La scuola italiana e la matematica: stiamo davvero peggiorando?

Gilda Venezia

dal profilo FB di Alfonso D’Amrbosio, 27.11.2025.

Cosa dicono i dati internazionali dagli anni Settanta ad oggi. Il problema principale non è il peggioramento, ma la mancata evoluzione del sistema verso livelli più elevati.

Gilda Venezia

Spesso si sente affermare che la scuola italiana “un tempo era tra le migliori al mondo” e che “negli ultimi anni è crollata”. Ma che cosa mostrano veramente i dati delle indagini internazionali condotte dagli organismi ufficiali? Proviamo a rispondere con evidenze, non con impressioni.

La fonte più autorevole per confronti internazionali di lungo periodo è IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement), che dal 1970 conduce indagini comparate sulle competenze scolastiche. Negli anni Settanta- Ottanta sono stati realizzati i primi studi internazionali su matematica e scienze (FIMS e SIMS). L’Italia non si collocava tra le nazioni con migliori risultati: era già allora un sistema in fascia media, con buoni livelli di partecipazione scolastica, ma con risultati non eccellenti.

Dal 1995 IEA ha reso sistematiche le rilevazioni con TIMSS (matematica e scienze) e PIRLS (lettura), consentendo un confronto affidabile e continuativo nel tempo su primaria (quarta classe) e secondaria (terza media).

I dati TIMSS di matematica in primaria (grade 4) mostrano che l’Italia, dal 2003 al 2023, si è sempre mantenuta sopra la media internazionale (scala 500), con risultati compresi tra 515 e 526 punti, quindi in fascia medio-alta. La Finlandia si colloca stabilmente poco sopra, mentre Singapore, Corea e Giappone sono, da decenni, i sistemi più performanti a livello mondiale, con risultati anche superiori di 100 punti.

Nella secondaria di I grado (grade otto), l’Italia oscilla tra la fascia media e medio-alta: è leggermente sotto la media internazionale nei primi anni 2000 (circa 480-490), migliora sensibilmente nel 2011 (508), poi torna in un’area di equilibrio tra 495 e 501 punti (2015-2023). Non si osservano crolli, ma neppure progressi significativi. La Finlandia resta sopra l’Italia, ma anch’essa mostra un andamento stabile, non in ascesa. Singapore e Corea mantengono costantemente livelli di eccellenza elevatissimi.

Nei passaggi dalla primaria alla secondaria emerge un aspetto costante: l’Italia mostra buoni risultati nella scuola primaria, mentre la secondaria fatica a mantenerne il livello. Il nodo centrale non è quindi un “crollo”, ma una difficoltà nella continuità didattica e curricolare tra 10 e 14 anni, aggravata da modelli di insegnamento meno laboratoriali e più trasmissivi.

Possiamo dunque affermare con chiarezza:

  • Non è vero che in passato l’Italia fosse tra le prime nazioni al mondo nei risultati di apprendimento in matematica (anzi negli anni 90 del secolo scorso, come si vede dal grafico, la situazione era anche peggiore rispetto a quella odierna).
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  • Non è vero che oggi stiamo “crollando”. I dati mostrano una sostanziale stabilità, con oscillazioni contenute, ma senza crescita significativa.
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  • Il problema principale non è il peggioramento, ma la mancata evoluzione del sistema verso livelli più elevati, come invece avvenuto in altri Paesi che hanno investito su curricoli verticali, formazione dei docenti, didattica laboratoriale e continuità educativa.

La scuola italiana ha basi solide, ma fatica a crescere. Il vero tema non è la nostalgia del passato, ma la costruzione del futuro: progettare una scuola capace di accompagnare gli studenti nel pensiero matematico, nel ragionamento, nel problem solving, nell’interdisciplinarità scientifica.

I dati non ci condannano, ci indicano la strada.

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La scuola italiana e la matematica: stiamo davvero peggiorando? ultima modifica: 2025-11-29T08:14:26+01:00 da
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