L’Apocalisse della Scuola?

di Vincenzo Pascuzzi, La scuola brucia! / School is Burning!,  13.4.2020

– Azzolina nomina 4 esperti: Giuseppe Paschetto di Biella, Antonella Accili di Pesaro, Amanda Ferrario di Busto Arsizio e Salvatore Giuliano di Brindisi.

Il messaggio esplicito che Amanda Ferrario e altri dirigenti non hanno voluto trattenere.

«Vergognatevi! E abbiate la dignità di tacere».


La scuola non è dei sindacati, è degli studenti


LA SCUOLA NON E’ DEI SINDACATI, E’ DEGLI STUDENTI.
Lasciateci lavorare!

Sulla nota “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza” a firma del Capo Dipartimento all’istruzione Marco Bruschi, oggi abbiamo letto di tutto. Note sindacali, dichiarazioni di intenti, articoli su testate che si dovrebbero occupare di scuola.
Un comunicato unitario delle sigle sindacali rappresentative chiede al MI che sia immediatamente ritirata la nota Bruschi perché “contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali”. Un altro di Snadri invoca la libertà di insegnamento per contestare la didattica a distanza. Noi dirigenti scolastici vorremmo farvi avere un messaggio semplice:
VERGOGNATEVI!
E abbiate la dignità di tacere.
● La nota Bruschi fornisce linee guida di buon senso oltre che di impatto organizzativo e didattico, che aiuteranno le scuole a non lasciar indietro nessuno. E’ un documento di carattere pedagogico che dimostra un’attenzione specifica alla qualità del servizio di istruzione in condizioni di emergenza.
Conferma che la scuola è PER GLI STUDENTI.
La scuola persegue il costituzionale diritto allo studio.
In un momento di grandissima difficoltà, non solo del Paese, ma del mondo intero, dobbiamo recuperare i valori fondanti della nostra Nazione scritti con sapienza e lungimiranza nella nostra bellissima Costituzione.
È ora di smetterla di trincerarsi dietro il contratto, generando l’idea che si stia facendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza.
Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Quello per cui a fine mese tutti veniamo pagati, mentre c’è un’Italia che non sa come tirare a campare, ditte che chiudono, persone che per stare in smart working devono prendere ferie.
In questi giorni assistiamo al rientro in servizio di anziani medici in pensione e all’assunzione immediata di giovani appena laureati, che si mettono al servizio del Paese. C’è un esercito di personale della sanità in prima linea, che corre rischi abnormi, fino a sacrificare la propria salute e la vita.
Noi che abbiamo il privilegio (sì, il privilegio!) di poter garantire il diritto allo studio ai nostri ragazzi, dobbiamo servire lo Stato per il quale lavoriamo e piantarla di coltivare il nostro orticello, guardando in faccia la realtà.
La scuola deve fare tesoro di questa crisi.
Formazione obbligatoria, per tutti, valutazione per competenze, uso di tecnologie nella didattica. Sono anni che ci riempiamo la bocca con queste parole, adesso è il momento di metterle in pratica, tirarsi su le maniche e fare comunità.
Non ci sono dirigenti contro docenti. C’è la scuola. Tutta.
Lavoriamo e stiamo zitti, invece di alzare la voce per fare retorica, disquisendo sui termini quali “sospensione delle attività didattiche” o “chiusura delle scuole”.
E smettiamola una volta per tutte di pensare ai nostri diritti: cominciamo ad adempiere ai nostri doveri, fino in fondo, con professionalità.
In ultimo chiediamo a chi urla ai quattro venti invocando la libertà di insegnamento, di informarsi bene. Il docente non è libero di insegnare oppure no. E nemmeno di scegliere cosa insegnare. Il docente si allinea al PTOF della sua scuola, si attiene alle Indicazioni Nazionali, organizza il suo lavoro in raccordo con i documenti della scuola in cui esercita il suo ruolo, e alle disposizioni che il Ministero emana, come in quest’ultimo caso.
Siamo stanchi della scuola ostaggio di lobbies sindacali cieche e sorde ai reali bisogni formativi dei nostri studenti.
Amanda Ferrario, ITE Tosi, Busto Arsizio (VA)
Aluisi Tosolini, Liceo Bertolucci, Parma (PR)
Laura Biancato, IIS Mario Rigoni Stern Asiago (VI)
Alessandra Rucci, IIS Savoia Benincasa Ancona
Ornella Castellano IC Falcone Copertino Lecce
Alfina Bertè I.C. Giovanni XXIII Acireale (CT)
Daniela Venturi ISI Sandro Pertini Lucca (LU)
Antonio F. Pistoia, Polo Liceale Rossano (CS)
Patrizia Santini, IC Ai nostri caduti, Trezzo sull’Adda (MI)
Massimo Belardinelli, I° Circolo Didattico “S. Filippo” Città di Castello (PG)
Gabriella Benzi, IC Govone, Govone (Cuneo)
Raffaella Piatti, ICS di Fino Mornasco (CO)
Maria Vittoria Amantea,DS IIS Falcone-Righi, Corsico (MI)
Laura Lucia Corradini, IC Emanuela Loi – Mediglia (MI)
Paola Viccardi IIS Pacioli Crema (CR)
Rosanna Genni, ISIS Europa di Pomigliano d’Arco (NA)
Rosa Scarcia IISS Marco Polo Bari (BA)
Uda Rosella, I.I.S. G. A. Pischedda di Bosa (OR)
Alessandra Patti, IC di Sestu (CA)
Giulia Guglielmini, Convitto Nazionale Umberto I, Torino (TO)
#lascuolacheresiste – Italia 18/03/2020

Didattica a distanza: ANP, Italia Viva e diversi DS

contro la richiesta sindacale di ritiro della circolare Bruschi

La richiesta sindacale di ritiro della “circolare Bruschi” sulla didattica a distanza sta provocando anche reazioni contrarie.
di Reginaldo Palermo – 18 marzo 2020
La posizione di Italia Viva
Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura della Camera, non ha dubbi: “Trovo stupefacente la richiesta sindacale di ritirare la nota sulla didattica a distanza e di essere ricevuti dal ministro. In questo momento di emergenza nazionale tutti stanno facendo la propria parte. Le scuole autonome, i dirigenti, i docenti e il personale Ata sono in prima linea per garantire a bambini e ragazzi che la scuola continui a essere quella comunità votata ad un percorso educativo non solo nozionistico”.
La nota del 17 marzo, secondo Toccafondi, nel rispetto dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, fornisce “indicazioni per supportare chi ha meno dimestichezza con la didattica a distanza e per dare omogeneità e coerenza alle iniziative delle singole scuole”.
Dirigenti di scuole innovative
Un gruppo di dirigenti scolastici di diverse scuole d’Italia, tutte molte attive in percorsi di innovazione seguiti e monitorati dallo stesso Indire, ha sottoscritto un documento in cui chiamano in causa sia il comunicato dei sindacati del comparto sia quello dello Snadir.
“Noi dirigenti sindacali vorremmo farvi avere un messaggio semplice: vergognatevi, e abbiate la dignità di tacere”.
“La nota Bruschi – scrivono – fornisce linee guida di buon senso oltre che di impatto organizzativo e didattico, che aiuteranno le scuole a non lasciar indietro nessuno. E’ un documento di carattere pedagogico che dimostra un’attenzione specifica alla qualità del servizio di istruzione in condizioni di emergenza. Conferma che la scuola è per gli studenti”.
“È ora di smetterla di trincerarsi dietro il contratto – scrivono ancora i dirigenti – generando l’idea che si stia facendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza. Stiamo solo facendo il nostro lavoro. In questi giorni assistiamo al rientro in servizio di anziani medici in pensione e all’assunzione immediata di giovani appena laureati, che si mettono al servizio del Paese. C’è un esercito di personale della sanità in prima linea, che corre rischi abnormi, fino a sacrificare la propria salute e la vita”.
“Non ci sono dirigenti contro docenti – concludono – c’è la scuola. Tutta. Lavoriamo e stiamo zitti, invece di alzare la voce per fare retorica, disquisendo sui termini quali sospensione delle attività didattiche o chiusura delle scuole”.
ANP: “Tanto vale aprire la vertenza contro il coronavirus”
L’Anp prende posizione con un comunicato in cui non manca l’ironia, già a partire dal titolo (“Pavlov è vivo”)
L’organizzazione di Antonello Giannelli così commenta la reazione unitaria dei sindacati alla nota ministeriale in materia di didattica a distanza: “E’ tanto immediata ed automatica da evocare riflessi pavloviani, in un momento e in un contesto in cui sarebbero invece auspicabili atteggiamenti ben più meditati e consoni alla gravità del passaggio in cui ci troviamo”.
Usando toni più seri Anp sottolinea che la “pretesa” sindacale che la questione venga affrontata in sede di confronto fra le parti è del tutto infondata: “E’ poi contestabile l’assunto stesso da cui ci si muove: che si tratti di organizzazione del lavoro. No, qui si tratta della natura del lavoro, dei suoi obiettivi e dei suoi metodi. Qui è scontato che le lezioni non riprenderanno di fatto e, nella migliore delle ipotesi, prima di Pasqua: e sono in molti a pensare, magari senza dirlo, che più probabilmente si va a maggio o che forse, per quest’anno, le lezioni in classe sono pure finite”.
Anche se poi le stilettate continuano: “Di fronte a un tale scenario, che rischia di compromettere, con l’anno scolastico, anche il futuro di un’intera generazione di giovani, cosa ci sa dire il sindacato? Fermi tutti, dovete discuterne con noi! Tanto varrebbe aprire una vertenza con il virus in persona, che ha sconvolto unilateralmente l’organizzazione di tutto il mondo del lavoro senza confrontarsi con i sindacati”.

La scuola non è dei Dirigenti, la fanno i Docenti.Lasciateci lavorare

21 marzo 2020
Nel bel mezzo di una catastrofe, che sta uccidendo migliaia di persone, qualche ex insegnante, appartenente ad una frangia minoritaria, oggi dirigente scolastico, si è intromesso in questioni che riguardano livelli e ruoli molto più alti del suo, creando inutili tensioni.
La scuola di tutto ha bisogno in questo momento tranne che di sparuti personaggi in cerca di visibilità. Evidentemente per chi si sente confinato alla periferia dell’impero è eccitante avere una piccola ribalta mediatica al di fuori del contado e contemporaneamente farsi bello agli occhi di qualche neo nominato del sottobosco governativo, recentemente insediatosi in quel di Viale Trastevere.
Sembra paradossale che qualche soggetto mostrandosi continuamente come “superiore” e “importante”, non mancando di far trasparire una certa aderenza politica, talvolta non priva di prebende sindacali, poi si abbassi sgomitando, facendosi notare da un neo nominato di opposta fazione, che al massimo è riuscito ad ottenere i consensi per fare il consigliere provinciale di opposizione.
I docenti stanno dando una grande prova di dedizione facendo il massimo del possibile per garantire il diritto allo studio, alcuni (fortunatamente una minoranza) dirigenti scolastici, che rappresentano solo se stessi, evidentemente non sapendo come passare il tempo pensano di infastidirli, controllarli, porre dei paletti tanto per sentirsi “capi”.
Dev’essere dura per certuni non poter avere nessuno da “comandare” ed accontentarsi di doverlo fare on line, non è la stessa cosa ed iniziano a mostrare l’agitazione di chi non sa come passare il tempo.
Gli studenti hanno bisogno di insegnanti, non sappiamo cosa farcene di certi dirigenti.
In questi giorni assistiamo al rientro in servizio di anziani medici in pensione e all’assunzione immediata di giovani appena laureati, che si mettono al servizio del Paese offrendosi volontari, persone che rischiano la vita, e codesti personaggi vanno contro a chi in questo marasma cerca di garantire un minimo di scuola, preoccupandosi che di fronte ad una situazione emergenziale ciò avvenga nel rispetto delle regole della Costituzione.
i arrabbiano perché abbiamo ricordato a qualche burocrate ministeriale che certe decisioni si prendono con chi è stato eletto da quelli che la scuola la fanno, gli atti unilaterali vanno bene a casa propria non quando si tratta di situazioni collettive.
La scuola sta facendo tesoro di questa crisi, nel rapporto tra docente e alunno si sta dimostrando che spesso i dirigenti sono un elemento di troppo.
Le uscite vergognose ed insultanti dimostrano che la creazione della dirigenza scolastica e la soppressione della figura del preside, avvenuta una ventina anni fa, si rivela sempre di più un grave danno alla scuola.
In ultimo, chiediamo a chi pretende di comprimere la libertà di insegnamento di informarsi bene: l’articolo 33 della Costituzione non è stato abrogato, qualsiasi nostro studente potrebbe ricordargli che le norme costituzionali prevalgono rispetto alla delibera di un organo collegiale scolastico, spesso malamente presieduto, alle Indicazioni Nazionali che sono un atto ministeriale e che gli atti amministrativi non comprimono norme costituzionali.
Siamo stanchi di capetti che rappresentano solo se stessi, i quali, pur essendo minoranza, vogliono incidere sui reali bisogni di docenti e studenti, permettendosi di fare la voce grossa quando non hanno i numeri nemmeno per contare in un ballatoio.
Noi che rappresentiamo centinaia di insegnanti vorremmo farvi avere un solo messaggio: abbiate PUDORE!
Salvatore Pizzo
Coordinatore Gilda degli Insegnanti Parma e Piacenza

Scuola, Azzolina arruola come superconsulente un prof di Biella candidato M5S alle Regionali

Insegnante in pensione, divenne famoso per aver lanciato con gli allievi un crowfunding per salvare l’isola di Budelli
di Paolo La Bua – 12 aprile 2020
Un biellese super-consulente del ministro della pubblica istruzione, Lucia Azzolina. Si chiama Giuseppe Paschetto. L’annuncio l’ha fatto direttamente l’ex insegnante di matematica e scienze nella scuola media di Mosso/Valdilana, nell’alto Biellese, sulla propria pagina Facebook. Il docente, che, come la Azzolina, fa parte del Movimento Cinque Stelle, ha scritto: “Ho ricevuto in questi giorni il decreto a firma del ministro dell’istruzione di incarico di consulenza per l’innovazione didattica e la formazione. Sarò in un gruppo con tre dirigenti scolastici all’avanguardia. Sono contento di poter dare il mio contributo per l’innovazione scolastica a fianco di un ministro che stimo e in cui ho fiducia, mentre anche la scuola sta vivendo il momento più difficile dell’Italia repubblicana”.
Paschetto, 65 anni, stimato e conosciuto docente del territorio, soprattutto per i suoi metodi d’insegnamento alternativi, era stato candidato nelle scorse elezioni regionali nelle fila del Movimento 5 Stelle senza successo. L’anno scorso, invece, era stato in gara per il titolo di “Global Teacher Prize 2019”, prestigioso riconoscimento per gli insegnanti più qualificati e innovativi a livello mondiale; in pratica fu l’unico docente italiano in lizza su cinquanta selezionati per la finale a Dubai.
Oggi in pensione, Paschetto ha ancora scritto sul proprio profilo social: “E’ davvero un grande risultato ottenuto dal ministro, aver mantenuto lo stesso organico di docenti a fronte di una riduzione degli alunni per denatalità permettendo così di ridurre il numero di studenti per classe, e poi l’accordo con la Rai per potenziare l’offerta formativa per la didattica a distanza”.
Paschetto in tanti anni di lavoro aveva coniugato ambientalismo, scuola e territorio. Qualche anno fa, per esempio, era salito agli onori delle cronache nazionali con l’iniziativa del “salvataggio” dell’isola di Budelli, nel parco naturale dalla Maddalena, in Sardegna. Il docente insieme ai suoi alunni aveva organizzato e lanciato una campagna di crowdfunding molto efficace. Nel Biellese, invece, aveva promosso l’installazione di una serie di frasi e messaggi positivi nel tristemente famoso viadotto della Pistolasa, noto anche per i tanti suicidi.
Foto: Paschetto con la ministra Azzolina

L’intervista a Giuseppe Paschetto, il professore che insegna con la felicità interna lorda

È stato scelto tra i 50 migliori insegnanti al mondo per il Global Teacher Prize della Varkey Foundation: il professore di Mosso, 1.500 abitanti in provincia di Biella, insegna ai suoi alunni come diventare cittadini attivi attraverso i cieli stellati e le emozioni
di Felice Florio – 26 marzo 2019
«Il mio metodo? Non annoiarsi, mai». Giuseppe Paschetto è uno di quegli insegnanti che, nonostante il momento difficile vissuto dalla categoria, ha scelto di essere più di un docente. Dalla scuola media di Mosso, piccolo paesino di 1.500 abitanti in provincia di Biella, il suo metodo rivoluzionario è arrivato sino a Dubai: il professore italiano è stato scelto tra i 50 migliori insegnanti al mondo.
Non è arrivato al primo posto del Global Teacher Prize della Varkey Foundation. Ma la candidatura al “Nobel per l’insegnamento” ha reso celebre la sua Mathemotion, «uno sforzo continuo a coniugare emozioni e interessi dei giovani con quello che normalmente si trova sui libri di testo».
Anche a Paschetto i muri dell’aula stanno stretti: «Come gli alunni, anch’io rischio di annoiarmi troppo in classe. Per questo facciamo spesso attività all’aria aperta, insegno il teorema di Euclide andando a misurare l’altezza degli edifici attraverso la loro ombra sul terreno».
Professore, il suo segreto per farsi seguire dai ragazzi?
«Lavorare tanto e prepararmi bene. Ovvio, sarebbe più semplice andare in classe e spiegare quello che c’è sul libro, come è scritto sul libro. Ma se ti prepari bene gli argomenti ed entri in sintonia con i ragazzi, riesci a capire come far apprendere cose distanti dai loro interessi. Si divertono loro, e non mi annoio io. Vederli felici è essenziale per appassionarmi. Non ci sono segreti, se non la passione. Infatti ho convinto anche gli altri docenti ad adottare come metro di giudizio la Felicità interna lorda».
A quell’età, è più importante saper fare le funzioni goniometriche o imparare a voler bene agli altri?
«La matematica non deve essere per forza qualcosa di tecnico. Attraverso la matematica e la scienza si possono creare relazioni significative. Si può spiegare un teorema o un principio scientifico anche giocando, facendo meditazione, escursioni nella natura. L’interesse dei ragazzi cresce esponenzialmente. A differenza delle lezioni da dietro la cattedra, do stimoli continui e i ragazzi, lavorando sempre in gruppo, imparano più in fretta a risolvere autonomamente i problemi».
Un lavoro bistrattato (economicamente e non solo): come vede la situazione della categoria dei docenti in Italia?
«Ha ragione, è un lavoro bistrattato. A Dubai, per esempio, il lavoro dei docenti è stato apertamente dichiarato il più importante del mondo. Semplicemente perché con l’insegnamento si costruisce il futuro dei prossimi cittadini. È indispensabile che venga riconosciuto il ruolo del docente: è dimostrato che quando i ragazzi riconoscono il docente i risultati sono migliori. E per questo serve un’attenzione maggiore da parte delle famiglie, ma prima di tutto delle istituzioni».
Qualche attività particolare?
«Esiste ormai da anni il Gruppo alpinistico scolastico. Io e altri insegnanti accompagniamo studenti e genitori alla scoperta dell’ambiente montano. Ogni domenica, al di fuori dall’orario scolastico. Facciamo esperimenti di scienza, ma anche di socializzazione. D’estate poi facciamo un trekking di più giorni in Valle d’Aosta, dormire insieme rafforza lo spirito del gruppo e stimola la curiosità nella scienza attraverso la bellezza.
Ma senza andare in montagna, mi piace utilizzare le piastrelle del cortile piuttosto che il quaderno per spiegare il piano cartesiano. Molto carino è stato anche Equazioni corporee: un’attività di matematica pura. Attraverso il movimento, i ragazzi, divisi in termini x e y, hanno dovuto spostarsi da una parte all’altra dell’aula, cambiare segno e collaborare fino a risolvere l’equazione. Ed erano loro l’equazione, un’equazione umana».
Giuseppe Paschetto

Si prepara scuola del futuro, Ministro Azzolina nomina esperti

di innovazione didattica e formazione

di redazione – 12 aprile 2020
Il Ministro Azzolina ha firmato il decreto con cui conferisce incarico di consulenza ad esperti di innovazione didattica e formazione.
Un tassello che si aggiunge alla preparazione del nuovo anno scolastico ma in generale alla scuola del futuro, dopo la notizia dello scongiurato tagli agli organici che permetterà di ridurre il numero di alunni per classe.
A darne notizia è il Prof. Giuseppe Paschetto, insegnante oggi in pensione di Matematica e Scienze a Mosso (BI) entrato nel 2019 nel gruppo dei 50 super insegnanti scelti e nominati ambasciatori della Varkey Foundation per il Global Teacher Prize. Lui stesso racconta il proprio metodo di lavoro in una intervista
Insieme a lui ci saranno tre Dirigenti Scolastici: Antonella Accili di Pesaro, Amanda Ferrario di Busto Arsizio e Salvatore Giuliano di Brindisi.
E’ probabile che il gruppo comprenda anche altre persone, ma il decreto al momento non risulta pubblicato sul sito del Ministero.
12 Apr 2020 – 7:33 – redazione

Scuola, addio lezioni da un’ora: gli alunni fanno 10 minuti di pausa.

A Piandimeleto parte la “rivoluzione” della didattica

 

La scuola del paese in provincia di Pesaro accoglie per la prima volta in Italia il metodo finlandese che garantisce ai bambini un tempo in cui andare in palestra, in giardino oppure sistemare l’aula per trasmettere il senso di cura per i beni comuni. Non solo, la settimana sarà divisa per evitare la stratificazione: metà per le materie umanistiche, metà per quelle scientifiche
di Alex Corlazzoli – 28 gennaio 2019
Addio alla lezione da sessanta minuti. All’istituto comprensivo di Piandimeleto (Pesaro) i bambini hanno diritto a dieci minuti di pausa ogni ora. Si chiama Mof, il metodo adottato per la prima volta in Italia da questa scuola e significa modello organizzativo finlandese. L’idea, infatti, è “copiata” dalla Finlandia dove i bambini fanno cinquanta minuti di lezione. Ma non basta. A Piandimeleto oltre a ridurre il tempo dedicato all’apprendimento per lasciare uno spazio di relax ai bambini hanno deciso di adottare un nuovo modello di organizzazione didattica: in una giornata non si fanno più materie diverse ma la settimana è divisa in due giorni e mezzo dedicati alle materie umanistiche e altri due giorni e mezzo per fare scienze, matematica, geografia e motoria. Una proposta, quest’ultima, nata da una sperimentazione portata avanti da Raffaele Ciambrone, pedagogista e funzionario del ministero dell’Istruzione.
Il tutto è stato pensato nell’ottica di offrire ai bambini una scuola capace di rinnovarsi. Una rivoluzione che non ha comportato alcun cambiamento negli orari scolastici (la lezione inizia e finisce sempre alla stessa ora) e che è stata condivisa con i genitori che hanno apprezzato lo sforzo fatto da tutti i docenti e dalla dirigente Antonella Accili che segue il progetto in prima persona.
Un modello nuovo che ha portato benefici ai bambini: “Con questa sperimentazione – spiega la preside – si elimina la stratificazione del sapere, si aumentano la conoscenza, l’attenzione, la responsabilità e l’autonomia degli alunni. Abbiamo notato che c’è una maggiore rapidità di apprendimento. I ragazzi ora studiano ma hanno la possibilità anche di sperimentare visto che buona parte della lezione è laboratoriale. Questo permette di ricordare maggiormente ciò che hanno appreso. Infine, grazie a questo metodo c’è una valorizzazione dei talenti e una promozione dell’affettività nei confronti della scuola”.
La lezione da cinquanta minuti di cui trenta frontali e venti di apprendimento cooperativo permette ai ragazzi di avere dieci minuti da dedicare a se stessi, per andare in palestra o in giardino ma anche per rimettere in ordine l’aula sviluppando quel senso di cura che è necessario in una comunità scolastica. “A Piandimeleto – spiega Accili – abbiamo delle vere e proprie zone di relax con divani, computer che i ragazzi possono usare in quel tempo dedicato a loro. Da noi, inoltre, la scuola resta aperta il pomeriggio e i ragazzi hanno il minimo di compiti da fare a casa”. La preside va orgogliosa anche della sperimentazione che riguarda le materie: “Avere dei blocchi disciplinari permette di fare una full immersion di un argomento evitando la stratificazione dei saperi”. Una sperimentazione che sta prendendo piede visto che quest’anno è nata una rete di scuole che hanno aderito al Mof e al Modi. Tra queste anche il plesso di Canavaccio dell’istituto comprensivo “Volponi” che da settimane ha avviato la formazione dei propri docenti per essere in grado di partire con la sperimentazione il prossimo anno scolastico.

Le competenze nell’innovazione: la scuola verso il Futuro.

Convegno a PiandimeletoIl ministro Bussetti

e quei quarantanove viaggi a casa sua pagati coi soldi pubblici

di Admin22 Novembre 2017

Piandimeleto-Altro appuntamento di prestigio targato “Evangelista da Piandimeleto”, l’Istituto Comprensivo diretto dalla preside Antonella Accili, che dopo aver portato nel piccolo comune del Montefeltro l’avveniristica didattica cooperativa, le moderne Aule 3.0, l’Intercultura con gemellaggi in tutta Europa, organizza per il secondo anno consecutivo un convegno nazionale destinato a docenti, dirigenti scolastici ed operatori del settore educativo. Tema del prestigioso convegno, letteralmente preso d’assalto da docenti di tutta Italia, saranno le competenze didattiche in chiave europea e l’innovazione nel mondo della scuola.
Temi di vasto respiro, cui la scuola italiana testimonia il concreto interesse dei propri docenti e dirigenti: tra questi ultimi, Antonella Accili, da quattro anni al timone dell’Istituto Comprensivo che orbita sui comuni di Piandimeleto, Lunano, Belforte all’Isauro e Frontino, pare più che mai interessata a favorire la divulgazione delle ultime metodologie didattico pedagogiche.
“Sempre più spesso – dice la Dirigente Accili – sentiamo termini quali competenze, società fluida, nativi digitali, didattica cooperativa: termini che spesso non riescono a tenere il passo della vera evoluzione della società, specialmente di quella in età scolare, ecco perché mi pare appropriato, ora, organizzare un nuovo convegno che permetta ai docenti di aggiornarsi in maniera concreta, con un ventaglio di relatori che, per eterogeneità, ben rappresentano ciò che oggi la scuola deve poter offrire alle famiglie italiane”.
Dopo il convegno 2016, su temi come inclusione e integrazione, la Dirigente sceglie un argomento più che mai attuale, che si lega ai precedenti come loro naturale evoluzione: non c’è reale inclusione senza un’adeguata proposta innovativa ed in linea con le competenze europee.
Nell’arco dei due giorni, saliranno sul palco della suggestiva Sala del Trono del Castello di Piandimeleto numerosi relatori, provenienti da tutta la Penisola e da diversi ambiti, inerenti al mondo della pedagogia, ma anche da quello del sociale. Esponenti della scuola, insegnanti con progetti sperimentali, teologi, pedagogisti, psicologi, rappresentanti del MIUR, docenti universitari: una carrellata di nomi ed argomenti che pare abbracciare il tema dell’innovazione e delle competenze a tutto tondo. “La scelta di una proposta così differenziata – prosegue l’Accili – può trarre in inganno: non si tratta di affrontare con numerose chiavi di lettura un argomento ostico e mal digeribile, bensì di leggere in chiave dinamica e originale l’attuale cammino della scuola europea. Competenze e innovazione traslano su punti di vista eterogenei ma assolutamente complementari, ecco perché ho voluto proporre i temi del convegno raccontati non solo da chi quotidianamente li vive tra i banchi di scuola, ma anche da coloro che sanno offrirne una chiave di lettura filosofica e sicuramente originale, affiancati da interventi concreti e funzionali”.
A chi è rivolto il convegno? Quale la platea attesa? Di nuovo la vulcanica dirigente spiega che l’offerta è rivolta a tutti gli operatori della scuola che accettano la quotidiana sfida che la scuola impone: in un panorama in cui la didattica risulta ancorata ad un recente passato, in cui la trasmissione dei saperi era stratificata e verticale, è necessario avere la voglia ed il coraggio di mettersi costantemente in discussione, rivedendo strategie e strumenti, ripensando ad un diverso coinvolgimento dei soggetti che vivono la scuola, riconsiderando la funzione delle dinamiche della classe e perfino investendo sul rinnovamento della struttura stessa della scuola, che in alcuni casi diventa essa stessa una sorta di quaderno operativo fatto di pareti e soffitti su cui scrivere e leggere.
Un’ultima considerazione, Dirigente Accili: come si accorda un ambizioso convegno dall’ampio respiro nazionale, con una location apparentemente decentrata e lontana dai centri nevralgici, come le grandi città? Sorride Antonella Accili, come se si aspettasse la classica domanda di rito: “Organizzare un convegno in una piccola realtà dell’entroterra, dimostra che a monte di ogni gesto educativo, nonché di ogni progetto didattico, debba esserci professionalità, sinergia e coraggio: in questi anni i miei docenti hanno frequentato percorsi formativi in tutta Italia, con prestigiosi nomi come formatori; inoltre nel territorio grazie all’impegno di enti pubblici e privati, ma anche grazie all’impegno di sponsor privati e di realtà industriali di primissimo piano, siamo riusciti a superare ogni tipo di ostacolo organizzativo; in ultimo il coraggio: ci vuole coraggio e voglia di sognare per essere insegnanti, in una società che moltiplica quotidianamente le incognite e le difficoltà per gli alunni e le proprie famiglie. Di questo coraggio e di questa grande disposizione a fare sogni che si concretizzano, il personale e i docenti dell’Istituto Comprensivo di Piandimeleto sono in assoluto i numeri uno”.

Antonella Accili

«Lasciateci lavorare, la scuola non è dei sindacati»: appello dall’ITE Tosi di Busto

di Andrea Aliverti 21 marzo 2020
BUSTO ARSIZIO – «La scuola non è dei sindacati, è degli studenti. Lasciateci lavorare». Un appello pubblico, firmato da 14 dirigenti scolastici di tutta Italia e poi sottoscritto da più di 2000 firmatari nel giro di 24 ore. La prima firma in calce al documento è quella di Amanda Ferrario, la preside dell’ITE Tosi di Busto Arsizio, capofila di un’indignazione che ha accomunato molti operatori del mondo della scuola, dopo che le indicazioni operative sulla didattica a distanza, trasmesse dal capo dipartimento del ministero dell’istruzione, hanno sollevato molte voci critiche da parte delle organizzazioni sindacali della scuola.
Ai sindacati: «Vergognatevi!»
«Vergognatevi! E abbiate la dignità di tacere». Il messaggio esplicito che Amanda Ferrario e altri dirigenti non hanno voluto trattenere. «È ora di smetterla di trincerarsi dietro il contratto, generando l’idea che si stia facendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza. Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Quello per cui a fine mese tutti veniamo pagati, mentre c’è un’Italia che non sa come tirare a campare, ditte che chiudono, persone che per stare in smart working devono prendere ferie». Il paragone è con il personale sanitario che è «in prima linea, che corre rischi abnormi, fino a sacrificare la propria salute e la vita», senza certo anteporre discussioni contrattuali. «Noi che abbiamo il privilegio (sì, il privilegio!) di poter garantire il diritto allo studio ai nostri ragazzi – sostengono i presidi – dobbiamo servire lo Stato per il quale lavoriamo e piantarla di coltivare il nostro orticello, guardando in faccia la realtà». Con un invito, altrettanto esplicito: «Lavoriamo e stiamo zitti, invece di alzare la voce per fare retorica, disquisendo sui termini quali “sospensione delle attività didattiche” o “chiusura delle scuole”. E smettiamola una volta per tutte di pensare ai nostri diritti: cominciamo ad adempiere ai nostri doveri, fino in fondo, con professionalità».
«Il lato bello della scuola»
Un appello che ha fatto breccia e che fa dire alla professoressa Amanda Ferrario che «c’è un tempo in cui è necessario fare fronte comune. Non è il tempo dei tavoli, è il tempo dell’azione». Perché la didattica a distanza «non esisteva prima e non esisterà nemmeno dopo. Nulla può sostituire le relazioni umane. Ma stanno nascendo iniziative meravigliose, ci sono centinaia di migliaia di insegnanti incredibili che stanno mostrando il lato bello della scuola». Quella dell’ITE Tosi è una delle esperienze all’avanguardia nello “smart schooling”, e sta facendo il giro dell’Italia in queste settimane di chiusura delle scuole per l’emergenza coronavirus. Già dal 24 febbraio, primo giorno della sospensione delle attività didattiche, il “Tosi” si è spostato sulle piattaforme digitali, con lezioni virtuali tutti i giorni dalle 8 alle 14 per i suoi studenti, ma anche con appuntamenti culturali extrascolastici, proposti in streaming.

Il ministro Bussetti e quei quarantanove viaggi a casa sua pagati coi soldi pubblici

L’Espresso – 15 febbraio 2019
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Quella di Bussetti è una carriera trainata dal Carroccio, grazie all’amicizia di lunga data con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Il braccio destro di Matteo Salvini ha riempito il ministero di uomini di sua fiducia, tutti provenienti dalla Lombardia, affiancando al ministro novello più di un burocrate esperto. Come Giuseppe Chinè , l’uomo che muove tutti i fili di viale Trastevere.
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Tre anni dopo, nel 2011, Bussetti partecipa al concorso per dirigenti scolastici, poi annullato per delle presunte anomalie. Diventerà preside grazie a un ricorso al Tar, vinto nel 2014. È allora che conosce Amanda Ferrario, professoressa di lettere a capo della rivolta degli aspiranti presidi: un nome che ritroveremo presto, in questa vicenda. Nel settembre 2014, mentre Ferrario inizia il suo anno di prova come dirigente del liceo Tito Livio di Milano, Bussetti torna all’Ufficio scolastico regionale della Lombardia. Nella graduatoria, infatti, il ministro risulta «destinatario del solo contratto a tempo indeterminato» e non assegnato a nessuna scuola. Dopo la vittoria del ricorso, mentre i suoi colleghi svolgono l’anno di prova nelle scuole come previsto dalle leggi, Bussetti siede a capo del provveditorato di Milano.
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Volta però non è da sola nella cerchia del ministro. Bussetti ha portato con sé da Milano a Roma Amanda Ferrario: la ex preside del Tito Livio, promotrice del ricorso che ha reso dirigente scolastico l’allora professore di educazione fisica, è venuta a Roma al seguito del suo vecchio amico. Oggi è tra i consiglieri di Bussetti, che segue quasi ovunque. In viale Trastevere coordina anche il “gruppo per la valutazione del sistema scolastico per le soft skills e per l’educazione civica”.

Quello della Ferrario è solo uno dei nove gruppi di lavoro del ministero. Tutti – eccetto uno – coordinati da persone provenienti dalla Lombardia, tra cui professori dell’Università Cattolica di Milano, ateneo dove il ministro Bussetti ha studiato e svolto alcune docenze.

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Brindisi, Salvatore Giuliano il preside 4.0 diventato sottosegretario all’Istruzione

Il vice premier Luigi Di Maio in campagna elettorale lo aveva inserito nell’ipotetica squadra di governo con l’incarico di ministro.
L’inventore del book in progress diventa il nuovo sottosegretario del Miur guidato dal ministro Marco Bussetti. Il preside brindisino, originario di Latiano, Salvatore Giuliano, 51 anni, è stato nominato dal Consiglio dei ministri nuovo sottosegretario all’Istruzione. Durante la campagna elettorale, qualche giorno prima delle elezioni politiche, Luigi Di Maio lo aveva inserito nell’ipotetica squadra di governo con l’incarico di ministro del Miur. Le cose poi sono andate diversamente, ma il preside dell’Istituto tecnico Industriale ‘Ettore Majorano’ di Brindisi ha ottenuto il ruolo di sottosegretario.

La scuola secondo Salvatore Giuliano, il preside che Di Maio vuole ministro. Un video

Le idee del dirigente scolastico del liceo Majorana di Brindisi e il suo legame con la riforma di Renzi: come stanno davvero le cose? Un video dell’estate 2017
2 marzo 2018
Niente, non si placano le polemiche sulla candidatura a ministro della Pubblica istruzione di Salvatore Giuliano lanciata ieri da Luigi Di Maio. Il dirigente scolastico di uno dei più innovativi istituti italiani, il Majorana di Brindisi, è stato infatti consulente al Miur sia della precedente ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, che della attuale Valeria Fedeli. Per di più – puntano il dito sia a sinistra quelli di Leu che il Pd – ha appoggiato la riforma della Buona scuola. Giuliano, peraltro, non si era limitato a sostenere pubblicamente e in più occasioni la riforma, ma partecipò alla sua stesura, facendo parte dei “cantieri” predisposti dall’allora ministro Giannini nel maggio 2014 per scrivere le bozze dei provvedimenti. Per le sue attività pionieristiche sull’informatizzazione scolastica è stato anche tra i ‘Digital champions’ italiani, riuniti in un grande evento nel 2015 alla Reggia di Venaria. In quell’occasione Giuliano parlò a nome dei docenti italiani, e disse solennemente all’allora premier Renzi: “Presidente, la scuola è con lei”.
Tutte accuse che il Movimento rispedisce al mittente e lo stesso Giuliano, inizialmente ‘morbido’ sul destino della riforma targata dem (“Ritengo che la buona scuola vada assolutamente superata e migliorata. Sicuramente occorrerà continuare ad assorbire tanti docenti che sono precari”, ha detto ieri in un primo momento), è costretto a correggere il tiro e a precisare che “la Buona scuola è un provvedimento disastroso, che ha distrutto la vita di migliaia di insegnanti”. Ancora: “Va abolita e riscritta daccapo”.Ma come stanno davvero le cose? Qual è il livello di sodalizio politico tra Giuliano e il Pd di Renzi, prima di ieri?
Cosa ha detto Renzi di Giuliano
“È un nostro amico, è un consulente della Giannini e della Fedeli. È un preside, anche bravo, che ci ha aiutato a scrivere la riforma della Buona scuola. In tanti momenti, anche di polemiche e insulti, lo ricordo darmi il sostegno pubblico: ‘presidente sono con lei, vada avanti'”. Parola di Matteo Renzi, che aggiunge, prima di annunciare la pubblicazione di un video in cui il professore pugliese lo incoraggia ad andare avanti sulla riforma della scuola: “Alla fine tutte le riforme che abbiamo fatto noi, il M5S le apprezza, con questo fanta governo. Salvatore dice che non ha scritto lui la Buona Scuola? L’avrà letta. Se c’è uno che ha fatto la buona scuola, io sono contento da uomo che ha lavorato a queste riforme. Domando: perchè tutto questo odio nei confronti delle riforme di questi anni”.utenti
Cosa ha detto Giuliano di Renzi
“Sono stato presentato quattro ore fa e ho scoperto di essere stato quello che ha scritto la buona scuola… Ma io non ho scritto nemmeno una parola e sfido a dimostrare il contrario con degli atti. Io ho partecipato ai cantieri ma dell’anno precedente alla Buona scuola”, ha precisato ancora. “Leggevo un’agenzia che diceva che sono amico di Matteo Renzi… l’ho visto tre volte e ci avrò parlato tre minuti. Io ho una concezione diversa dell’amicizia ma andiamo avanti… “.
Cosa ha detto Di Maio della vicenda
“Tante persone hanno avuto fiducia in Renzi. Queste persone dimostrano che quando conosci Renzi cominci ad evitarlo. Il professor Giuliano ha partecipato al cantiere della buona scuola e poi si è reso conto che quello che si stava facendo non aveva nulla a che fare con il cantiere. Io devo selezionare le competenze, mica se una persona è stata illusa. Dobbiamo aumentare le assunzioni e stabilizzare i precari della scuola”. Così il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio nel corso della trasmissione Otto e Mezzo.
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In bocca al lupo al candidato Ministro dell’Istruzione del M5S Salvatore Giuliano.Ha l’esperienza X fare bene, l’ha dimostrato dando un contributo qualificante a #LaBuonaScuola.È stato tra i membri del Cantiere che nel ’14 ne pose le basi, e ha continuato a lavorarci fino al ’16
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@matteorenziMatteo RenziCome promesso a #cartabianca. Ogni promessa è un debito. Ecco il video1.62420:01 – 1 mar 2018Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter1.626 utenti ne stanno parlando
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Salvatore Giuliano

Chi è Salvatore Giuliano, il nuovo sottosegretario all’Istruzione
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L’Apocalisse della Scuola? ultima modifica: 2020-04-13T21:08:45+02:00 da Gilda Venezia
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