Le mentite spoglie dell’ex bonus docenti

di Stefano Battilana, Professione Docente, Numero I, anno XXXI,  gennaio 2021.

Nell’attribuzione del “Bonus valorizzazione” si deve quindi riconoscere l’impegno professionale dei docenti, i quali quest’anno stanno affrontando il loro lavoro, d’aula e a distanza, cercando di adattare le lezioni ad una situazione emergenziale, che richiede tantissima innovazione e flessibilità organizzativa: questa è la nostra linea, a difesa della professionalità docente.

L’EX-BONUS DOCENTI SPARITO

Quest’anno scolastico è particolare e difficile per tutti (tenete duro…) e inoltre caratterizzato anche da una pessima novità relativa al Bonus Docenti, il quale è stato annegato nel Fondo di Istituto “senza ulteriore vincolo di destinazione”. Sappiamo tutti che tale fondo era riservato interamente ai docenti, invece un comma della scorsa Finanziaria ha stabilito di dirottarlo nel FIS delle singole scuole e di metterlo, potremmo dire buttarlo, sul tavolo delle contrattazioni d’istituto. Logica vorrebbe che i destinatari fossero rimasti quelli originari, ma un emendamento della Finanziaria 2020 ha fatto scrivere nella legge “personale scolastico” invece di “docenti”, con il risultato che oggi le altre organizzazioni sindacali sono determinate ad utilizzare quel finanziamento anche per la parte ATA.

LA NOTA DEI 4 SINDACATI E LA CONFUTAZIONE

A questo proposito, è uscita, nel novembre scorso, una illuminante Nota dei sindacati scuola generalisti di Venezia, che dobbiamo ringraziare per la sua evidenza, e vorrei dire anche per il candore, in quanto dichiara esplicitamente ai docenti che devono cedere del loro, per speciose ragioni solidali: si tratta di una dichiarazione unitaria a 4 (senza la Gilda appunto, anzi rivolta proprio contro di essa), avente ad oggetto la questione dell’ex-Bonus, così come riallocato dall’infelice emendamento della Finanziaria. L’intento è dichiarato: in base alla legge, i docenti devono dividere il Bonus con gli ATA, tesi che i loro colleghi delle altre province che partecipano alle contrattazioni in tutta Italia portano comunque avanti, ma solo in sordina, con quote inossidabili e assolutamente sfavorevoli ai docenti, senza deflettere appunto dagli interessi dei loro rappresentati ATA, che li egemonizzano. La domanda è sempre quella: ma lo sanno i docenti che i loro interessi sono affidati a chi non li tutela, se non secondariamente? Una Nota davvero di rilievo, un repertorio di argomentazioni tendenziose, da confutare nei suoi punti più significativi:

  • al punto 2, vengono chiamate (aride) “logiche matematiche” le percentuali di suddivisione del FIS per testa, cioè quello che sarebbe il normale e dovuto rispetto delle aliquote organiche; vengono invece difese percentuali molto favorevoli agli ATA, quelle che potremmo chiamare “aliquote di solidarietà”, in nome della Comunità educante: insomma, i docenti al tavolo della mensa comune del FIS pagano di più ma devono mangiare ancora di meno e, nonostante quello che fino all’anno scorso era loro riservato, adesso sia destinato a tutti, non devono neppure rivendicare quote di suddivisione più eque, precedentemente alterate proprio per compensare il Bonus.
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  • al punto 3, si lamenta che il personale Ata non abbia avuto la Carta del docente (neppure i docenti precari a dire il vero…), per la qual cosa deve essere risarcito, indovina un po’, dai docenti stessi… Eppure, il personale Ata ha altri specifici istituti, quali l’Intensificazione (più soldi per lo stesso orario di lavoro), gli Incarichi specifici, le Posizioni economiche, e soprattutto va considerato che la Carta docente è uno strumento di aggiornamento professionale (peraltro dato unilateralmente dalla Buonascuola, a compensazione di un ritardo decennale nel rinnovo del CCNL) e non un generico Bonus cultura. Infine, si afferma imprecisamente che il personale Ata non può essere sostituito prima di 7 giorni (non sempre è vero…) e che i docenti invece sì (quasi mai vero…) e quindi (questo il senso dell’argomentazione) i docenti paghino pegno…
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  • infine, nel commento conclusivo si dice che la Gilda è “corporativa”: se non 20 fosse falso, sarebbe persino paradossale; noi sosteniamo le ragioni dell’80% del personale del Comparto scuola, chiedendo che la ripartizione dei fondi sia fatta equamente a livello nazionale, gli altri invece portano avanti solo le rivendicazioni del 20% (tutti però iscritti di peso ai sindacati generalisti).
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  • insomma, lo diciamo da sempre: siamo l’unica associazione professionale composta solo da docenti, che si è fatta sindacato per portare avanti le ragioni dell’Area specifica Docenti, fin dalla nostra nascita, nel 1988, cosicché le scuole possano diventare luoghi reali di collaborazione.

Sappiamo invece benissimo che, proprio a causa del Bonus merito docenti, negli ultimi anni la suddivisione del FIS è stata fatta in maniera non proporzionale alla consistenza organica, a tutto vantaggio del personale ATA, che, pur rappresentando generalmente circa il 20% del personale scolastico, spesso è diventato destinatario di circa il 30%. Senza contare, infine, che in molte scuole, fin dal 2015, proprio in considerazione del fatto che “Tanto i docenti hanno il Bonus…”, si era provveduto, in più, ad accantonare a monte del FIS una percentuale (in genere, attorno al 5%) per il personale Ata. Andrebbe quindi progressivamente rivisto l’intero impianto dei contratti di istituto, anche se ci rendiamo conto che farlo per ogni singola scuola comporterebbe un ulteriore sconvolgimento della situazione attuale.

IL MOF NON FIRMATO E LA FLESSIBILITÀ DOCENTE

FGU-Gilda non ha firmato il Contratto nazionale sul FMOF 2020/21, proprio per difendere questo precipuo impegno dei docenti. Il Contratto cita l’origine contrattuale dell’ex Bonus: il CCNL 2016/18, tuttora non modificato, ai sensi dell’art. 40 comma 4 lettera g, il quale recita ancora: “Valorizzazione del personale docente”. Come vedete, le spoglie dell’ex Bonus sono piuttosto fresche e ancora non si sono cancellate le tracce della sua origine: hanno fatto la pentola per questo storno ai danni dei docenti, ma si sono dimenticati del coperchio, cioè di cambiare il testo del CCNL 2016/18. Insomma, chiamatelo anche Pippo e non più Bonus docenti, ma sono comunque soldi che vengono dai fondi docenti, anche se il loro conteggio da quest’anno è stato fatto sulle teste dell’intero personale. Una mistificazione che non potevamo sottoscrivere: il FIS è aumentato di circa il 30% rispetto all’anno passato, ma solo per il con- ferimento del Bonus docenti e non potevamo far finta di nulla…

E questo non per una rivendicazione del tipo “giù le mani dal mio Bonus!”, ma per il riconoscimento della flessibilità docente, un grande capitolo, finora praticamente ignorato: esiste infatti una “intensificazione” e un aggravio burocratico sommerso del lavoro dei docenti, non fosse altro che per la complicata gestione del registro elettronico, soprattutto in questo periodo di DAD, peraltro spesso praticata fuori dagli orari consueti, con innovazioni tecnologiche continue, aggiornamenti cospicui sulla prevenzione e la sicurezza, protocolli da rispettare, organi collegiali convocati ad horas e sine die, sostituzioni all’ultimo momento, con un difficile orientamento fra norme sanitarie che si susseguono a ritmo frenetico, tracciamenti, quarantene e lezioni in sincrono di faticosa preparazione.

Nell’attribuzione del “Bonus valorizzazione” si deve quindi riconoscere l’impegno professionale dei docenti, i quali quest’anno stanno affrontando il loro lavoro, d’aula e a distanza, cercando di adattare le lezioni ad una situazione emergenziale, che richiede tantissima innovazione e flessibilità organizzativa: questa è la nostra linea, a difesa della professionalità docente.

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Le mentite spoglie dell’ex bonus docenti ultima modifica: 2021-01-07T04:04:04+01:00 da Gilda Venezia
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