di Fabio Barina, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 13.12.2018

– Il ministro Bussetti è intervenuto in questi ultimi tempi a gamba tesa in merito ai troppi (?) compiti assegnati agli studenti nei periodi di vacanza. A Natale, Pasqua e d’estate non aiuta al benessere familiare e all’equilibrio psico-fisico degli alunni pensare alla scuola. Quindi niente compiti. Meglio leggersi un libro. In proposito vi sono già organizzate crociate e raccolte di firme contro i compiti a casa nella scuola dell’obbligo, “perché inutili, dannosi, discriminanti, prevaricanti, impropri, limitanti, stressanti e buon ultimo, addirittura malsani ” (vedi).

Premesso che il libro potrebbe (dovrebbe?) essere letto anche durante tutto l’anno scolastico, così come ascoltare musica, andare a teatro e cinema, visitare qualche mostra… la presa di posizione del Ministro ci sembra del tutto fuori luogo. Pur comprendendo la necessità di conquistare consensi tra le molte famiglie che hanno già organizzato viaggi di evasione e per le quali quindi i libri scolastici e quaderni in valigia sono di impiccio, resta il fatto che indicazioni in tal senso entrano nel merito della didattica non aiutano il mondo della scuola.

Chi decide quanti compiti assegnare ai ragazzi pur “stremati” dopo 3 mesi di dure lezioni a scuola? E’ un’indicazione ministeriale (ancorché una viva raccomandazione) o una prerogativa degli Organi scolastici preposti alla didattica? Forse che per alcune materie non è indispensabile tenere in esercizio la mente per non dimenticare molte delle conoscenze acquisite? Come il vecchio Eco ricordava al nipotino «La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria».

Ci sembra che tutto ciò non possa che collocarsi in linea con altre ventate “riformatrici” che alitano insistenti sul mondo della scuola: meno giorni di lezione (il sabato a casa è diventato ormai un dogma irrinunciabile), meno lezioni pesanti (bisogna essere ludici e ricreativi), meno bocciature (siamo o no per il “successo formativo”), meno rimandati a settembre (può rovinare l’estate a qualche fanciullo e al”umore dei loro genitori), meno rigidità educative (altrimenti si finisce male, in tutti i sensi).

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: non che a forza di meno si arrivi allo zero?

 

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La scuola dei meno ultima modifica: 2018-12-13T12:33:06+01:00 da Gilda Venezia
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