L’orario di lavoro degli insegnanti in Europa e in Italia

Gilda Venezia

di Anselmo Penna, Orizzonte Scuola, 22.8.2025.

Solo il 6% in Europa lavora più di 49 ore a settimana:
e i docenti italiani? Fino a 36 ore tra lavoro in cattedra e sommerso.

Gilda Venezia

Nel 2024, poco più del 6% delle persone occupate nell’Unione Europea ha lavorato almeno 49 ore a settimana nel proprio impiego principale, a dirlo una statistica di Eurostat. Una quota che, se confrontata con i dati del passato, evidenzia una riduzione costante: nel 2014 il dato si attestava al 9,8%, nel 2019 era all’8,4%.

Il lavoro prolungato – oltre le 48 ore considerate come soglia standard – non è distribuito in modo uniforme. Alcuni Paesi presentano valori significativamente più alti della media europea.

Disparità tra Paesi e categorie

Grecia e Cipro guidano la classifica dei Paesi con il più alto numero di lavoratori coinvolti in orari settimanali estesi, con rispettivamente il 12,4% e il 10%. Francia segue a breve distanza con un 9,9%. All’estremo opposto, in Bulgaria la percentuale scende quasi a zero: appena lo 0,4%. Anche in Lettonia (1%) e Lituania (1,4%) il fenomeno risulta marginale.

A influire, più che il contratto, sembra essere il tipo di occupazione. Il 27,5% dei lavoratori autonomi rientra tra coloro che superano le 48 ore settimanali, contro il 3,4% degli impiegati alle dipendenze.

Alcuni settori più esposti

Non tutte le professioni sono coinvolte allo stesso modo. Tra i gruppi classificati secondo il sistema internazionale ISCO, chi lavora in agricoltura, silvicoltura e pesca registra la quota più alta di orari prolungati, con il 26,2%. Subito dopo i manager, con il 21,1%. In altri settori, la presenza di orari oltre soglia è decisamente meno marcata.

Ore lavorative settimanali medie nell’UE nel 2024

Analisi dei dati Eurostat sul numero medio di ore lavorate settimanalmente dai cittadini europei di età compresa tra 20 e 64 anni.

Ore lavorative medie: un calo rispetto al passato

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2024 il numero medio di ore lavorative settimanali nell’UE (considerando lavoratori full-time e part-time) è stato di 36,0 ore, in calo rispetto alle 37,0 ore registrate nel 2014.

Paesi con la settimana lavorativa più lunga

Nel 2024, i paesi dell’UE con il maggior numero di ore lavorative settimanali sono stati:

  • Grecia: 39,8 ore
  • Bulgaria: 39,0 ore
  • Polonia: 38,9 ore
  • Romania: 38,8 ore

Questi paesi si distinguono per la prevalenza di settori come l’agricoltura, l’edilizia e l’industria estrattiva, caratterizzati da una maggiore durata settimanale del lavoro.

Paesi con la settimana lavorativa più corta

Al contrario, i paesi con le ore lavorative settimanali più ridotte sono stati:

  • Paesi Bassi: 32,1 ore
  • Danimarca: 33,9 ore
  • Germania: 33,9 ore
  • Austria: 33,9 ore

Questi valori riflettono l’alto numero di contratti part-time e un’elevata qualità della vita lavorativa.

Settori con la settimana lavorativa più lunga

I settori economici con il maggior numero di ore lavorative settimanali medie nel 2024 sono stati:

  • Agricoltura, silvicoltura e pesca: 41,2 ore
  • Estrazione mineraria: 38,8 ore
  • Costruzioni: 38,7 ore

Settori con la settimana lavorativa più corta

Al contrario, i settori con il minor numero di ore settimanali medie sono stati:

  • Attività domestiche come datori di lavoro: 26,7 ore
  • Istruzione: 31,9 ore
  • Arti, intrattenimento e svago: 32,9 ore

Confronto e prospettive future

Il trend indica un calo graduale delle ore lavorative medie, dovuto all’aumento del lavoro part-time e all’adozione di politiche lavorative più flessibili. Nei paesi con una tradizione di lavoro prolungato, come la Grecia e la Bulgaria, si nota un leggero miglioramento, ma il tempo lavorativo resta significativamente più elevato rispetto alla media europea.

Il cambiamento nel numero di ore settimanali lavorate può influenzare diversi aspetti, tra cui la produttività e il benessere dei lavoratori, rendendo questo tema centrale nelle discussioni sulla qualità del lavoro nell’UE.

…e i docenti italiani: più ore nonostante il contratto

Si tende a pensare che gli insegnanti italiani lavorino poco: basta pensare alle famose 18 ore settimanali in classe. Tuttavia, studi indipendenti fotografano un’altra realtà.

Uno studio sulla realtà dell’Alto Adige rileva che i docenti di ruolo lavorano in media 1.660 ore annue, i supplenti circa 1.580, e gli insegnanti delle superiori raggiungono punte di 1.677 ore. Tradotto settimanalmente, equivale a circa 36 ore per 45 settimane l’anno. Diverse ricerche segnalano anche un carico annuo totale compreso tra 1.630 e 2.000 ore.

Che cosa significa?

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Ore settimanali stimate

Commento

Lavoratori UE (media) ≥ 49 ore Il dato europeo sui “long hours”
Docenti italiani (effettive) ~36 ore Comprende attività in aula e lavoro “sommerso”

La differenza è chiara: anche se i docenti italiani non raggiungono le 49 ore settimanali in media, superano abbondantemente il proprio orario contrattuale.

Il “lavoro invisibile” dei docenti

Dietro le 18 ore frontali si cela un universo di impegni non riconosciuti: preparazione delle lezioni, correzione compiti, compilazione dei PEI/PDF per la didattica speciale, partecipazione a riunioni, organi collegiali, colloqui con i genitori, adeguamento a strumenti digitali, scrutini, Invalsi, uscite didattiche, aggiornamento. In certi periodi, si possono superare 50 ore di lavoro extra non retribuito.

Calcolando un valore orario di 17,50 €, il lavoro sommerso può arrivare a un valore annuo stimato in 14.000 €.

Il paradosso delle ore contrattuali

I dati OCSE sembrano confermare un luogo comune: gli insegnanti italiani lavorerebbero meno dei colleghi europei. In Francia, i docenti della scuola primariatrascorrono in aula il 20% di tempo in più rispetto agli italiani, mentre nel Regno Unito i professori delle secondarie raggiungono 855 ore annue contro le 617 italiane, con uno scarto di 238 ore.

Tuttavia, tale comparazione si basa esclusivamente sulle ore contrattualizzate di insegnamento frontale, ignorando completamente il carico di lavoro reale. Come evidenzia lo studio della giunta provinciale dell’Alto Adige su 5.200 docenti, la realtà è ben diversa: i docenti di ruolo lavorano effettivamente 1.660 ore annue, i supplenti 1.580, con punte di 1.677 ore per gli insegnanti delle superiori. In termini settimanali, si tratta di circa 36 ore distribuite su 45 settimane lavorative.

L’universo del lavoro non riconosciuto

Il lavoro sommerso comprende una galassia di attività essenziali ma non retribuite: dalla stesura delle programmazioni didattiche alla correzione delle verifiche, dalla preparazione dei PEI e PDF per gli alunni con disabilità all’organizzazione di uscite didattiche. Si aggiungono i colloqui con i genitori, la partecipazione agli organi collegiali, la formazione continua e la gestione di nuove incombenze come i BES e le prove INVALSI.

L’Osservatorio CPI ha quantificato il fenomeno nella scuola secondaria: alle 18 ore di insegnamento si sommano circa 18 ore aggiuntive settimanali non riconosciute contrattualmente. Il Movimento Docenti ha stimato il valore economico del lavoro invisibile in circa 14.000 euro annui per docente, calcolando una tariffa oraria di 17,50 euro. Durante i periodi più intensi, come gli scrutini, il carico extra può superare le 50 ore, per un valore che arriva fino a 800 euro non retribuiti.

L’orario di lavoro degli insegnanti in Europa e in Italia ultima modifica: 2025-08-22T10:46:21+02:00 da
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