Le condizioni economiche degli Insegnanti ai primi del ‘900 secondo Gaetano Salvemini

di Andrea Carosso, InfoDocenti.it, 1.5.2020

– Gaetano Salvemini (1873-1957) è stato uno dei maggiori pensatori italiani del ‘900 ed ha iniziato la sua carriera come insegnante liceale prima di ottenere la cattedra di storia moderna presso l’Università di Messina a 28 anni. Durante il fascismo espatriò clandestinamente ed in seguito divenne docente di Storia della civiltà Italiana ad Harvard.

Vogliamo qui analizzare alcuni passaggi del suo libro del 1903 dal titolo “Per la Scuola e per gl’Insegnanti”, Vincenzo Muglia Editore, Messina 1903.

La cosa che stupisce di più, a distanza di quasi 120 anni, è l’estrema attualità di questo libro.

Il primo capitolo si intitola :“Le condizioni economiche degli insegnanti” ed il primo sottocapitolo: “Il proletariato accademico”.

L’analisi di Salvemini è totalmente condivisibile anche ai nostri giorni, ecco le sue parole:

“Per il grosso pubblico, che non vive nella scuola, l’insegnante non è un uomo, che mangia, dorme e veste panni: è un essere astratto, indipendente dalle leggi fisiologiche della nutrizione, collocato in un mondo ideale, dove non ha bisogni, non ha preoccupazioni, non ha dolori e si nutre solo di bacche d’alloro e di cipresso”.

Segue poi una dettagliata analisi dello stipendio e delle relative spese fisse mensili fino a concludere che: “I professori non possono certo, in nome della pedagogia e del bilancio dello Stato, essere condannati al celibato perpetuo o assoggettati alla operazione di Origene!”

Il prosieguo sembra tratto dalla cronaca attuale: “La condizione misera e disagiata degli insegnanti è, poi, inasprita e resa addirittura intollerabile da una congerie di irregolarità, di arbitri, di abusi, di soprusi, d’ingiustizie, che, aggiunte al fondamentale disagio economico, acuiscono il malcontento”.

Anche sulla condizione dei precari le analogie con la situazione attuale sono inquietanti: “Si forma così un circolo vizioso e fraudolento, che nessuna legge autorizza, ma in grazia del quale è lecito al Ministero fare sensibili economie a danno di molti insegnanti, messi in una umiliante e dolorosa condizione di fronte ai loro colleghi di ruolo, e condannati a vivere una triste vita di ansie ad ogni fine d’anno, mentre attendono il nuovo decreto che li confermi nell’incarico o nel comando, e largisca ancora per un anno l’incerto pane alla spaurita famiglia. E quando finalmente la conferma agognata arriva, credete che si riscuota subito lo stipendio? Oibò, spesso passano due, tre, cinque mesi, prima che quelle sciagurate poche lire mensili trovino la via per arrivare da Roma alle affamate provincie”

Il sottocapitolo di pagina 12 si intitola “Confronti odiosi” è corredato di tabelle e sembra di leggere il rapporto Istat dello scorso anno: “A rendere evidente, del resto, la iniquità di cui sono vittime in Italia gl’insegnanti, basta confrontare le medie dei loro stipendi con quelle degli altri impiegati dello Stato, forniti di titoli equivalenti”.

In conclusione possiamo affermare che non è cambiato molto in oltre un secolo dal punto di vista economico, ma questo ci deve spronare a moltiplicare i nostri sforzi per migliorare le condizioni della categoria.

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Le condizioni economiche degli Insegnanti ai primi del ‘900 secondo Gaetano Salvemini ultima modifica: 2020-05-01T16:20:02+02:00 da Gilda Venezia
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