di Marco Campione, Italia Oggi 29.o9.2026
Il decreto-legge trasforma gli istituti tecnici in licei tecnologici, aumentando le ore delle materie di indirizzo per preservare l’identità tecnica e facilitare il riorientamento degli studenti
Il decreto-legge sulla scuola approvato dal Consiglio dei ministri del 24 settembre reca la trasformazione degli istituti tecnici in licei tecnologici e degli istituti professionali in licei professionali con un intervento che non è solo nominalistico. Il comma 1 interviene sull’attuale quadro orario dei tecnici, quello introdotto con il decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45. Il curricolo si articola già oggi in tre parti: l’area di istruzione generale, comune a tutti i percorsi; l’area di indirizzo; e, al suo interno, una quota definita nel quadro orario a disposizione delle singole scuole, che possono usarla per potenziare gli insegnamenti, introdurne di nuovi o attivare un’area legata alle esigenze del mondo del lavoro sul territorio. L’area generale non cambia; la novità riguarda la quota delle scuole.
Aumentano le ore per le discipline dell’area di indirizzo per preservare – sottolinea la relazione tecnica, che accompagna il decreto-legge – «l’identità dell’istruzione tecnica» e assicurare «un curricolo nazionale omogeneo e unitario», che, in particolare nel primo biennio, renda il sistema più permeabile e faciliti il riorientamento degli studenti che vogliono cambiare indirizzo; il rafforzamento del curricolo nazionale agevola anche la stabilità e la gestione degli organici, precisa il Ministero.
Nell’ordinamento attuale gli studenti dei tecnici trascorrono a scuola 5.214 ore nel quinquennio, tra le 30 e le 32 ore settimanali: un monte ore inferiore solo a quelli del liceo artistico, del musicale e coreutico e dei professionali. L’aumento è quindi compensato da una riduzione della quota del curricolo riservata alle scuole: nel primo biennio, dove oggi vale 132 ore, si azzera; nel secondo biennio scende da 198 a 132 ore, nel quinto anno da 231 a 99. Il meccanismo è coerente con la circolare del 19 marzo scorso, con la quale il Ministero aveva chiesto alle scuole di destinare le 66 ore annue della propria quota nel primo biennio prioritariamente al potenziamento delle materie di indirizzo; il decreto-legge trasforma quella indicazione in una regola nazionale.
La ridefinizione del monte ore e dell’autonomia scolastica
Il monte ore complessivo resta così di 2.112 ore in ciascun biennio e di 990 nel quinto anno, e le scuole conservano negli ultimi tre anni la quota di autonomia del 20 per cento complessivo.
Le nuove tabelle, inserite direttamente nel decreto, sono in vigore da subito e dal prossimo anno scolastico varranno per tutte le classi del nuovo ordinamento, cioè per le prime e le seconde. Per queste ultime poco o nulla cambierà nei fatti, perché la circolare di marzo aveva già anticipato la preferenza per le materie di indirizzo. Le novità del secondo biennio e del quinto anno scatteranno invece quando vi arriverà la coorte di studenti che ha iniziato a settembre 2026.
Come vengono redistribuite le ore recuperate tra i settori
Depende dal settore? Nell’economico le 132 ore del primo biennio portano gli elementi di base dell’indirizzo da 495 a 627; nel tecnologico-ambientale vanno invece alle scienze sperimentali, che salgono da 297 a 429. In entrambi i settori gli elementi caratterizzanti l’indirizzo passano da 924 a 990 ore nel secondo biennio e da 297 a 429 nel quinto anno.
La visione culturale della riforma secondo il Ministero
La trasformazione degli istituti tecnici in licei tecnologici, dei professionali in licei professionali è la traduzione in norma di un’idea che il Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha espresso più volte: «non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici e professionali», anche per liberare questi ultimi dal pregiudizio che li vuole di serie B, «tutte le intelligenze hanno pari dignità, e pari dignità devono averle i percorsi di studio». L’idea del ministro supera uno dei retaggi della scuola di stampo gentiliano e viene da lontano.
Già nel 2006, nel saggio Pensiero manuale, il Giuseppe Bertagna contestava la cultura per cui «si studia per non lavorare e si lavora perché non si è studiato». E nel 2023 il gruppo di lavoro ministeriale con il mandato di costruire la filiera tecnologico-professionale 4+2 ha proposto un sistema di filiere tutte liceali, usando la parola liceo non per indicare un percorso superiore agli altri ma nel suo significato originario di «spazio critico-riflessivo».
Per la relazione tecnica il cambio di denominazione ha natura «esclusivamente ordinamentale e nominalistica» e non incide sui profili dei percorsi, sugli ordinamenti didattici e sull’organizzazione delle scuole. La riforma dei tecnici, disciplinata dal decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144 e legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong>, è stata avviata a partire da quest’anno scolastico e questo intervento si configura come un suo completamento. Questa nuova misura non avrà nessun impatto sugli organici, precisa sempre la relazione. Resta fermo il riordino dei professionali del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61.
I finanziamenti destinati ai campus tecnologico-professionali
Il comma 3, infine, aggiunge 10 milioni di euro di euro per il 2027 al fondo per i campus della filiera formativa tecnologico-professionale, istituito dalla legge 8 agosto 2024, n. 121, che finora contava su 10 milioni per il 2024, 5 per il 2025 e 20 per il 2026. Le risorse servono a progettare e realizzare gli interventi infrastrutturali dei campus. (riproduzione riservata)
