Maestra scagionata da atti di violenza, era stata filmata dalle telecamere

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di Vittorio Lodolo D’Oria, Orizzonte Scuola, 6.2.2019

– I pericoli della decontestualizzazione delle immagini.

Chiunque segue questa rubrica conosce, da anni, il mio pensiero sulle indagini a scuola da parte dell’Autorità Giudiziaria per presunti maltrattamenti agli alunni.

In breve ritengo che siano i dirigenti scolastici a dover risolvere questi problemi e non certo le Forze dell’Ordine che hanno compiti di ben altro spessore anziché quelli di dover “spiare” con telecamere in affitto anziane maestre-nonne e ingolfare ulteriormente i tribunali di nuove pratiche. Altro punto cruciale che ho sempre evidenziato sono i metodi d’indagine totalmente inadatti alla scuola: pesca a strascico ad libitum con le telecamere; predisposizione di trailer(quelli che in gergo tecnico chiamano “progressivi”); decontestualizzazione dei fatti (si estrapolano pochi fotogrammi da centinaia di ore di registrazione); drammatizzazionedelle trascrizioni dei video intercettati; affidamento di tutte le attività di cui sopra a non-addetti-ai-lavori che nulla sanno di educazione, pedagogia, insegnamento, sostegno ai disabili. Il risultato di queste noiosissime e interminabili sbobinature è sorprendentemente la produzione di autentici thriller-horror che farebbero la fortuna di un editore ma, in realtà, divengono il calvario di moltissime maestre che arrivano stremate sulla soglia della pensione. È certamente legittimo che il mio pensiero, seppure derivante dall’attento studio di decine di processi di questo tipo alla ricerca del ruolo che può avere il burnout nella vicenda, non sia da molti condiviso. Ecco perché una sentenza come quella che andiamo a leggere non può che determinare una svolta nel riconoscere quei limiti dei metodi d’indagine sopra descritti e per anni denunciati dal sottoscritto.

La vicenda

Una maestra della scuola primaria sulla sessantina è accusata di aver esercitato la sua professione “mediante un comportamento violento e vessatorio, concretantesi in percosse (in particolare schiaffi alla testa, al collo, al braccio e sulle spalle), minacce, insulti e umiliazioni del tipo: quattro schiaffi in faccia e vedi… io sono cattiva quando è il momento di esserlo… non fiatate che vi ammazzo… vi spezzo le gambe… non voglio nemmeno sentire respirare… non me ne importa niente se dicono che umilio i bambini, voglio vedere se a furia di umiliare diventano bravi…”. Secondo la Polizia Giudiziaria (PG) “L’attività investigativa (2 mesi di videointercettazioni) ha messo in luce una condotta vessatoria dell’indagata (percosse, minacce di schiaffi e altro, insulti e umiliazioni) con abitualità e sistematicità, quale trattamento ordinario dei minori che particolarmente mostravano difficoltà di apprendimento o di attenzione o nel profitto didattico…”.

Vengono poi sentiti molti genitori che si dividono nelle solite due fazioni di colpevolisti e innocentisti: i primi numericamente inferiori ma molto più agguerriti, i secondi più numerosi e totalmente sorpresi da tutta la vicenda. Ciò che fa più specie sono però le considerazioni della PG che nota come un alunno, cui è stata certificata una disabilità, venga trattato dalla maestra esattamente come tutti gli altri (con rimproveri e minacce) quando non capisce e si distrae. La PG si dice stupita non solo dei metodi educativi della maestra, ma anche di quelli dell’insegnante di sostegno e dell’educatrice comunale cui è stato affidato il bambino. In realtà, le suddette considerazioni degli inquirenti non-addetti-a-lavori, avrebbero almeno potuto essere da loro stessi evitati per quanto testualmente dichiarato dalla madre del ragazzo: “No, mio figlio non ha mai riferito nessuna manifestazione di disagio, né ha mai manifestato alcun tipo d disagio rispetto all’ambito scolastico. Anzi, è sempre andato volentieri a scuola!”.

Dopo aver descritto la situazione alunno per alunno attraverso i racconti dei genitori, la PG conclude affermando che “E’ indubbio il clima di tensione ingenerato negli alunni dalla condotta dell’insegnante. Persino coloro che, per (buon) rendimento scolastico non rientrano solitamente nelle mire della maestra, hanno mostrato inequivocabilmente spavento e timore nei suoi confronti. La conferma del clima di tensione e della sofferenza psichica arrecati dall’insegnante ai bambini, oltre ad essere documentata dalla loro reazione visibile nelle immagini captate, è consolidata dalle dichiarazioni dei genitori escussi”.

La sentenza (415/18 Tribunale di Trani)

Per questioni di spazio ho potuto riportare solo i passaggi più essenziali dell’atto d’indagine che oltre alle spontanee informazioni testimoniali dei genitori, citava puntualmente i “progressivi” (estratti filmati delle scene cui si riferivano gli episodi incriminati). Ebbene, dopo la lettura di siffatti racconti, mi attendevo per la maestra niente di meno che una sentenza all’ergastolo, posto che la pena di morte è abolita da tempo. Invece ha avuto luogo un fenomeno straordinario, che per il sottoscritto assume valore epocale, in cui la sentenza spazza ogni dubbio: “Rileva il giudice che dalla prova regina nel presente procedimento, ovvero dalla visione dei filmati emerge tutt’altro rispetto a quello che era teso a dimostrare. Quello che emerge dai filmati è un clima sereno nella classe i cui alunni non sembrano affatto intimoriti o soggiogati dalla maestra. Anzi, pare una classe vivace (composta da 23 alunni) che partecipa alle lezioni e che la stessa maestra sapeva coinvolgere. Ella è tanto più severa con quelli che non la seguono e si distraggono, quanto affettuosa con quelli bravi… Le asserite violenze non si sono mai esplicate in punizioni corporali quali gli asseriti schiaffi. Non ci sono episodi di schiaffi a mano aperta sulla guancia dei bambini ma, al più, semplici scappellotti dati da dietro e sui vestiti, mentre nel capo d’imputazione si legge: “schiaffi sulla testa, al collo, al braccio e sulle spalle”. L’imputazione è errata perché per schiaffo si intende solo quello dato sulla guancia e non sulle altre parti del corpo (vedi Vocabolario). Per le minacce e le offese, l’imputata ha dimostrato di essere brusca e severa, semmai con un carattere isterico perché grida e dopo un po’ si calma e diventa affettuosa, al limite dello sdolcinato. Del resto molte volte la stessa maestra si pente di aver alzato la voce ed è lei stessa che va a consolare il bambino… Tornando ai filmati i bambini sembrano seguire con attenzione e apprezzare le lezioni della maestra a cui partecipano attivamente con grande trasporto. Non solo, ma la maestra sembra premiare chi la segue e incoraggia a farlo chi è distratto, cercando di coinvolgerlo nella lezione, anche se non ha grandi doti. Nessuno dei genitori ha poi lamentato (per i figli) situazioni di stress, di insonnia, di stati d’ansia, di disturbi del carattere o in genere pericoli per la salute fisica e psichica”.

Fin qui il giudice, che sconfessa nettamente l’operato degli inquirenti non-addetti-ai-lavori con la loro drammatizzazione e interpretazione degli eventi, ma la testimonianza suprema è quella di un genitore che, per il giudice, assume valenza inconfutabile: “… questo filmato, visto nell’arco temporale di un’ora, assume una certa rilevanza, mentre ne assume una affatto diversa se lo spazio è di 1, 2, 3 mesi. Poi ho anche detto agli altri genitori che se avessero piazzato di nascosto le telecamere in ciascuna delle nostre case, nessuno di noi avrebbe più i figli, perché spesso capita di dire “mo’ ti spezzo in due”, “ora ti spacco la faccia”, ma figuriamoci se uno solo di noi farebbe ciò”.

In maniera semplice ma efficace il genitore ha evidenziato, e il giudice colto, il doppio limite dei metodi d’indagine (pesca a strascico con tempi di videoregistrazione illimitati) e decontestualizzazione degli episodi che assumono diversa rilevanza a seconda del contesto più o meno esteso, o diluito nel tempo, in cui gli stessi hanno origine.

Dopo aver infine sottolineato gli attestati di stima nei confronti della maestra da parte di numerosi genitori e l’assenza totale di sanzioni da parte del dirigente o eventuali lamentele scritte delle famiglie a carico dell’insegnante, il giudice ammette che seppure “vi sono state condotte di minima valenza fisica o morale, mai gli interventi della docente sono stati arbitrari o ingiusti”.

Prima di proclamare che si assolve l’imputata dal reato ascritto perché il fatto non sussiste, il giudice effettua una considerazione che ha addirittura più importanza della sentenza medesima e meriterebbe di essere incisa su pietra per i casi futuri:

Semmai la P.S. ha tenuto un comportamento suggestivo perché ha di sua iniziativa estrapolato le immagini ritenute rilevanti ai fini del reato perseguito; a parere del giudice, la P.S. invece avrebbe dovuto consegnare l’intera registrazione all’A.G. eliminando solo le immagini estranee alle ore di lezione, in modo da far cogliere nell’ambito di ciascun giorno di lezione dei due mesi di registrazione, da chi era deputato a farlo, la sussistenza degli episodi ritenuti significativi. Inoltre la P.G. nel commentare le immagini, ha usato espressioni quali “veemente”, “particolarmente violento”, “sofferenza psicologica”, “colpisce con forza” che hanno avuto l’effetto di esaltare oltremodo la condotta incriminata”. In parole più semplici il giudice afferma, a buon diritto, che nelle indagini vi è stata una decontestualizzazione, una drammatizzazione e una interpretazione effettuata da personale non-addetto-ai-lavoria cui non competeva in maniera più assoluta.

Conclusione

La sentenza appena commentata assume un’importanza storica nell’affrontare i limiti dei metodi d’indagine utilizzati dall’Autorità Giudiziaria in ambito scolastico (vedi introduzione). Forse qualcosa sta cominciando a muoversi se gli stessi giudici riconoscono le peculiarità del mondo scolastico a loro essenzialmente sconosciuto. Questa nuova sensibilità giuridica non costituisce un’eccezione, ma un corretto orientamento già intrapreso dai giudici del Tribunale del Riesame di Quartu (2017) che hanno recentemente accolto il ricorso di una maestra indagata per maltrattamenti perché:

  • i singoli episodi non possono essere “smembrati” per ricavare dall’esame di ciascuno di essi la sufficiente gravità indiziaria;
  • gli episodi acquistano una diversa valenza se avulsi dal contesto di un’intera giornata di lezione della durata di 5 ore in un contesto quotidiano e mensile
  • le condotte della maestra, lungi dall’integrare il ricorso a sistematiche pratiche di maltrattamento, possono invece ricondursi allo svolgimento dell’attività di docenza
  • l’esame integrale dei filmati induce altresì ad escludere il fumus del reato di abbandono di minori contestato alla maestra
  • Laddove il tono di voce della maestra risulta innegabilmente alterato, va considerata l’episodicità (pochissimi i file audiovideo incriminati rispetto ai quasi 1.000 prodotti)
  • l’esame del materiale non consente di ritenere che la condotta della maestra integri la soglia del penalmente rilevante, connotandosi al più come espressione di discutibili metodi didattici che esauriscono la loro censurabilità in ambito disciplinare.

In fondo non facciamo che richiamare il principio di diritto della Suprema Corte che recita: “In tema di maltrattamenti il giudice non è chiamato a valutare i singoli episodi in modo parcellizzato ed avulso dal contesto, ma deve valutare se le condotte nel loro insieme realizzino un metodo educativo fondato sulla intimidazione e la violenza… attuata consapevolmente anche per finalità educative astrattamente accettabili” (Cass. Sez. 6 n. 8314 del 25.06.96).

Un’ultima cosa: telecamere, indagini, agenti, giudici e via discorrendo hanno avuto per l’erario (noi tutti) un costo che non conosciamo nel dettaglio. Al contrario la maestra, da me interpellata pochi giorni fa, a sentenza appena emessa, ha ammesso (finora) spese superiori ai 30.000 euro tra avvocati, processi e terapie mediche di supporto. Forse sarebbe utile porci il problema di chi dovrebbe sostenere tutte queste spese e se è stato fatto un buon uso del denaro pubblico. Ma più ancora dobbiamo renderci conto dei quasi quattro anni di sofferenza inflitti a chi, con determinazione e in tarda età, educa le nuove generazioni nonostante l’ingratitudine di noi tutti. Grazie maestra!

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Maestra scagionata da atti di violenza, era stata filmata dalle telecamere ultima modifica: 2019-02-06T12:26:48+01:00 da Gilda Venezia
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