Ma la scuola ha bisogno anche di soldi

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di Chiara Saraceno, la Repubblica, 9.2.2019

– Per i bambini che crescono nel Mezzogiorno le risorse educative pubbliche sono inferiori a quelle disponibili ai loro coetanei nelle altre regioni.

Per i bambini che crescono nel Mezzogiorno le risorse educative pubbliche sono inferiori a quelle disponibili ai loro coetanei nelle altre regioni.

Difficilmente hanno la possibilità di frequentare un asilo nido, dato che questi sono molto rari, soprattutto in Campania, Sicilia, Calabria, dove non coprono neppure il 10% dei bambini. Anche le scuole materne funzionano spesso a tempo parziale. L’offerta di tempo pieno nelle scuole dell’obbligo è molto ridotta. Ci sono anche più scuole prive di palestra, meno biblioteche scolastiche e non, meno spazi attrezzati per lo sport e il gioco, specie nei quartieri più poveri.

Queste carenze accentuano gli svantaggi, anche nello sviluppo cognitivo, dei bambini e ragazzi in condizioni di ristrettezze economiche — una esperienza molto più diffusa tra i bambini del Mezzogiorno che in altre zone del paese. È noto, infatti, che una esperienza educativa formale precoce e un ambiente scolastico dove si possano fare anche attività extracurriculari sono elementi cruciali per compensare gli svantaggi di chi cresce in condizione di povertà. D’altra parte, in molti quartieri periferici del Mezzogiorno la scuola (e talvolta l’oratorio) è quasi l’unico spazio educativo disponibile.

Con buona pace del ministro Bussetti, le peggiori performance medie nei test nazionali e internazionali degli studenti del Mezzogiorno non sono causate da un minor impegno loro e dei loro insegnanti ma dalla maggiore concentrazione di povertà a fronte di una minore disponibilità di risorse anche pubbliche, nella scuola e fuori dalla scuola. Sono causate dallo scarso investimento che lo Stato fa nei confronti dei suoi cittadini più giovani e più vulnerabili, salvo occasionali dispiegamenti di polizia ed esercito quando ragazzi lasciati a se stessi cercano riconoscimento e potere nella violenza. Il governo gialloverde ha persino dimezzato il piccolo e sperimentale Fondo di contrasto alla Povertà educativa, senza che, al suo posto, si sia iniziato a lavorare per un piano di lungo respiro. Anzi, nel pasticciato Reddito di cittadinanza, non vi è neppure un accenno ad iniziative mirate per i bambini e ragazzi, per arricchire il curriculum di coloro che si trovano in povertà. Persino i loro bisogni alimentari e di consumo sono valutati minori di quelli di un adulto. Cominci ad impegnarsi, signor Ministro.

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Ma la scuola ha bisogno anche di soldi ultima modifica: 2019-02-10T17:00:22+00:00 da Gilda Venezia

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