L’insegnante di sostegno è di tutta la classe: non solo dell’alunno disabile

di Carla Virzì,  La Tecnica della scuola, 15.10.2020.

Gilda Venezia

Nella diretta Facebook di Tecnica della scuola Live sullo speciale sostegno (rivedi la diretta) importanti riflessioni sul tema pedagogico-didattico del ruolo dell’insegnante di sostegno: docente della classe o del singolo alunno con disabilità?

Cosa vuole il legislatore

La questione avrebbe dovuto essere risolta dalla Legge 104/92 che all’art. 13 specifica che i docenti specializzati per le attività di sostegno sono assegnati alle classi in cui operano, non al singolo alunno, e per questa ragione sono chiamati a partecipare alla programmazione didattica ed educativa e all’elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di intersezione, di interclasse e di classe e dei collegi dei docenti.

Una precisa direzione normativa che vuole porsi a garanzia di una vera inclusività della didattica e che possa permettere all’alunno disabile di essere parte e ricchezza dell’intera classe.

Il sostegno è per tutti

Il sostegno è per tutti, insomma. Così vuole la legge e così reclama la didattica inclusiva, nell’ottica di superare il paradosso di classi con molti alunni con BES senza sostegno e classi senza alunni con BES ma con un unico disabile lieve e un docente di sostegno di fatto esclusivo.

La realtà viaggia per i fatti suoi.

Non di rado, infatti, scorgiamo nei corridoi degli istituti vagare i ragazzi disabili in compagnia del proprio docente di sostegno o dell’assistente all’autonomia, in totale tradimento di quello che era anche lo spirito antico e lungimirante della Legge 118/71che superò le scuole speciali per integrare il disabile nelle classi.

Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli e ospite il 14 ottobre della Diretta di tecnica della scuola Live, parla di eccesso di delega, in riferimento a quei docenti di sostegno cui il docente curriculare affida in via esclusiva il disabile, determinando una frattura tra l’handicap o i DSA e il resto del gruppo classe.

“La legge degli anni 70 fu il nostro fiore all’occhiello,” ci spiega Gavosto. “Fummo il primo Paese a superare le classi speciali proprio per l’idea di portare i disabili nelle classi, è nello spirito stesso del sistema. Purtroppo la pratica non segue il principio originario degli anni ’70.”

Formazione continua

Che fare rispetto alle criticità del sostegno? Primo passo: prevedere una formazione continua per i docenti, che non riguardi solo l’insegnante di sostegno ma anche quello curricolare, per integrare seriamente la didattica inclusiva e la pedagogia speciale nel bagaglio di competenze di ogni docente, ben al di là di ciò che tentano di fare i famigerati 24 CFU.

La direzione? Pensare il disabile come risorsa dell’intera classe, non come problema del singolo insegnante di sostegno.

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L’insegnante di sostegno è di tutta la classe: non solo dell’alunno disabile ultima modifica: 2020-10-15T14:22:02+02:00 da Gilda Venezia
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