Maturità svuotata, se l’esame di Stato non segna più l’inizio dell’età adulta

di Ilaria Venturi, la Repubblica, 15.6.2024.

Maturandi già matricole con i test dell’università anticipati. L’ira dei prof: “Esame e formazione a scuola privati di senso”.

Gilda Venezia

«La Maturità? Cercherò di passarla al meglio, ma per entrare all’università non ho bisogno di quel voto, sono già iscritta». Eleonora Morisi, 19 anni, ha superato il test al quarto anno per entrare a Ingegneria dell’Automazione al Politecnico di Milano. Ma deve ancora affrontare l’esame di Stato, “il gran finale” lo chiama il suo compagno di liceo Lorenzo Morace. Anche lui ha conquistato in quarta superiore un posto in università, studierà Ingegneria Biomedica all’Alma Mater perché «voglio mettere il sapere a disposizione delle persone». Maturandi già matricole. Sempre di più, sempre prima. Le selezioni anticipate per entrare in università in quarta superiore e con test in sequela in quinta, da febbraio sino alla fine delle lezioni, sta creando uno sconquasso nelle scuole.

La prova svuotata di senso

Nelle aule è tutto un “prof può spostare la verifica che abbiamo le prove per l’università?” e poi assenze e l’affanno di chi si barcamena tra le lezioni in classe e i corsi in preparazione al test di Medicina. L’ultima protesta è stata proprio sulla concomitanza delle date con l’esame di Stato. Cosa sta succedendo nei licei, ma anche nei tecnici dove uno studente su tre prosegue gli studi? Se interrogarsi sul significato della Maturità è un evergreen di questi tempi, quello che avanza è qualcosa di più, che destabilizza la formazione nell’ultimo anno delle superiori e svuota di senso una prova che per intere generazioni ha segnato l’iniziazione all’età adulta.

L’antropologo: “Unico rito collettivo rimasto, ma indebolito”

«La Maturità è l’unico rito collettivo rimasto, anche se è indebolito”, è il punto di vista di Marco Aime, docente di Antropologia culturale all’università di Genova, “oggi la fase dell’apprendimento finisce sempre più tardi così come incerto e precario è il mondo del lavoro. Da qui l’impossibilità di strutturare riti di passaggio significativi, l’emancipazione dei giovani si è spostata in avanti e non è più ritualizzata». Anche perché, continua l’antropologo, «in una società fluida dove i giovani hanno perso gli adulti, con genitori che spesso vivono da adolescenti o sono eccessivamente indulgenti, è venuto meno il punto di svolta, lo spigolo, la frattura generazionale che un tempo rappresentava questo esame, il poter dire in modo netto: non sono più quello di prima». Insomma, il rituale dell’addio alla scuola in sé resiste, ma è depotenziato, sempre più un passaggio formale.

“Più maturo quando ho dato l’esame della patente”

Matteo Rossi, 19 anni, maturando all’istituto tecnico Primo Levi di Bollate e già immatricolato al corso in Marketing e comunicazione aziendale alla Bicocca di Milano, ammette: «Mi sono sentito più maturo quando ho fatto l’esame della patente, lì ho conquistato indipendenza e autonomia. Il mio obiettivo ora è diplomarmi e andare avanti». In media, racconta ScuolaZoo in un sondaggio su 4mila maturandi, il 75% degli studenti sa già cosa fare dopo il diploma: i più indecisi sono quelli degli istituti professionali: il 35% non ha ancora deciso del proprio futuro. Tra chi ha già scelto la propria strada, il 77% dichiara che continuerà a formarsi, il 14% che comincerà a lavorare in Italia o all’estero, il 4% che prenderà un anno sabbatico.

“Rituale logoro”

«Rituale logoro»: in una battuta la sintesi di Ludovico Artepreside dell’istituto Marco Polo di Firenze. «L’università, con i test anticipati, sta mandando questo messaggio: non ci interessa nulla di ciò che fa la scuola. E noi invece continuiamo nelle commissioni ad accapigliarci per attribuire un punto in più o in meno quando quel voto non ha nessun impatto, non incide sull’accesso all’università e tanto meno sul mondo del lavoro. Siamo dentro a un rituale paradossale». Per Arte l’esame andrebbe ripensato, immaginando magari una “tesi” di maturità come all’università, «nei 5 anni hai già raccolto elementi di valutazione, conosci i ragazzi, tanto vale metterli alla prova su un progetto dove mettono in campo intelligenza, interessi e passioni».

La lettera dei docenti

Il tema non è eliminare la prova finale, semmai ridarle valore insieme al percorso di formazione dell’ultimo anno ormai ridotto a uno slalom tra Tolc, test Ovidio e le derivate. Ma nessuno ne parla, lamentano i prof. Che alzano la voce: «Dalle singole giornate di orientamento nei due anni terminali, siamo passati a una vera e propria invasione di campo intollerabile che frammenta e ostacola un apprendimento disinteressato e un ordinario svolgimento dell’anno scolastico», scrivono in una lettera aperta intitolata “Il tempo della scuola” i docenti del Galvani, blasonato liceo di Bologna.

Il tempo scippato alla scuola

Tempo scippato alla scuola. «I ragazzi devono farsi carico di decidere del loro futuro già dal quinto anno, quando non prima, e questo non permette loro di vivere il presente e una crescita culturale non finalizzata li distrae dal piacere di imparare cose che non servono nel momento: è grave» osserva Mara Corengia, insegnante di Filosofia e Storia al liceo Torricelli-Ballardini di Faenza. «Così ne va della loro formazione», sbotta Francesca Frascaroli, docente di Inglese. Quella formazione libera, «che loro si perdono perché hanno già la testa da un’altra parte mesi prima della Maturità»

Continua la lettera del Galvani: «Siamo ben consapevoli del rapporto in continuità tra il presente e il futuro del curriculum degli studenti, ma questo non può degenerare in una inversione dello scopo con mezzi impropri, basato su una diminutio degli studi scolastici, che alimenta a sua volta un malcelato complesso di inferiorità, in favore, in realtà, esclusivamente dell’opportunismo organizzativo delle Università». Voilà, il dibattito è aperto.

“Il nostro esame, l’addio alla scuola-casa”

Rimane per i ragazzi la tensione per la prova, «l’idea», spiega Eugenio Russo maturando al tecnico per il turismo Colombo di Roma, «che lasci la scuola che è stata la tua casa, che ora ti devi gestire da solo, che ti affacci al nuovo» che per lui sono gli studi in Business administration, forse all’estero. Martina Langella di San Giorgio a Cremano ha le idee chiare: Scienze dell’amministrazione alla Federico II di Napoli. Ed è già “matura”. «Studio per la Maturità e lavoro alla sera come cameriera, per me l’esame è solo un addio alla scuola, quello che mi mancherà è il rapporto con i prof». I più sorridono: «Mica diventiamo grandi con questo esame, però viviamo l’emozione di affrontarlo tutti insieme, di chiudere un percorso». Alessandro Cavina, che sta studiando per il test di Medicina, avverte: «Abbiamo bisogno di momenti a cui aggrapparci, l’ultimo giorno di scuola mi sono reso conto del grande salto che stavamo facendo».

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