La scuola dell’infanzia: problemi aperti

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 di Giancarlo Cerini, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 2.2.2016

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– Continuiamo la pubblicazione dei materiali del convegno della Gilda degli insegnanti di Venezia sulla scuola dell’infanzia dal titolo SCUOLA DELL’INFANZIA: IERI OGGI MA DOMANI?

La scuola dell’infanzia: problemi aperti

di Giancarlo Cerini

Dalla parte della scuola dell’infanzia
Certamente il pianeta “scuole dell’infanzia” ha una sua tradizione e identità positiva (contrassegnata da un ricco pensiero pedagogico: Aporti, Agazzi, Montessori, Ciari, Scurati, Malaguzzi e oltre fino ai giorni nostri), ma è frammentato in una rete di piccole strutture (oltre 22.000 scuole), a diversa gestione (60% dello Stato, 12% dei Comuni, 28% del privato sociale), molto vicine ai genitori e alle proprie comunità. E’ un punto di forza (quasi una scuola di prossimità), ma può determinarne anche la fragilità, lo scarso peso nelle politiche educative.

La cultura dell’anticipo
Nella società sembra prevalere un pensiero sbrigativo, che vuole semplificare i percorsi, tagliare i tempi della maturazione, abilitare precocemente. Se l’apprendimento si riducesse a mero addestramento di condotte cognitive, allora sarebbe possibile “addestrare” a leggere e a scrivere anche a 3 anni (cfr. metodo Doman), ma se la scoperta degli alfabeti e della lingua scritta deve avere una risonanza nel pensiero dei bambini, allora occorre costruire esperienze di incontro con la lettura ove prevalga il piacere della narrazione, la curiosità dell’anticipazione, la costruzione dei significati.

Il mestiere di scolaro
Di fronte alle richieste improprie dei genitori, di accelerare le tappe dello sviluppo, di “saltare” un anno nel percorso della scuola dell’infanzia, di concentrare l’attenzione su apprendimenti di prerequisiti strumentali, la scuola dell’infanzia deve saper presentare la qualità dei suoi ambienti di apprendimento, facendo capire il nesso imprescindibile tra relazione e apprendimento, tra crescita dell’autonomia e curiosità cognitiva, tra cura del corpo e cura della mente. Nel profilo a 6 anni si parla di “competenze di base” che “strutturano la crescita”, in relazione ai traguardi si utilizza la frase “è ragionevole attendersi”, si richiamano i “compiti di sviluppo” (una dicitura assai più generativa del termine statico di risultati) pensati unitariamente per i bambini dai 3 ai 6 ai anni.

Una via d’uscita, il curricolo “verticale”
La elaborazione di un curricolo verticale, visto nella sua forza generativa, nelle sue dinamiche evolutive, magari in una distensione dai 3 e i 14 anni (oggi resa possibile dalla generalizzazione degli istituti comprensivi) è la miglior risposta all’ansia dell’anticipo.

La valutazione di sistema
Nel processo di sviluppo del Sistema Nazionale di Valutazione (DPR 80/2013) manca un elemento importante: la scuola dell’infanzia, con le sue caratteristiche, le sue qualità, i suoi valori pedagogici. E’ in fase di studio un RAV-infanzia, da adottare in via sperimentale, che potrebbe aiutare le scuole dell’infanzia a consolidare la propria identità pedagogica.
Proprio per questo l’idea di osservare, documentare, valutare (nel senso di dare valore) le competenze di base dei bambini, come si fa nella scuola dell’infanzia (con strumentazioni aperte e non intrusive), diventa un antidoto utile a tutto il sistema  educativo, per evitare ruvide semplificazioni docimologiche.

Una scuola in apnea
La scuola dell’infanzia offre dunque un contributo decisivo alla crescita cognitiva, affettiva e sociale dei bambini e nel garantire pari opportunità. Come già segnalato nei documenti di riferimento dell’OCSE, Starting Strong I, II e III, le politiche educative dovrebbero considerare con maggiore attenzione ed intensità il ruolo educativo della scuola per i bambini dai 3 ai 6 anni. Anche la politica scolastica nazionale deve riscoprire il valore dei servizi e delle strutture educative. Uno spazio si apre con la previsione, contenuta nella legge 13-7-2015, n. 107, di una delega in merito alla definizione di nuove regole per i servizi educativi e per la scuola dell’infanzia…

Dallo zero-sei alle buone politiche per l’infanzia
L’opportunità di una più forte attenzione alla prospettiva pedagogica 0-6 nasce dalla constatazione dei punti di forza, ma anche dalle criticità dell’attuale sistema dei servizi educativi per l’infanzia. In fondo, lo 0-6 comprende due segmenti distinti, con storie, tradizioni e funzioni diverse, ma è di tutta convenienza considerarli un settore “integrato” per dare forza (e risorse) all’intero settore.

Nidi e scuole dell’infanzia, quindi (0-3) + (3-6)
Nello 0-6 c’è una base pedagogica fortemente unitaria, anche se ci sono due storie che devono dialogare mantenendo la loro originalità. La stessa delega contenuta nella legge non propone la “fusione” dei due segmenti, ma li rispetta e li valorizza.
Noi optiamo per un servizio integrato sul territorio, composto di nidi (con maggiori sostegni pubblici) e di scuole dell’infanzia (con migliori standard di qualità), dove il settore pubblico (lo Stato è largamente maggioritario nelle scuole dell’infanzia) si interfaccia senza remore con il settore privato (se questo adotta regole pubbliche), dove i servizi 0-3 anni operano d’intesa con le scuole 3-6 anni. Ma esiste una geografia di insediamenti (le scuole e i nidi, con le loro diverse strutture) che non è aggirabile.
In alcune realtà potremmo avere interessanti sperimentazioni 0-6 (già lo si fa in certe strutture comunali o paritarie) e la legge parla di poli per l’infanzia anche per gli istituti comprensivi. Soluzioni intelligenti si potrebbero avere nei piccoli comuni ove non sono presenti asili nido. In ogni caso, ideale è la presenza di strutture diverse (spazi, ambienti, sezioni), ma funzionalmente collegati per agevolare continuità ed esperienze di arricchimento per i bambini (laboratori, atelier, servizi, ecc.). Intanto si potrebbe cominciare accogliendo meglio le sezioni primavera, oggi ai margini del sistema, e che non vedo citate nella legge. Occorre salvaguardare la qualità degli ambienti educativi (adeguati per ogni fascia di età) e le competenze dei docenti (con le opportune specializzazioni), nell’ambito di una visione comune sull’educazione dei piccoli.

Investire sulla formazione in servizio
Il tema della formazione in servizio dei docenti rappresenta un passaggio obbligato per il rilancio della scuola dell’infanzia. Oggi la formazione in servizio è marginale, sia nel profilo del docente (non basta più il diritto-dovere), sia nelle scelte politiche (troppo esigue le risorse). Ci aspettiamo una attuazione non burocratica delle novità (card, obbligatorietà, piano nazionale) in materia di formazione in servizio, contenute nella legge 107/2015. Soprattutto un radicale cambiamento dei metodi e delle caratteristiche della formazione.

Venezia, 29 gennaio 2016

Riportiamo altri documenti sul convegno:

Gilda degli insegnanti di Venezia

La scuola dell’infanzia: problemi aperti ultima modifica: 2016-02-02T07:03:51+01:00 da Gilda Venezia
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