di Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 16.12.2025.
Manovra, andare in pensione diventa una prova di resistenza: via a 67 anni e mezzo,
chi anticipa pagato dopo 6 mesi, laurea breve sgonfiata.
Andare in pensione prima di 67 anni e tre mesi di età diventerà molto difficile. Anzi, tra non molto i requisiti di accesso anagrafico passeranno molto probabilmente a 67 anni e mezzo.
Il previsto aumento di tre mesi perandare in pensione potrebbe non scattare il 1° gennaio 2027: il condizionale è d’obbligo, perché servono finanziamenti importanti e anche se si trattasse solo di meno di mezzo miliardo di euro, come sostengono dal Carroccio, la somma dovrebbe essere prevista a breve già con le Legge di Bilancio di fine 2025. In ogni caso, c’è già c’è chi sostiene, come La Repubblica, che “se avesse ragione Inps, vista l’entità delle risorse da reperire (oltre 3 miliardi n.d.r.) e le ristrettezze dei conti pubblici, lo stop potrebbe slittare di un anno. All’ultima finanziaria del governo Meloni”. Quindi, il rischio concreto è che nel giro di pochissimo tempo (tra l’inizio del 2028 e del 2029, quando sulla base delle tendenze Istat si alzeranno di ulteriori tre mesi i requisiti), il traguardo per dire addio al lavoro si allontani improvvisamente di 72 mesi: serviranno 67 anni e 6 mesi di età con la pensione di anzianità, invece ben 43 anni e 4 mesi di contributi con quella di vecchiaia (un anno in meno per le donne).
Certo, c’è chi riuscirà a lasciare prima. Ma a costo di non indifferenti sacrifici sull’assegno di pensionamento (vedi Ape Sociale e soprattutto Opzione Donna). E adesso il Governo escogita anche altre modalità penalizzanti: chi dovesse anticipare i tempi di uscita dal lavoro, attraverso ad esempio la pensione di anzianità, dovrà attendere tantissimo tempo per vedersi assegnare l’assegno di quiescenza.
Nel frattempo, però, il leitmotiv di questi giorni sembra essere diventato quello di tranquillizzare i lavoratori italiani vicini al traguardo della pensione.
“Ho già parlato con il ministro Giorgetti incontrando la sua disponibilità a inserire il provvedimento all’interno della legge di bilancio”, ha detto domenica 24 agosto il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon in una intervista a Sussidiario.net.
Il rappresentante leghista del governo Meloni ha aggiunto che in materia previdenziale è anche “fondamentale” il cosiddetto bonus Giorgetti: si tratta di “una misura – ha detto Durigon – che rafforza la libertà del lavoratore, che si tratti di restare al suo posto o di poter andare prima in pensione”.
In realtà, il bonus introdotto dal ministro dell’Economia riguarda esclusivamente, ha spiegato sempre Il Corriere della Sera, i dipendenti che maturino i requisiti per andare in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) indipendentemente dall’età o con Quota 103 (62 anni d’età e 41 di contributi) entro il 31 dicembre 2025: possono scegliere di restare al lavoro e presentare domanda online all’Inps per il bonus, che consiste nel versamento sullo stipendio dei contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari al 9,19% della retribuzione lorda, i quali quindi non andranno più all’Inps, ma finiranno per aumentare lo stipendio netto. La legge, infatti, stabilisce che il bonus sia esentasse. La parte di contributi a carico del datore di lavoro, pari al 23,81%, continuerà invece ad essere versata all’Inps.
Delle disposizioni incluse nell’articolo 43 del maxi-emendamento governativo da 3,5 miliardi, presentato in queste ore per chiudere la partita della Manovra, prevede che a partire dal 2032 aumenterà in modo crescente l’arco di tempo che compone la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero il tempo di attesa a cui è sottoposto il neo pensionato prima di ricevere la l’assegno di quiescenza: ebbene, secondo le anticipazioni battute il 16 dicembre dalle agenzie di stampa, i pensionandi dovranno attendere dai 3 mesi ora previsti, a 4 mesi nel 2032 e poi progressivamente a cinque mesi nell’anno successivo, fino a 6 mesi dal 2034.
Una seconda “stretta” sulle pensioni anticipate prevede poi la riduzione degli effetti per coloro che hanno riscattato la laurea breve. Di fatto, i mesi della laurea triennaleriscattati varranno meno quando verranno riconosciuti come contributi utili ai fini dell’anticipo: un taglio – scrive l’agenzia Ansa – di sei mesi il primo anno e poi, 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi per chi matura i requisiti nel 2034 e 30 mesi per chi li matura nel 2035.
Insomma, al terzo anno di Governo Meloni uno dei cavalli di battaglia della Lega, l’abbattimento della Legge Fornero, si scioglie come neve al sole di fronte alla reale esigenza di far quadrare i conti dello Stato e salvaguardare le casse dell’Inps: alla doppia disposizione odierna, infatti, va sommata anche la decisione, di alcune settimane fa, di innalzare nell’arco di un biennio, sempre con la Manovra in via di approvazione, per (quasi) tutti di tre mesi l’accesso al pensionamento. Con la prospettiva reale di arrivare, nel 2029, addirittura a 67 anni e mezzo.
A conti fatti, come abbiamo avuto già modo di scrivere, se per i primi tre anni di Governo Meloni si è di fatto “traccheggiato”, spostando appena più in alto l’asticella dei requisiti per lasciare il lavoro, con la Legge di Bilancio 2026 si è deciso di fare peggio della Legge Fornero.
Finora, in due mesi, le adesioni al bonus Giorgetti non hanno “sfondato”: sono state poco più di 7mila. Con il governo che starebbe valutando se prorogare l’incentivo, visto che a fine 2025 scadrà.
Ai lavoratori in “odore” di pensionamento, tuttavia, sembra interessare più l’anticipo che il posticipo: al Meeting di Rimini, sempre Durigon ha detto che Opzione Donna, che comporta una taglio netto medio del 25%-30% dell’assegno di quiescenza e comunque da un paio d’anni riservata solo a ristrette fasce di lavoratrici, “andrebbe rafforzata perché oggi risulta una misura poco efficiente e ha avuto scarso appeal. Quota 103, invece, visto anche lo scarso utilizzo, non penso possa rappresentare una forma ottimale di flessibilità in uscita”. Il sottosegretario della Lega ha quindi parlato degli assegni di chi si ritirerà dal lavoro con il sistema contributivo: per Durigon “occorre un meccanismo che incentivi l’investimento sulla futura pensione, tramite il secondo pilastro, quello della pensione integrativa (nella scuola costituita dal fondo Espero n.d.r.), che già abbiamo iniziato a integrare maggiormente col primo anche per il raggiungimento dei requisiti necessari all’accesso alla quiescenza”.
A questo proposito, Durigon ha aggiunto che si cercherà di “rafforzare” il canale che consente di accedere al pensionamento anticipato con 64 anni e 25 di contributipurché il futuro assegno sia pari ad almeno tre volte il trattamento minimo, utilizzando anche la rendita complementare. La soglia dei 64 anni, aggiunge il sottosegretario “mi sembra possa essere giusta e adeguata rispetto all’attuale mondo del lavoro”.
Il sottosegretario ha quindi detto che il Governo sta “valutando di proporre che il Tfrfermo all’Inps, delle imprese sopra i 50 dipendenti, possa essere una rendita, per dare un ristoro e avere pensioni un po’ più forti“: quindi, in pratica si darebbe facoltà al lavoratore di decidere se trasformare la somma del Tfr in assegno mensile.
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Manovra, in pensione a 67 anni e mezzo ultima modifica: 2025-12-17T04:35:33+01:00 da
