ogni sera».

«Homework free»

«Fare i compiti fino alle 6.30, poi cenare e rilassarsi per un’ora prima di andare a letto che senso ha?», chiede la mamma (autrice di «Confessioni di un fallimento domestico») che si ribella alla routine imposta dalla scuola. Che priva, secondo lei, la figlia del tempo per godere della propria infanzia, per dedicarsi alla famiglia, per essere «semplicemente una bambina». Una bambina curiosa, che legge molto, ama dipingere, segue classi di coding (la programmazione informatica), ma negli ultimi anni «è diventata sempre più ansiosa, dice di odiare la scuola, si sveglia di notte, accusa dolori al petto…». La cura? Una casa «homework-free», dice la mamma: banditi i compiti. A costo di ritirarla dalla scuola, se le maestre non dovessero essere d’accordo.

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Le reazioni

In un paio di giorni, il post ha scatenato la reazione del web: 73mila «like», 10mila commenti, più di 20mila condivisioni. Qualche insegnante si è sentito chiamato in causa. I genitori si sono divisi tra chi ha appoggiato la battaglia di Bunmi («i bambini hanno bisogno di essere bambini»); e chi invece ha sostenuto «l’importanza dell’allenamento al lavoro e della conoscenza».

Troppi compiti a casa servono a poco

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Gli appelli in rete

Gli appelli in rete non sono una novità: alcuni fanno più rumore di altri – come quello del papà che dopo l’estate aveva scritto una giustificazione «esemplare» per il figlio di otto anni: «Come ogni anno mio figlio non ha svolto i compiti estivi. Ha passato molto tempo con me, con la sua famiglia, ha “imparato a vivere”». Il partito di coloro che vogliono abolire i compiti a casa, in Italia ha un teorico di riferimento: Maurizio Parodi, dirigente scolastico e autore di un libro che ha fatto molto discutere, intitolato «Basta compiti!». Da anni conduce la sua campagna per spiegare come i compiti provochino odio e repulsione per i libri aumentando le disuguaglianze, oltre ad essere una delle cause principali della dispersione scolastica.

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Compiti sì ono?

La «pedagogia della sofferenza», d’altronde, sostiene Parodi, è «bandita da Indicazioni e Programmi ministeriali, dalla Convenzione sui diritti dei minori, dal buon senso». E le classifiche internazionali sembrano dimostrare che l’eccesso di compiti non giova: gli Italiani studiano il triplo dei finlandesi ma vanno molto peggio nei test Pisa, per esempio. Insomma, i compiti a casa servono o no? Sempre l’Ocse: sì, se servono a promuovere l’autonomia dei ragazzi (e no agli «aiutini» di mamma e papà); no, se sostituiscono quello che andrebbe fatto in classe. Sì se sono «di giusta quantità». No, infine, ai bambini delle elementari che fanno il tempo pieno.

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La mamma alle maestre: «Mia figlia ha chiuso con i compiti». Il post che conquista (e divide) il web ultima modifica: 2017-05-02T16:38:43+02:00 da Gilda Venezia
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