Nell’intesa arriva anche il capitolo «anti-autonomia»

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di Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore, 25.4.2019

– Nell’intesa notturna sulla scuola firmata da governo e sindacati spunta anche il capitolo «anti-autonomia». O, meglio, una dichiarazione d’intenti dedicata alla «scuola del Paese» in cui «il governo si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal contratto nazionale e la tutela dell’unitarietà degli ordinamenti». Ovvio che per il ministro dell’Istruzione Bussetti, ministro “tecnico” ma vicino al leghismo nordista, l’impegno non sia in contraddizione con lo sviluppo dell’autonomia differenziata. Altrettanto ovvio è che la richiesta dei sindacati nasca proprio come forma di opposizione al regionalismo della scuola scritto nelle bozze d’intesa con Lombardia e Veneto (non con l’Emilia Romagna, le cui richieste sul punto sono decisamente più leggere). Una certa flessibilità interpretativa è tipica delle dichiarazioni d’intenti, soprattutto su una materia come l’autonomia differenziata resa ancor più futuribile dalla battaglia crescente dentro al governo. Ma la contraddizione è evidente.

Per capirlo basta leggere i testi al centro del confronto poco più di due mesi fa con Lombardia e Veneto, poi finiti nel freezer in attesa di tempi migliori. Nella proposta sul Veneto, per esempio, era ipotizzata l’attribuzione alla regione della «potestà legislativa in materia di norme generali sull’istruzione», con la disciplina dell’organizzazione del sistema scolastico territoriale. Il tutto, per andare d’accordo con la Costituzione, dovrebbe avvenire «nel quadro del sistema educativo concordato a livello nazionale». Ma quel che più conta sono le ricadute pratiche: Milano e Venezia chiedono l’istituzione di ruoli regionali per i nuovi insegnanti, regionalizzazione completa degli uffici scolastici e maggiore libertà sui contratti integrativi.

La questione contrattuale si intreccia a quella finanziaria, che proprio nella scuola incontra il capitolo più ricco dell’autonomia differenziata. In Lombardia e Veneto lo Stato spende per l’istruzione 8,4 miliardi all’anno, che coprono l’ampia maggioranza della spesa statale potenzialmente “trasferibile” alle regioni. Non solo: la clausola che imporrebbe di garantire alle due Regioni un finanziamento pari almeno alla media nazionale procapite se non si definiscono i fabbisogni standard entro tre anni spingerebbe verso Veneto e Lombardia un miliardo aggiuntivo (Sole 24 Ore del 15 febbraio). Ma la strada resta impervia, e ricca ogni giorno di più di ostacoli alzati dalla non perfetta concordia che regna anche su questo tema nel governo e nella maggioranza.

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Nell’intesa arriva anche il capitolo «anti-autonomia» ultima modifica: 2019-04-25T08:59:12+02:00 da Gilda Venezia

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