Macché banchi con le rotelle a scuola: ecco che fine hanno fatto nelle classi

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di Andrea Joly e Massimiliano Rambaldi,  La Stampa, 5.2.2021.

Macché banchi con le rotelle a scuola: ecco che fine hanno fatto nelle classi
Con i più piccoli creano confusione, e per i più grandi sono troppo piccoli.

Abbandonati in un angolo, o in un’aula dove vengono utilizzati raramente dalle classi. È questo il destino della maggior parte dei banchi a rotelle nelle scuole di Torino e provincia: richiesti allo Stato e poi non utilizzati perché ben lontani dall’essere funzionali per quasi tutte le fasce d’età della scuola.

Per gli studenti più giovani il rischio è quello di creare il caos, per i più grandi le dimensioni non sono sufficienti. Così l’investimento fatto dal governo centrale si rivela inutile, tra errori di calcolo e altri difetti. Il fallimento dell’iniziativa è dimostrato in modo esemplare dalla settantina di banchi con le rotelle nuovi di zecca arrivati dal Ministero confinati in un angolo della scuola perché poco sicuri, alla scuola secondaria Leopardi di Trofarello.

Il loro destino è stato deciso presto: prima utilizzati qualche settimana soltanto per l’aula magna e poi messi subito da parte, sostituiti dai classici banchi statici, anche per garantire il distanziamento di un metro tra gli alunni nelle varie classi. Alla Leopardi per far tornare gli studenti a seguire le lezioni in classe senza patemi da Covid si è optato per la soluzione tradizionale. Ossia: banchi singoli, ben stabili, senza rotelle.

Alcuni di questi, vecchio stile, sono stati ordinati dal sindaco, Gian Franco Visca, molto prima della spedizione di quelli mobili. Arrivarono a settembre e a chi gli fece notare che era una spesa inutile, in vista dell’arrivo di quelli a rotelle, rispose piccato: «Al massimo li terremo per sostituire qualche postazione deteriorata». A distanza di pochi mesi, quell’intuizione ha aiutato e non poco la Leopardi: «Ho saputo che la dirigenza non ha ritenuto così utili i banchi mobili all’interno delle aule – racconta il primo cittadino -. Se hanno fatto questa scelta ci sarà alla base una decisione di sicurezza e di utilità. Del resto, il preside Rosario Catanzaro è persona intelligente, che sa scegliere per la sicurezza degli alunni».

Non è capitato solo qui: tante scuole hanno scelto di non usare le scrivanie mobili e di cavarsela alla vecchia maniera. Chi li ha visti da vicino non parla solo di poca sicurezza nel sedersi, ma anche di uno spazio minuscolo dove poter appoggiare quaderni e libri. Nonostante ciò, dalla scuola non vogliono che si parli di spreco di denaro. Ogni banco è costato allo Stato 274 Euro, in media. E sono 2,5 milioni, i banchi mobili consegnati alle scuole italiane a fine dicembre.

Ma in alcune scuole spiegano che non si butta niente: se per le classi si è deciso per i banchi fissi, quelli a rotelle potrebbero tornare utili per i laboratori quando sarà possibile riprendere le lezioni anche in quel contesto. Come nel caso dell’istituto comprensivo Baricco, con la preside Maria Antonietta Roma, che ammette: «Ne ho ordinati 25 e li ho messi in un’aula video. Gli studenti non se ne sono lamentati, ma si tratta di un uso limitato: per come sono fatti, credo che utilizzarli sei ore di fila non sarebbe semplice. La seduta non è scomoda, ma si resta senza libertà di movimento».

La situazione peggiora all’interno degli istituti superiori. Una buona parte dei licei torinesi non li ha neanche ordinati: «Esaminando le misure, si era capito subito che sarebbero stati inutili – commenta Enzo Salcone, oggi preside del Cavour e coordinatore regionale dei dirigenti Cisl -. Il mio predecessore non li ha voluti e neanche ne ho fatta richiesta, a suo tempo, per lo Juvarra di Venaria. Alcuni dei colleghi che rappresento li hanno usati per un po’, ma non si sono rivelati adatti al compito». Un fallimento annunciato per le rotelle che hanno smesso di girare.

 

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Macché banchi con le rotelle a scuola: ecco che fine hanno fatto nelle classi ultima modifica: 2021-02-05T07:59:07+01:00 da Gilda Venezia
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