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L’autonomia scolastica dovrebbe salvare la scuola nell’emergenza covid 19?

dalla Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia, 12.1.2021.

Una posizione che non riusciamo a comprendere e che non condividiamo.

La posizione della FLC-CGIL che condividiamo

In un comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL si propone un’analisi della situazione attuale della scuola nel periodo dell’emergenza Covid 19 apparentemente condivisibile fino ad un certo livello, ma che scade alla fine in proposte incomprensibili e di fatto peggiorative della caotica fase che la scuola italiana sta vivendo.

Sicuramente è vero il pericolo determinato dal fatto che il governo sta dimostrando una evidente incapacità di coordinare (sarebbe meglio dire indirizzare) i vari provvedimenti regionali sull’apertura o meno delle scuole e che questo fa sorgere il dubbio che siamo già di fronte a prove di “autonomia differenziata” che spingerebbe alla frammentazione del sistema di formazione e istruzione nazionale. La Gilda degli Insegnanti considera ogni tentativo di “autonomia differenziata” delle regioni inaccettabile soprattutto per la scuola della Repubblica e della Costituzione e quindi apprezza la posizione della FLC-CGIL che la considera “il pericolo più grave per l’unità del nostro Paese e per il nostro sistema di istruzione”. Così come è condivisibile l’asserzione per cui “Le scelte sul rinvio dell’apertura delle attività didattiche erano e devono essere del governo. Non si può modificare ogni quattro giorni l’organizzazione didattica per ragioni di posizionamento politico”.

Le proposte che non si possono condividere

Le proposte conclusive del documento lasciano interdetti.  Si parte dalla rivendicazione di un rafforzamento dei protocolli di sicurezza sottoscritti dai sindacati (non dalla Gilda che fin dall’inizio li ha definiti, a ragione, carenti e contraddittori) per poi chiedere la “valorizzazione dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche attribuendo alle singole scuole la massima facoltà di scaglionare ingressi/uscite e di decidere la riduzione fino all’azzeramento, sia pure temporaneo, della frequenza di alunne e alunni in presenza, a causa della pandemia in corso”.

Credere che l’autonomia scolastica sia la panacea nel caos del Covid 19 è semplicemente demenziale. Se già è inconcepibile l’autonomia delle regioni è ancor più inconcepibile che ogni scuola decida da sola cosa fare in nome del mantra ideologico di stampo berlingueriano-gelminiano-renziano secondo il quale che le scuole-aziende sono in grado di provvedere da sole alla loro organizzazione come fossero avulse dal contesto territoriale e dal quadro di riferimento nazionale.

L’autonomia scolastica non è la soluzione

Riteniamo che l’autonomia scolastica, così come declinata nel sistema di istruzione italiano da Bassanini in poi, abbia portato begli ultimi trent’anni ad una situazione di confusione e di frammentazione nella scuola a scapito della libertà di insegnamento che doveva essere valorizzata all’interno di un ordinamento statale finalizzato al raggiungimento di saperi e conoscenze unitarie per tutti gli allievi/cittadini italiani. Si è preferito il modello aziendale con dirigenti-manager nel nome dell’efficienza e del conseguimento di non qualificabili “competenze”. Il tutto accompagnato dalla contestuale frammentazione delle relazioni sindacali e dal peso del sindacato nel sistema delle RSU (8.000 contratti integrativi aziendali diversi da scuola a scuola). Credere che questo modello sia in grado di affrontare autonomamente la crisi della pandemia è pazzesco. Serve invece un peso maggiore dello Stato e degli indirizzi del governo per garantire a tutti gli allievi/cittadini parità di trattamento e uguaglianza nei diritti.

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L’autonomia scolastica dovrebbe salvare la scuola nell’emergenza covid 19? ultima modifica: 2021-01-13T04:29:21+01:00 da Gilda Venezia
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