di Lucio Ficara, La Tecnica della scuola, 21.9.2025.
Baristi, fornai, pasticceri tra i candidati agli interpelli per insegnanti In base a quanto emerge da alcune scuole agli interpelli si candidano anche moltissimi aspiranti senza titoli per poter insegnare.
L’incertezza lavorativa che imperversa in questo periodo storico nel nostro Paese sta portando a cercare qualunque strada basta avere uno stipendio mensile, senza rendersi conto troppo spesso di non avere le giuste competenze. Questo è quanto sta accadendo anche nel settore scolastico, dove, usando il canale degli interpelli, molte persone si candidano pur provenendo da ambiti totalmente diversi. A sollevare la questione è stata alcuni giorni fa Repubblica, riportando in un articolo le testimonianze di DS e segreterie scolastiche impegnati ad una serrata selezione tra candidati completamente estranei al mondo della scuola. Di seguito i dettagli.
Interpelli: opportunità anche per chi non ha i titoli per insegnare?
Baristi, fornai, pasticceri, parrucchieri, casalinghe e anche manager di aziende. Questi alcuni dei candidati che molte scuole si ritrovano in risposta agli interpelli. Questo strumento di selezione di insegnanti è forse stato male interpretato laddove si dice che potrebbero anche essere assunti aspiranti non in possesso dell’abilitazione prevista per quella specifica classe di concorso. Si tratterebbe di una soluzione ‘in extremis’ e rara. La precedenza viene sempre data a personale abilitato. Certo è che, se si scorre indietro di qualche anno, non sono mancati casi di docenti assunti da Mad, specialmente alla scuola dell’infanzia e primaria, in possesso del semplice diploma di maturità (e non stiamo parlando del diploma magistrale ante 2001-2002, tuttora ancora abilitante per queste classi di concorso).
Nel riportare le più svariate figure trovate tra i candidati agli interpelli, un DS di un istituto di Milano ha commentato: “Così passa il messaggio che chiunque possa fare il maestro. Tutte le professioni sono nobili, ma devono esserci dei requisiti per insegnare”. E in effetti è così, sebbene ormai venga da pensare che la scuola possa essere vista come un ufficio di collocamento per chi ha magari perso il lavoro o aveva tra i sogni nel cassetto quello di dedicarsi all’insegnamento. C’è sempre tempo per poter cambiare settore lavorativo e gettarsi in nuove avventure ma non va mai trascurato l’aspetto della formazione e del conseguimento dei giusti titoli.
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La scuola è diventata un ufficio di collocamento? ultima modifica: 2025-09-22T04:46:24+02:00 da
