La vittima di bullismo può picchiare i suoi persecutori

LeggePerTutti_logo15di Paolo Remer, La legge per tutti, 10.9.2019

– La reazione violenta di un ragazzo che rompe i denti a un compagno è scriminata quando avviene in un contesto di bullismo reiterato e ignorato dalla scuola.

A volte, l’esasperazione giustifica e così tirare un pugno in faccia a un ragazzo autore di bullismo rompendogli i denti non è reato. Di qui a dire che è legittimo per la vittima di bullismo difendersi da sé e che, quindi, può picchiare i suoi persecutori poco ci manca: ma ci è quasi arrivata la Cassazione con una recentissima sentenza [1] che farà discutere, anche perché critica la scuola e le istituzioni quando non muovono un dito contro il triste fenomeno del bullismo e così, di fatto, costringono il ragazzo che ne è vittima a farsi giustizia da solo, non trovando altra via d’uscita per interrompere queste mortificazioni.

La reazione della vittima è da capire, afferma la Cassazione: l’adolescente è stato vittima di bullismo per molto tempo e ha subito «comportamenti prevaricatori, aggressivi, mortificanti e reiterati» per come emerge agli atti del processo. In casi del genere, la risposta giudiziaria non può «ignorare le condizioni di umiliazione a cui l’adolescente in questione è stato ripetutamente sottoposto». Queste «condizioni vittimizzanti» possono causare reazioni aggressive e il giudice non può ignorare le cause che hanno determinato queste azioni violente, deve invece tenerne conto.

Così il giudice, in questi casi, non può limitarsi a condannare il gesto del momento, cioè la violenta reazione con la quale il ragazzo ha rotto denti e labbro al suo persecutore, ma deve tener conto di tutti questi fenomeni che avevano preceduto l’aggressione, per arrivare ad emettere una decisione che sia complessivamente giusta perché ha tenuto conto di tutti fattori e non soltanto dell’ultimo episodio. Il pugno, cioè, va inserito nel contesto che lo ha determinato.

C’è comprensione per il gesto pur violento ed eccessivo del ragazzo bullizzato: «E’ doveroso – continua la sentenza – che l’ordinamento si dimostri sensibile verso coloro che sono esposti continuamente a condizioni vittimizzanti idonee a provocare e ad amplificare le reazioni».

E qui arriva la stoccata contro le istituzioni e la scuola in particolare, quando non intervengono per arginare il fenomeno del bullismo e per sostenere chi ne è vittima: nel caso esaminato, non era stata fatta un’indagine «per chiarire se la scuola si fosse fatta carico di predisporre interventi di contrasto della piaga del bullismo attraverso un programma serio e articolato fondato su specifiche direttive psicopedagogiche e su forme di coinvolgimento dei genitori».

Per questo, la sentenza ha annullato la precedente condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Catanzaro che risarciva il danneggiato con la somma di oltre 14 mila euro. I giudici calabresi avevano dato peso al fatto che la reazione violenta fosse stata “a freddo”, cioè a distanza di qualche settimana dagli episodi di bullismo. Il processo non è finito, ma tornerà in Appello e stavolta la Corte, nel decidere il caso, dovrà attenersi a questi principi sanciti dalla Cassazione.

Insomma, le vittime di bullismo non possono essere lasciate sole, occorre un sostegno della scuola e delle istituzioni e un’azione di contrasto a questi fenomeni purtroppo ancora troppo frequenti. In assenza di questo, la Cassazione dice che non si può condannare la vittima che dà un pugno al suo bullo; ne era stato in balia per troppo tempo e questa reazione violentaera in concreto per lui l’unica via d’uscita per spezzare la situazione.

Note

[1] Cass. sent. n.22541/19 del 10 settembre 2019.

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La vittima di bullismo può picchiare i suoi persecutori ultima modifica: 2019-09-11T05:55:28+02:00 da Gilda Venezia
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