La scuola “fuori dalla classe” ai tempi del Coronavirus

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di Elvira Zaccagnino, Vita, 8.3.2020

– “Nella scuola, lo spazio e il tempo, il rapporto con gli adulti educatori e i compagni sono determinanti per l’apprendimento di contenuti e modelli di vita. La sospensione della scuola, quindi, ci interroga tutti. Ci chiede di trovare risposte adeguate e sperimentare soluzioni creative che siano inclusive di tutti gli studenti e non lascino nessuno indietro”. L’intervento della direttrice della edizioni la meridiana

In questi giorni di Coronavirus gli alunni sono tutti fuori dalle classi.Nelle scuole italiane, in realtà, ci sono molti alunni così, in ogni giorno dell’anno scolastico. Sono dei “fuoriclasse”, per usare un termine coniato da Lucia Suriano, docente di sostegno della scuola media inferiore, nel suo ultimo libro Lasciarsi ribaltare. La scuola è aperta a tutti. Nel senso letterale della parola perché stanno “fuori dalla classe”. Il che significa anche dal gruppo classe.Se negli anni Settanta la fine delle classi speciali e l’inizio di quelle differenziali era stata pensata per una integrazione e inclusione maggiore di ragazzi con disabilità fisiche e cognitive nella scuola, e quindi nella società, oggi – con buona pace di ogni pedagogia dell’inclusione – i corridoi sono lo spazio dove l’inclusione misura il suo fallimento e la didattica per questi ragazzi è affidata alla creatività e buona volontà dei docenti di sostegno. Sperando, ovviamente, che i ragazzi trovino nel loro percorso docenti di sostegno in grado di accompagnarli in maniera adeguata al loro diverso bisogno di scuola.

Si è accettato, con il passare del tempo e per buona pace dello svolgimento dei programmi, che l’aula – per chi riesce e può seguire – e il corridoio – per quelli che fanno fatica – fosse il modo pacifico perché tutti stessero a scuola adempiendo all’obbligo scolastico. Ma i ragazzi con maggiori difficoltà di apprendimento sfidano il sistema scuola che non può e deve essere un luogo di transito o parcheggio, ma il luogo e il tempo dove ciascuno impara a stare e a collocarsi nel mondo non per le etichette o le diagnosi che accompagnano il suo inserimento scolastico.

La scuola, come diritto all’istruzione secondo la nostra Costituzione è aperta a tutti, anche quando è chiusa per il bene di tutti

Già ben prima di Covid19 i “fuoriclasse” hanno sfidato la lezione classica, i programmi, le valutazioni, i tempi frenetici della scuola. Per questo, la sospensione delle attività didattiche pone più a rischio questi ragazzi che tutti gli altri. La scuola, come diritto all’istruzione secondo la nostra Costituzione è aperta a tutti, anche quando è chiusa per il bene di tutti. Se il corridoio, quando la scuola è aperta, è il luogo dell’esclusione dalla classe, la lezione on line rischia di esserlo altrettanto. E nelle ore dell’ubriacatura della lezione on line e della didattica on line (ma è possibile una didattica on line?), dei “fuoriclasse” nessuno parla.

Nella scuola, lo spazio e il tempo, il rapporto con gli adulti educatori e i compagni sono determinanti per l’apprendimento di contenuti e modelli di vita. La sospensione della scuola, quindi, ci interroga tutti. Ci chiede di trovare risposte adeguate e sperimentare soluzioni creative che siano inclusive di tutti gli studenti e non lascino nessuno indietro. Di questo si deve occupare chi fa didattica. A questo, chi si occupa di educazione, non può derogare. Cosa dobbiamo fare in questi giorni lo sappiamo: non andare a scuola. Cosa possiamo fare per educare chi ha la connessione internet e adulti accanto che lo sostengono e seguono, e chi invece non è seguito, non ha internet o non ce la fa da solo, dobbiamo scoprirlo.

I bambini e i ragazzi sono a casa. Lo sono anche i bambini e i ragazzi che a scuola fanno più fatica. Covid19 è l’opportunità che la scuola può darsi per trasformarsi e fare un salto di qualità verso i ragazzi/e, tutti/e, e bisogni speciali di ciascuno/a. Per provare a capire come essere più inclusiva e centrata sugli studenti e non sui programmi da terminare in vista delle prove INVALSI e degli esami. Riaccendere il desiderio e il piacere della scoperta. Che poi è la leva per conoscere e meravigliarsi ogni volta di ciò che si apprende. Un bel compito di realtà per gli insegnanti. E per la scuola.

Elvira Zaccagnino è direttrice edizioni la meridiana

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La scuola “fuori dalla classe” ai tempi del Coronavirus ultima modifica: 2020-03-09T04:59:57+01:00 da Gilda Venezia
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