Maddalena e la Vera Me

Gilda Venezia

Nello spiegare le ragioni per cui ha scelto anche lei di fare scena muta all’orale della Maturità, la bellunese Maddalena Bianchi ha descritto una scuola ridotta a esamificio e dominata dal demone della competitività, dove gli studenti vengono stimolati a primeggiare invece che a collaborare e i professori sono più interessati ai voti che ai volti. «Da parte dei docenti non c’è mai stata la voglia di scoprire la vera me», si è lamentata.

Verrebbe da risponderle: abituati, Maddalena, perché all’università sarà uguale e sul lavoro anche peggio. Troverai persone pronte a pestarti i piedi e altre che ti addosseranno colpe non tue pur di pararsi il fondoschiena. Della «vera te» si preoccuperanno in pochi, alcuni dei quali finiranno per deluderti, perché ti volteranno le spalle nel momento del bisogno. La vita, purtroppo, funziona così.

Anche così. In certi posti del Nord Europa un po’ meglio, ma negli altri come da noi: più o meno. Con la differenza che in India e nell’Estremo Oriente stanno crescendo generazioni assatanate di affermazione economica e sociale e sarà difficile proteggere i giovani europei da una sfida che con tutta evidenza non sono più attrezzati né interessati a combattere.

Maddalena, tu fai bene il tuo mestiere di diciannovenne: l’idealista. Ma Claudio Magris ci ha insegnato che l’utopia non conduce a nulla, se non è accompagnata da una buona dose di disincanto. Ogni don Chisciotte ha bisogno del suo Sancho Panza. Non me ne volere se oggi quella parte è toccata a me.

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Maddalena e la Vera Me ultima modifica: 2025-07-12T16:39:22+02:00 da
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