Categorie: Riforma

La scuola deve pensare all’uomo o al lavoratore?

dal blog di Gianfranco Scialpi, 18.1.2020

– La scuola è in crisi d’identità. Deve guardare alla Costituzione o ascoltare il mercato?
Problema di non facile soluzione. Ci viene in aiuto Gramsci, Dewey…

La scuola strattonata dal “pensiero debole”

La scuola vive una crisi poliforme. Del resto non può essere diversamente. E’ un’istituzione integrata nel contesto sociale e quindi assimila tutte le contraddizioni della contemporaneità. Iniziando dal tramonto   delle grandi narrazioni (Idealismo, marxismo, cattolicesimo) che riconducevano a unità il divenire e il frammento, sostituite  dal pensiero debole (G. Vattimo). In sintesi è tramontata ogni pretesa di verità e di spiegazione del mondo, in quanto il pensiero non è in grado di conoscerlo. Ogni verità è sempre relativa e condizionata dal contesto storico.
Da questa breve descrizione è impossibile individuare una  prospettiva, abitata da un’identità forte.
La Costituzione Italiana è nata in un contesto moderno, dove la certezza prospettica era considerata una possibilità alla portata dell’elaborazione dell’uomo. Ovviamente, essendo una Carta dove convergono tre grandi filoni di pensiero (liberale, marxismo, cattolicesimo), non può presentarsi di parte, sponsorizzando un  profilo a detrimento di altri. Resta, comunque la fiducia nel pensiero di indicare la prospettiva, il futuro.

La scuola è a un bivio

Da qui l’impossibilità di scegliere, di intraprendere un percorso lineare, certo che la porti a una meta. In altri termini è impossibile oggi pretendere di identificare la scuola solo con la Costituzione. E’ impensabile però immaginare una scuola unicamente come una succursale de mercato.
Nel primo caso si fa riferimento a un’istituzione dis-interessata, separata dal contesto sociale ed economico. Storicamente si pensa alla scholé greca, intesa come tempo libero, separata dai momenti dove occorreva badare alle esigenze primarie. In questa nicchia protetta dalla complessità dell’esistenza era possibile alimentare il proprio pensiero profondo, ragionare, riflettere.
Nel secondo caso siamo di fronte a una scuola che forma un lavoratore competente e produttivo, ridotto a un fascio di sensazioni (D.Hume),   proteso al successo sociale e nel contempo isolato con scarsi legami sociali. Siamo di fronte all’immagine della monade senza finestre (G.W.Leibnitz), chiusa a qualunque apertura diversa dal proprio mondo sorretto dall’Io ipertrofico. Pertanto una scuola che non interviene sulla socialità, ma dopo aver formato il produttore lo getta nella giungla sociale, dove “homo homini lupus“((G.W.Leibnitz). Nel contesto greco questa era opposta alla scholé anche nella determinazione formale dell’alfa privativa che nega quella che segue (a-scholìa).

Esiste però una soluzione ibrida (A. Gramsci)

E’ possibile allora conciliare le due posizioni? Certamente! E’ necessario liberare la scuola di ogni tentativo di esclusività (Costituzione, mercato) e individuare alcuni assi formativi  s(acquisire conoscenze e abilita strumentali, imparare ad imparare, cooperazione…) sui quali comunque lavorare a prescindere dal suo profilo..
Fatto il preambolo, ci viene in aiuto  A. Gramsci. Il suo pensiero ha permesso di superare la separazione gentiliana tra un percorso formativo riservato alla classe dirigente ( scuola media e liceo) e un canale più breve e dequalificato  (scuola post-elementare e avviamento professionale) e riservato alle classi popolari. Da qui la nascita della scuola media unica (1962).
Posta la condizione, peraltro  già esistente, occorre confermare il profilo formativo della scuola fino ai 15-16. Successivamente è possibile virare verso un approccio più aperto alle esigenze del mercato. In altri termini, occorre prima formare l’uomo e il cittadino e poi pensare al produttore. Solo una solida e profonda formazione consentono di partecipare attivamente ai processi democratici (Dewey). Diversamente siamo al tramonto dell’ esser-ci a beneficio della tecnica (M. Heidegger)

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

 

La scuola deve pensare all’uomo o al lavoratore? ultima modifica: 2020-01-19T05:46:09+01:00 da Gilda Venezia
Gilda Venezia

Share
Pubblicato da
Gilda Venezia

Recent Posts

Maturità 2020: un decreto legge urgente per modificarla

di Reginaldo Palermo, La Tecnica della scuola, 30.3.2020 - Sulla questione dell’esame di Stato si sta arrivando…

7 ore fa

Rispetto per tutti i docenti

Gilda degli insegnanti della provincia di Venezia La Gilda degli insegnanti ringrazia e sostiene tutti…

11 ore fa

Cara Ministra, la ringraziamo per l’attenzione rivolta finalmente ai docenti

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 30.3.2020 - Ma ci aspettiamo risposte chiare su tante…

11 ore fa

Mobilità 2020, ecco come delegare un collega per compilare la domanda

di Lucio Ficara, La Tecnica della scuola, 30.3.2020 - La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha precisato,…

12 ore fa

L’assalto ai forni e la resa dell’istruzione

  di Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 30.3.2020 - L’assalto ai forni dei secoli passati,…

12 ore fa

Il cigno nero che cambierà la scuola italiana

TuttoscuolaNews, n. 943 del 30.3.2020 - Il coronavirus è certamente un cigno nero, un evento…

19 ore fa

Questo sito contiene cookie tecnici, analitici e terze parti per la migliore fruizione dei contenuti del sito anche mediante tracciamento delle attività nel sito. Per visualizzare la cookie policy e disabilitare i cookie diversi da quelli tecnici, clicca sul link sotto. Chiudendo questo banner e navigando sulla pagina, acconsenti all'uso dei cookie.

Clicca qui per visualizzare la cookie policy