La scuola non è dei sindacati, è degli studenti

di Vincenzo Pascuzzi, La scuola brucia! / School is Burning!,  19.3.2020
[Bugiardino. Sono fuori di senno! Sono da rottamare! Comunicato incommentabile! Garbage! Basura! Monnezza! Alcuni dei firmatari sono gli stessi di #iononsciopero! Che dice Azzolina? Cosa dicono gli altri presidi-ds? tacciono e acconsentono? v.p.]
Noi dirigenti scolastici vorremmo farvi avere un messaggio semplice: VERGOGNATEVI! E abbiate la dignità di tacere.

LA SCUOLA NON E’ DEI SINDACATI, E’ DEGLI STUDENTI.

Lasciateci lavorare!

 

Sulla nota “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza” a firma del Capo Dipartimento all’istruzione Marco Bruschi, oggi abbiamo letto di tutto. Note sindacali, dichiarazioni di intenti, articoli su testate che si dovrebbero occupare di scuola.
Un comunicato unitario delle sigle sindacali rappresentative chiede al MI che sia immediatamente ritirata la nota Bruschi perché “contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali”. Un altro di Snadri invoca la libertà di insegnamento per contestare la didattica a distanza. Noi dirigenti scolastici vorremmo farvi avere un messaggio semplice:
VERGOGNATEVI!
E abbiate la dignità di tacere.
● La nota Bruschi fornisce linee guida di buon senso oltre che di impatto organizzativo e didattico, che aiuteranno le scuole a non lasciar indietro nessuno. E’ un documento di carattere pedagogico che dimostra un’attenzione specifica alla qualità del servizio di istruzione in condizioni di emergenza.
Conferma che la scuola è PER GLI STUDENTI.
La scuola persegue il costituzionale diritto allo studio.
In un momento di grandissima difficoltà, non solo del Paese, ma del mondo intero, dobbiamo recuperare i valori fondanti della nostra Nazione scritti con sapienza e lungimiranza nella nostra bellissima Costituzione.
È ora di smetterla di trincerarsi dietro il contratto, generando l’idea che si stia facendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza.
Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Quello per cui a fine mese tutti veniamo pagati, mentre c’è un’Italia che non sa come tirare a campare, ditte che chiudono, persone che per stare in smart working devono prendere ferie.
In questi giorni assistiamo al rientro in servizio di anziani medici in pensione e all’assunzione immediata di giovani appena laureati, che si mettono al servizio del Paese. C’è un esercito di personale della sanità in prima linea, che corre rischi abnormi, fino a sacrificare la propria salute e la vita.
Noi che abbiamo il privilegio (sì, il privilegio!) di poter garantire il diritto allo studio ai nostri ragazzi, dobbiamo servire lo Stato per il quale lavoriamo e piantarla di coltivare il nostro orticello, guardando in faccia la realtà.
La scuola deve fare tesoro di questa crisi.
Formazione obbligatoria, per tutti, valutazione per competenze, uso di tecnologie nella didattica. Sono anni che ci riempiamo la bocca con queste parole, adesso è il momento di metterle in pratica, tirarsi su le maniche e fare comunità.
Non ci sono dirigenti contro docenti. C’è la scuola. Tutta.
Lavoriamo e stiamo zitti, invece di alzare la voce per fare retorica, disquisendo sui termini quali “sospensione delle attività didattiche” o “chiusura delle scuole”.
E smettiamola una volta per tutte di pensare ai nostri diritti: cominciamo ad adempiere ai nostri doveri, fino in fondo, con professionalità.
In ultimo chiediamo a chi urla ai quattro venti invocando la libertà di insegnamento, di informarsi bene. Il docente non è libero di insegnare oppure no. E nemmeno di scegliere cosa insegnare. Il docente si allinea al PTOF della sua scuola, si attiene alle Indicazioni Nazionali, organizza il suo lavoro in raccordo con i documenti della scuola in cui esercita il suo ruolo, e alle disposizioni che il Ministero emana, come in quest’ultimo caso.
Siamo stanchi della scuola ostaggio di lobbies sindacali cieche e sorde ai reali bisogni formativi dei nostri studenti.
Amanda Ferrario, ITE Tosi, Busto Arsizio (VA)
Aluisi Tosolini, Liceo Bertolucci, Parma (PR)
Laura Biancato, IIS Mario Rigoni Stern Asiago (VI)
Alessandra Rucci, IIS Savoia Benincasa Ancona
Ornella Castellano IC Falcone Copertino Lecce
Alfina Bertè I.C. Giovanni XXIII Acireale (CT)
Daniela Venturi ISI Sandro Pertini Lucca (LU)
Antonio F. Pistoia, Polo Liceale Rossano (CS)
Patrizia Santini, IC Ai nostri caduti, Trezzo sull’Adda (MI)
Massimo Belardinelli, I° Circolo Didattico “S. Filippo” Città di Castello (PG)
Gabriella Benzi, IC Govone, Govone (Cuneo)
Raffaella Piatti, ICS di Fino Mornasco (CO)
Maria Vittoria Amantea,DS IIS Falcone-Righi, Corsico (MI)
Laura Lucia Corradini, IC Emanuela Loi – Mediglia (MI)
Paola Viccardi IIS Pacioli Crema (CR)
Rosanna Genni, ISIS Europa di Pomigliano d’Arco (NA)
Rosa Scarcia IISS Marco Polo Bari (BA)
Uda Rosella, I.I.S. G. A. Pischedda di Bosa (OR)
Alessandra Patti, IC di Sestu (CA)
Giulia Guglielmini, Convitto Nazionale Umberto I, Torino (TO)
#lascuolacheresiste – Italia 18/03/2020
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#iononsciopero, un appello lanciato da quattro Dirigenti scolastici
27 aprile 2015
“Io non sciopero e voglio migliorare il Ddl ‘La buona scuola’” è il titolo dell’appello lanciato da quattro Dirigenti scolastici che dissentono dallo sciopero proclamato per il prossimo 5 maggio dalle cinque maggiori organizzazioni sindacali. Lo pubblichiamo qui di seguito invitando i nostri lettori a intervenire scrivendo al consueto indirizzo a_tribuna@tuttoscuola.com.

Pur riconoscendo che il DDL 2994 Giannini-­Madia-­Padoan [ddl 2994 Buona Scuola, divenuto legge 107/2015] sia suscettibile di elementi migliorativi e di chiarimenti interpretativi, ne difendiamo con forza l’impianto e il coraggio con il quale interviene a riformare la scuola con l’obiettivo di rinnovarla e renderla rispondente ai bisogni della società complessa.
Per questo vogliamo ribadire le nostre ragioni di contrarietà allo sciopero del 5 maggio, uno sciopero demagogico, peraltro proclamato nella data di svolgimento dei test del SNV (poi spostati al giorno dopo, ndr), che riteniamo strumento indispensabile per la conoscenza dello stato di salute del nostro sistema educativo e per il suo miglioramento.
Non ci sono scuse stavolta. Nessuno può parlare di tagli. Nessuno può parlare di precariato. Nessuno può parlare di distruzione della scuola pubblica.
Dove sono allora le ragioni di uno sciopero contro un DDL che:
1) Interviene finalmente a precisare e definire i contorni dell’autonomia scolastica, per la quale abbiamo sempre tutti lamentato un’esistenza di principio ma una sostanziale inesistenza di fatto. Il catalizzarsi della protesta contro quello che è stato definito lo strapotere dei presidi sceriffi è almeno anacronistico. Ciò che non si vuole riconoscere è che un’autonomia necessiti di una figura dirigenziale dotata di strumenti concreti per esercitare le prerogative che gli vengono attribuite dalla legge, come in ogni organizzazione governabile. Il DDL d’altro canto definisce con chiarezza che l’ampliamento delle prerogative del dirigente sarà accompagnato da una valutazione sulla base dei risultati ottenuti attraverso le scelte attuate
2) Incrementa sensibilmente, come mai accaduto in passato, le risorse destinate alla scuola attraverso numerosi strumenti, dall’organico dell’autonomia, con il quale sarà possibile arricchire la proposta didattica, garantire ampie opportunità formative, personalizzare il curriculum degli studenti, all’incremento del fondo delle istituzioni scolastiche, all’investimento sulla formazione e sull’autoformazione dei docenti, attraverso lo strumento personale della carta per la formazione e l’aggiornamento del docente, fino ad arrivare alle risorse per l’edilizia scolastica e al bonus per la valorizzazione del merito dei docenti;
3) Rende finalmente obbligatoria e sistematica la formazione dei docenti e del personale, infrangendo un tabu rimasto vivo solo nella scuola, unica organizzazione in cui sia ancora consentito il diritto al non aggiornamento e la possibilità di non formarsi per 30 anni; ciò naturalmente a vantaggio della qualità della didattica e in difesa del diritto di apprendimento degli studenti;
4) Sancisce la trasparenza, il sistema degli open data, in un’ottica di perfetta coerenza con l’ampliamento dell’autonomia: ad una maggiore autonomia non può che corrispondere un sistema di rendicontazione sociale attraverso il quale sia possibile per la cittadinanza cogliere il percorso delle scelte e delle decisioni fino al risultato ottenuto, giudicandone l’opportunità e i limiti;
5) Potenzia l’apertura della scuola al territorio e al mondo del lavoro per centrare meglio l’obiettivo dell’apprendimento delle competenze chiave che i nostri studenti possiedono in misura inferiore ai loro colleghi europei;
1) Individua strumenti per il potenziamento digitale e per la cittadinanza di tutti i mezzi di informazione e comunicazione, ormai presenti di diritto nel nostro mondo, ma spesso assenti ingiustificati nelle aule scolastiche
2) Getta le basi per un reclutamento del personale docente affidato a meccanismi che possano garantire la scelta dei migliori e soprattutto sondare sul campo le reali capacità di esercitare una professione difficilissima che spesso si misura su soft skills che nelle procedure concorsuali non riescono ad emergere.
Una delle ragioni della protesta è che il DDL non salvaguarderebbe il governo democratico delle istituzioni scolastiche, definendo “relazioni di comando” le normali prerogative dirigenziali. Ci si dimentica tuttavia che l’attuale sistema di governance, che peraltro il DDL si propone con strumenti successivi di sottoporre ad un’agognata quanto apparentemente inarrivabile riforma, non ha nulla a che vedere con una reale partecipazione democratica. Che ne è della voce degli studenti e delle famiglie nel governo della scuola? La loro rappresentanza, leggendo i numeri, sarà sempre in minoranza e mai sarà loro garantita una reale possibilità di incidere sulle decisioni. La democrazia attuale è la democrazia della sola componente docenti , è la falsa democrazia di una scuola autoreferenziale che non accetta e non ha mai accettato intrusioni dall’esterno, disfunzione questa che gli ha consentito di restare immobile e uguale a se stessa per decenni fino ad arrivare ad essere oggi del tutto anacronistica.
Diciamo no allo sciopero del 5 maggio perché siamo consapevoli che non c’è più tempo da attendere per riformare la scuola, perché sappiamo che toccare la scuola nel nostro Paese necessita di una buona dose di coraggio e di forza; coraggio e forza che ci sentiamo di esprimere a sostegno di questo DDL, che è per noi una buona base di partenza per ricostruire una scuola migliore.
D’altra parte ci sentiamo di condividere alcuni suggerimenti per integrare e migliorare il testo del DDL:
1) Il Dirigente Scolastico, per le numerose competenze che gli vengono attribuite e per la complessità del governo delle istituzioni scolastiche, necessita di essere affiancato da figure di staff, una delle quali almeno dovrebbe poter essere sgravata dai compiti di insegnamento. Il DDL prevede tre figure di staff. Proponiamo però anche la previsione dell’istituto dell’esonero per la figura del primo collaboratore del DS;
2) Riteniamo che nella definizione dei Piani Triennali il ruolo del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Istituto non possa limitarsi ad una sola funzione consultiva, mentre dovrebbe essere pienamente deliberativa, trattandosi di materia che necessita di un apporto collegiale e di una vision condivisa;
3) Quanto alla valorizzazione del merito dei docenti, piuttosto che il parere consultivo del Consiglio di Istituto, l’attribuzione delle risorse aggiuntive andrebbe più opportunamente deliberata dal Nucleo di Autovalutazione di Istituto con il Dirigente Scolastico in funzione di Presidente, salvaguardando la componente del Collegio dei Docenti attraverso la sua rappresentanza elettiva;
4) Il testo del DDL inoltre non contempla la problematica legata al personale ATA, che rappresenta una variabile molto importante e cruciale per l’efficienza del servizio delle istituzioni scolastiche. Riteniamo utile la definizione di un organico dell’autonomia anche per il personale ATA; esso consentirebbe oltre che un’estensione dell’orario di apertura delle istituzioni scolastiche anche la soluzione di problemi legati all’uso delle ICT per gli Istituti Comprensivi non dotati attualmente di figure di Assistenti Tecnici, molto importanti per la diffusione della digitalizzazione.
Il presente documento è stato elaborato da:
Alessandra Rucci ­ DS IIS Savoia­Benincasa (AN)
Antonio Fini ­ DS IC di Arcola/Ameglia (SP)
Laura Biancato ­ DS IC di Mussolente (VI)
Salvatore Giuliano ­ DS IIS Majorana (BR)
e sottoposto successivamente ad una platea di dirigenti scolastici e docenti per una più ampia condivisione e sottoscrizione.

#iononsciopero, un appello lanciato da quattro Dirigenti scolastici
tuttoscuola.com – lunedì 27 aprile 2015
«Io non sciopero e voglio migliorare il Ddl “La buona scuola’” è il titolo dell’appello lanciato da quattro Dirigenti scolastici che dissentono dallo sciopero proclamato per il prossimo 5 maggio dalle cinque maggiori organizzazioni sindacali. Lo pubblichiamo qui di seguito invitando i nostri lettori a intervenire scrivendo al consueto indirizzo la_tribuna@tuttoscuola.com.
Pur riconoscendo che il DDL 2994 Giannini­Madia­Padoan sia suscettibile di elementi migliorativi e di chiarimenti interpretativi, ne difendiamo con forza l’impianto e il coraggio con il quale interviene a riformare la scuola con l’obiettivo di rinnovarla e renderla rispondente ai bisogni della società complessa.
Per questo vogliamo ribadire le nostre ragioni di contrarietà allo sciopero del 5 maggio, uno sciopero demagogico, peraltro proclamato nella data di svolgimento dei test del SNV (poi spostati al giorno dopo, ndr), che riteniamo strumento indispensabile per la conoscenza dello stato di salute del nostro sistema educativo e per il suo miglioramento.
Non ci sono scuse stavolta. Nessuno può parlare di tagli. Nessuno può parlare di precariato. Nessuno può parlare di distruzione della scuola pubblica.
Dove sono allora le ragioni di uno sciopero contro un DDL che interviene finalmente a precisare e definire i contorni dell’autonomia scolastica, per la quale abbiamo sempre tutti lamentato un’esistenza di principio ma una sostanziale inesistenza di fatto. Il catalizzarsi della protesta contro quello che è stato definito lo strapotere dei presidi sceriffi è almeno anacronistico. Ciò che non si vuole riconoscere è che un’autonomia necessiti di una figura dirigenziale dotata di strumenti concreti per esercitare le prerogative che gli vengono attribuite dalla legge, come in ogni organizzazione governabile.
Il DDL d’altro canto definisce con chiarezza che l’ampliamento delle prerogative del dirigente sarà accompagnato da una valutazione sulla base dei risultati ottenuti attraverso le scelte attuate Incrementa sensibilmente, come mai accaduto in passato, le risorse destinate alla scuola attraverso numerosi strumenti, dall’organico dell’autonomia, con il quale sarà possibile arricchire la proposta didattica, garantire ampie opportunità formative, personalizzare il curriculum degli studenti, all’incremento del fondo delle istituzioni scolastiche, all’investimento sulla formazione e sull’autoformazione dei docenti, attraverso lo strumento personale della carta per la formazione e l’aggiornamento del docente, fino ad arrivare alle risorse per l’edilizia scolastica e al bonus per la valorizzazione del merito dei docenti.
Rende finalmente obbligatoria e sistematica la formazione dei docenti e del personale, infrangendo un tabù rimasto vivo solo nella scuola, unica organizzazione in cui sia ancora consentito il diritto al non aggiornamento e la possibilità di non formarsi per 30 anni; ciò naturalmente a vantaggio della qualità della didattica e in difesa del diritto di apprendimento degli studenti; Sancisce la trasparenza, il sistema degli open data, in un’ottica di perfetta coerenza con l’ampliamento dell’autonomia: ad una maggiore autonomia non può che corrispondere un sistema di rendicontazione sociale attraverso il quale sia possibile per la cittadinanza cogliere il percorso delle scelte e delle decisioni fino al risultato ottenuto, giudicandone l’opportunità e i limiti.
Potenzia l’apertura della scuola al territorio e al mondo del lavoro per centrare meglio l’obiettivo dell’apprendimento delle competenze chiave che i nostri studenti possiedono in misura inferiore ai loro colleghi europei; Individua strumenti per il potenziamento digitale e per la cittadinanza di tutti i mezzi di informazione e comunicazione, ormai presenti di diritto nel nostro mondo, ma spesso assenti ingiustificati nelle aule scolastiche.
Getta le basi per un reclutamento del personale docente affidato a meccanismi che possano garantire la scelta dei migliori e soprattutto sondare sul campo le reali capacità di esercitare una professione difficilissima che spesso si misura su soft skills che nelle procedure concorsuali non riescono ad emergere.
Una delle ragioni della protesta è che il DDL non salvaguarderebbe il governo democratico delle istituzioni scolastiche, definendo “relazioni di comando” le normali prerogative dirigenziali. Ci si dimentica tuttavia che l’attuale sistema di governance, che peraltro il DDL si propone con strumenti successivi di sottoporre ad un’agognata quanto apparentemente inarrivabile riforma, non ha nulla a che vedere con una reale partecipazione democratica.
Che ne è della voce degli studenti e delle famiglie nel governo della scuola? La loro rappresentanza, leggendo i numeri, sarà sempre in minoranza e mai sarà loro garantita una reale possibilità di incidere sulle decisioni. La democrazia attuale è la democrazia della sola componente docenti , è la falsa democrazia di una scuola autoreferenziale che non accetta e non ha mai accettato intrusioni dall’esterno, disfunzione questa che gli ha consentito di restare immobile e uguale a se stessa per decenni fino ad arrivare ad essere oggi del tutto anacronistica.
Diciamo no allo sciopero del 5 maggio perché siamo consapevoli che non c’è più tempo da attendere per riformare la scuola, perché sappiamo che toccare la scuola nel nostro Paese necessita di una buona dose di coraggio e di forza; coraggio e forza che ci sentiamo di esprimere a sostegno di questo DDL, che è per noi una buona base di partenza per ricostruire una scuola migliore.
D’altra parte ci sentiamo di condividere alcuni suggerimenti per integrare e migliorare il testo del DDL. Il Dirigente Scolastico, per le numerose competenze che gli vengono attribuite e per la complessità del governo delle istituzioni scolastiche, necessita di essere affiancato da figure di staff, una delle quali almeno dovrebbe poter essere sgravata dai compiti di insegnamento. Il DDL prevede tre figure di staff. Proponiamo però anche la previsione dell’istituto dell’esonero per la figura del primo collaboratore del DS.
Riteniamo che nella definizione dei Piani Triennali il ruolo del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Istituto non possa limitarsi ad una sola funzione consultiva, mentre dovrebbe essere pienamente deliberativa, trattandosi di materia che necessita di un apporto collegiale e di una vision condivisa.
Quanto alla valorizzazione del merito dei docenti, piuttosto che il parere consultivo del Consiglio di Istituto, l’attribuzione delle risorse aggiuntive andrebbe più opportunamente deliberata dal Nucleo di Autovalutazione di Istituto con il Dirigente Scolastico in funzione di Presidente, salvaguardando la componente del Collegio dei Docenti attraverso la sua rappresentanza elettiva; Il testo del DDL inoltre non contempla la problematica legata al personale ATA, che rappresenta una variabile molto importante e cruciale per l’efficienza del servizio delle istituzioni scolastiche.
Riteniamo utile la definizione di un organico dell’autonomia anche per il personale ATA. Esso consentirebbe oltre che un’estensione dell’orario di apertura delle istituzioni scolastiche anche la soluzione di problemi legati all’uso delle ICT per gli Istituti Comprensivi non dotati attualmente di figure di Assistenti Tecnici, molto importanti per la diffusione della digitalizzazione.
Il presente documento è stato elaborato da: Alessandra Rucci DS IIS Savoia­Benincasa (AN) Antonio Fini ­ DS IC di Arcola/Ameglia (SP) Laura Biancato ­ DS IC di Mussolente (VI) Salvatore Giuliano ­ DS IIS Majorana (BR)

Scuola, protesta allargata ma spuntano i favorevoli
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La scuola non è dei sindacati, è degli studenti ultima modifica: 2020-03-19T21:06:21+01:00 da Gilda Venezia
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