La “Maturità” di Raimo

Gilda Venezia

inviata da Giovanni Ceriani, 21.7.2025.

Il solito semplicismo (e buonismo) pedagogico, pur spacciato pomposamente per radicalismo e antiautoritarismo militanti.

Gilda Venezia

Che Raimo non avrebbe perso un secondo per intrufolarsi nella ennesima saga scolastica estiva battezzando e così “promuovendo” a pieni voti le sedicenti “rivolte” dei quattro maturandi i quali, ben sostenuti e riveriti dai principali media (e relativi apparati ideologici di stato e di mercato), si sono “eroicamente” rifiutati di rispondere alle domande dell’orale della loro maturità in segno di protesta “contro il sistema” – cioè il sistema, (addirittura!) disumano del voto, del merito e della scuola autoritaria – non ci stupisce affatto.

“L’era bela da vedar” si direbbe a Verona. E così appunto è stato.

Non ci stupisce, dunque, ma anzi è la conferma del solito semplicismo (e buonismo) pedagogico, pur spacciato pomposamente per radicalismo e antiautoritarismo militanti. Clichè tanto alla moda in tempi di neoliberismo trionfante e consumismo di massa, resi alfa e omega dei nuovi imperativi didattici della scuola buona, della scuola futura, della scuola affettuosa, affettiva ed empatitca.

Tutte cose trite e ritrite che appunto all’altezza dell’anno domini 2025 dovrebbero essere già digerite, decostruite e respinte (al, mittente) da un minino di coscienza critica e politica antiliberista e anticonsumista.

Sono anni che quel presunto antiautoritarismo e annesso antifascismo di maniera, sono talmente ben coccolati dai media e dagli storytelling dominanti, tra fondazione agnelli, associazione nazionale presidi e altre amene agenzie di consulenza embedded, che non dovrebbero esserci più dubbi, equivoci ed illusioni.

Ed invece, ancora oggi vediamo i poteri forti e i “contropoteri deboli” tutti uniti nella sacra lotta contro la scuola “di una volta”, la scuola – a loro dire – autoritaria, classista, delle lezioni frontali, dei voti orizzontali e del sadismo trasversale di docenti sado-gentiliani e autarchico-valditariani.

Una strana condivisione di vedute, di retoriche e quindi di obiettivi, di cui il Nostro – stranamente – non si preoccupa affatto, finendo per esserne l’ennesimo chierico, l’ennesima testa di ariete dentro il ventre molle di un progressismo pedagogico che dagli anni novanta ad oggi ha fatto più danni che altro.

Un lavoro di smottamento costante della scuola legittimato da queste presunte “missioni umanitarie” che appunto hanno avuto nel progetto “progressista” (e “di sinistra”) della Buona scuola il loro punto apicale.

Ed invece di una sana autocritica rispetto questa permanente complicità e questo permanente smottamento interno, eccoli sempre lì a proiettare all’esterno colpe, cattiverie, classismo e disumanità.

Il solito scaricabarile sul populista di turno, la cui colpa semmai è quella di essere ben poco alternativo alla solita vulgata progressista della scuola facile, docile, affettuosa, amica: qui lo smottamento e qui il problema.

Non certo nelle prese di posizioni di un Valditara il quale certo dà risposte magari sbagliate, ma a problemi che sono giusti – ossia la perdita di autorevolezza della scuola e del sapere – mentre i nostri non solo tacciono ma sono parte del problema.

La scuola orientata, la scuola facile, la scuola amica spacciata per scuola critica è il mantra di questi tempi e si nutre dell’apppggio intellettuale di questi finti ingenui, finti radicali.

Mai una volta una rivolta contro la scuola delle competenze. Mai una volta una rivolta contro l’alternanza scuola lavoro o il sistema standardizato di valutazione e di profilazione (vedi Invalsi). Mai una volta un rivolta contro il sistema delle certificazioni e a favore del sistema delle conoscenze, dei saperi, dell’istruzione effettiva.

Il falso egualitarismo dei consumi e della scuola facile – cioè la scuola senza stress, senza voti, senza impegno – vuole soppiantare la presunta scuola meritocratica e ipso facto classista “tradizionale”.

Ma questa è una facile e perversa mistificazione e strumentalizzazione di cui sono vittime gli stessi soggetti che se ne fanno portatori (cioè certi studenti) illusi di eliminare con la scuola ed il sapere di oggi l’intralcio alla vita autentica e autenticamente libera, umana, armoniosa.

Tutte suggestioni ad uso e consumo di una industria culturale iperconsumista e ipercompetitiva, nel suo essere integralmente mercificata, la quale giustamente (dal suo punto di vista) è in lotta frontale contro la scuola democratica, pubblica e della Costituzione.

C’è tutto un mondo del sapere pubblico, della scuola come bene comune e organi costituzionale, da profanare e saccheggiare e questi poteri forti, poteri privati, non vedono l’ora di abbatterne l’ultimo presodio: il valore legale del titolo di studio, sostituito dal valore economico e demagogico degli attestati di certificazione di competenze. Attestati pagati un tanto al chilo e disseccati da ogni istanza di sapere, di disciplina e di studio.

Perchè questa è la scuola di oggi: altroché la scuola gentiliana denunciata da qualche neoretorico e lirista del didatticume spinto di questi anni. Tutto uno sdoganamento compulsivo di inglesismi, camuffati da scienza, da innovazione e da progresso, per nascondere in realtà il nulla di contenuto di cui sono strutturati.

La lotta frontale ed epocale della scuola delle competenze contro la scuola delle conoscenze vive oggi una serie di battaglie tattiche contro i voti, contro le lezioni frontali, contro i compiti a casa, contro i docenti che non guardano negli occhi, contro gli zaini troppo pieni, etc etc di cui i Nostri intellettuali e pure i nostri studenti sono complici.

Complici del processo del proprio asservimento, ovvero dell’abbattimento dell’ultimo strumento a presidio della loro crescita e sviluppo integrale.

Di queste cose dovrebbe parlare Raimo, a scuola e fuori, e non snocciolare sfilze di autori “impegnati” che sanno tanto – qui sì – di nozionismo e apparenza.

A questi maturandi va detto che questa scuola è l’ultimo presidio della loro autenticità e spirito critico: oltre abbiamo (hanno ed avranno!) il mercato (prezzolato) dei titoli di studio e ancora oltre il mercato (smembrato) del lavoro precario, sottopagato, alienato.

Altroché “critica del sistema della valutazione”: qui siamo all’attacco contro l’ultimo baluardo della valutazione democratica ed egualitaria della Scuola della Costituzione, per sprofondare nell’abisso ipercompetitivo e iperconnesso del domani, infarcito di (deliri di) onnipotenza individuale, narcisismo di massa, spacciati per autenticità ed umanità.

Con tanto di antiintellettualismo (altroché antifascismo) militante, ben s’intende.

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La “Maturità” di Raimo ultima modifica: 2025-07-21T06:23:44+02:00 da
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