La scuola non è più una cosa seria

di Luigi Labruna, la Repubblica di Napoli, 22.5.2018

– Notizie, relative alle scomposte trattative per formare il governo e alla disastrata nostra scuola, anche se in apparenza differenti, meritano insieme attenzione giacché hanno un comune denominatore: la «mancanza di serietà». Requisito del quale il Paese avrebbe enorme bisogno. Ma del quale son privi quei parvenus della politica che, dominando o avendo dominato negli ultimi anni i partiti, hanno tentato e tentano di impadronirsi, tramite questi, delle Istituzioni che, invece, si alimentano di serietà e responsabilità.

Doti di cui si nutrono anche le regole della civiltà giuridico-politica che quei raffazzonati statisti hanno mostrato e mostrano di ignorare o voler stravisare.
Sì da spingere finalmente il paziente Mattarella a infliggere ai nuovi rampanti una «’mparat’e crianza» istituzionale, con richiamo al rispetto della «grammatica della democrazia», che (si sa) attribuisce a lui, e non ad altri, il potere di nominare il premier e, su proposta di questi, i ministri. Atti ai quali seguiranno il programma di governo e la concessione o il diniego della fiducia.

Lezione inutile, se è vero che i destinatari hanno continuato per settimane a tenere in ostaggio il Paese litigando sul programma da far «eseguire» da premier e ministri da loro stessi di fatto «nominati».
Cialtronerie che il Presidente ha troppo a lungo tollerato.

Ora notizie fresche sulla scuola, fra le tante. La preside (o come si chiama) di un liceo di Bari ha vietato di andare in classe esibendo «nudità ascellari e inguinali, pance scoperte, gambe maschie pelose, sandali infradito e canottiere succinte». Un suo collega di Angri ha imposto di non entrare nell’istituto «in shorts, bermuda, canotte e simili». Finalmente «un po’ di serietà!» verrebbe da dire. Se non fosse che entrambi sono stati subissati da accuse di «discriminare» i poveri ragazzi che «attraverso l’abbigliamento esprimono la libertà di essere sé stessi».

Come stupirsi poi del moltiplicarsi di studenti che «bullizzano» gli insegnanti con minacce, sconcezze, facendoli inginocchiare. O prendendoli a schiaffi e mandandoli all’ospedale com’è successo 4 giorni fa a Miano e, in contemporanea, a Fuorigrotta (dove a picchiare è stata una madre)? Un tempo (esagerando) quei giovani delinquenti li si cacciava da tutte le scuole e, se maggiorenni, passavano qualche notte in guardina.
«Non capisco il clamore» ha invece biascicato, indegno, il prof messo in ginocchio: «Dopo, mi ha chiesto scusa …».

Frattanto, in attuazione di una «direttiva antibullismo» della improbabile ministra Fedeli, un istituto di Roma, nel suo Regolamento, a proposito di «ciò che potrebbe fare la scuola per un bullo», a pagina 47 ha scritto: «Bisognerebbe aiutarlo a comprendere la conseguenza del suo gesto… attivando, ad esempio, laboratori teatrali in cui simulare il conflitto fra pari o pensare a un percorso fatto di stimoli, immagini, racconti…». Che volete sperare? Serietà, per favore.

Solo un po’ di serietà.

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La scuola non è più una cosa seria ultima modifica: 2018-05-22T22:02:56+01:00 da Gilda Venezia
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