La scuola minacciata

Gilda Veneziadi Luca Malgioglio, dal profilo FB La nostra scuola, 30.12.2021.

Gilda Venezia

Dunque, facciamo qualche ipotesi fantasiosa: gran parte del mondo politico, di cui l’attuale ministero sembra rappresentare l’incarnazione e la sintesi, porta avanti lo smantellamento progressivo della scuola pubblica previsto dall’ideologia liberista (cfr. ad esempio lo splendido saggio di Mauro Boarelli, Contro l’ideologia del merito, Bari-Roma, Laterza, 2019); poiché questo smantellamento non può essere dichiarato come tale, si cercano ragioni ideali con cui rivestirlo e mascherarlo; queste ragioni vengono trovate in un piccolo gruppo di attardata “innovazione didattica e pedagogica”, che partendo da istanze condivisibili come quella di stimolare processi di apprendimento più attivi ed esperienziali degli studenti, arriva a una visione settaria e fanatica di una scuola in cui diventa una grave colpa il fatto che l’insegnante spieghi o addirittura insegni qualcosa ai propri studenti. Il totalitarismo metodologico di questa setta svuota di importanza i contenuti culturali e il sapere, e trova punti di incontro con la visione tecno-burocratica delle “competenze”, un fumoso “saper fare” che scivola presto in un’ottica produttivistica ed economicistica (“stimolare l’imprenditorialità”, le competenze del “capitale umano”) o nella formulazione paradossale delle “competenze non cognitive” (“adattabilità”, “affidabilità”, “saper essere”, “prendere decisioni” e “risolvere problemi”: non si capisce come, senza avere “cognizioni” e conoscenze). Con questa definizione insensata – “competenze non cognitive” – si punta in realtà a ridurre una scuola che dovrebbe essere educazione attraverso l’istruzione e la conoscenza (unica educazione possibile degna di questo nome) ad addestramento, attraverso la sottrazione programmatica del pensiero, dell’elaborazione mentale, di contenuti culturali sui quali gli studenti possano esercitare la propria intelligenza e il proprio senso critico.
Una volta che si sarà fatta passare l’idea che la scuola migliore è quella che non insegna niente, dimostrarne l’inutilità e spazzarla via sarà un gioco da ragazzi. E l’intergruppo parlamentare per la “sussidiarietà” (quello di Lupi-Aprea, che fa lobbying per sostituire il pubblico col privato, come nella sanità, e, non a caso, ha presentato il disegno di legge per le “competenze non cognitive”), chissà, potrebbe aver raggiunto un importante scopo.
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Fa impressione vedere una consorteria di pseudo-progressisti con una lunghissima consuetudine col potere – ex dirigenti scolastici, ex burocrati ministeriali, ex ispettori, ex consulenti, ex portaborse, dirigenti scolastici carrieristi che non hanno idea di cosa sia l’insegnamento, politicanti senza arte né parte, economisti pd-confindustriali, pedagogisti di regime che non mettono piede in una classe da quarant’anni – convinti di incarnare il “nuovo”, l’ “innovazione didattica”, convinti di sapere meglio degli insegnanti – che vivono tutti i giorni il rapporto con gli studenti – di che cosa gli studenti e gli insegnanti DEBBANO aver bisogno. Bisognerebbe far sapere all’opinione pubblica che quando le “riforme” sono fatte sulla testa di chi nella scuola ci lavora e da chi di scuola non capisce nulla, il vero obiettivo non può che essere il suo smantellamento, a favore di ‘esperti’, aziende, enti, ‘formatori’, che tutto hanno a cuore tranne la crescita umana e culturale delle nuove generazioni.
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Con la finzione del “mettere gli studenti al centro”, si sostituiscono i contenuti, i saperi, le storie, le idee, le conoscenze, con metodologie e procedure astratte e burocratizzate che, a differenza dei contenuti culturali, non hanno nulla da dire agli studenti, nulla su cui essi possano misurare la propria intelligenza, mobilitare il proprio mondo affettivo, far crescere la propria umanità. Non si parla più di metodi per condividere contenuti e saperi importanti; il rapporto tra il “come” e il “che cosa” viene reciso e le ‘metodologie’ fluttuano nel vuoto, in un’idea del tutto astratta di insegnamento, e servono solo a confermare se stesse. Sembra che si punti a sostituire la passione per la conoscenza e per la scoperta culturale, l’unica che possa incuriosire e motivare i ragazzini, con l’ ‘erotizzazione’ dei mezzi, delle procedure burocratiche e delle metodologie. Inutile dire – ogni insegnante lo sa – che senza il lavoro comune sulle conoscenze e sui contenuti culturali viene meno anche la relazione educativa, il rapporto umano, quello cioè che è il vero cuore della vita scolastica: le facce degli studenti non si distinguono più l’una dall’altra, i loro bisogni, le loro domande, le situazioni concrete, le parole e ciò che gli insegnanti possono davvero dare loro non contano più niente. C’è solo l’idolatria astratta e fanatica dei “mezzi”, e tutto diventa ‘adempimento’. Altro che studenti al centro.
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Racconto raccapricciante di una collega che ha appena frequentato un corso di formazione, di quelli in cui si dice che non bisogna assolutamente più parlare di conoscenze, di studio, di discipline, di libri, nemmeno di metodi, ma solo di competenze, percorsi, metodologie, flipped classroom, cooperative learning, didattica digitale, senza nessun collegamento con la concreta situazione didattica e relazionale in cui ci si trova e con i contenuti culturali (espressione vietatissima in questi contesti) che si vogliono proporre, gli unici che danno sostanza all’istruzione.
Questo scambio tra mezzi e fini ovviamente non ha nulla a vedere con l’autentica formazione, che dovrebbe semmai aiutare gli insegnanti a trovare ogni giorno le parole giuste da usare con i propri studenti, a rapportarsi con loro, a comprenderli meglio, ad avere qualcosa di culturalmente sensato da dire loro: è solo indottrinamento da parte di chi non sa nemmeno come è fatta una classe, e forse non sa nulla tout court, a parte dieci formulette in didattichese, e vuole ridurre tutti al livello della propria ignoranza..

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La scuola minacciata ultima modifica: 2021-12-30T21:37:55+01:00 da

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