Riflessioni a quattro mani e due teste di Alessandra Michieletto (Gilda degli Insegnanti Venezia)
e Gianfranco Meloni ( Gilda degli Insegnanti Nuoro)
Le dichiarazioni del 26 aprile 2026 del presidente dell’ANP Antonello Giannelli sulle Nuove Indicazioni Nazionali per i licei, dichiarazioni che si possono leggere al seguente link Tecnicadellascuola , confermano un’impostazione che come sindacato non possiamo accettare: di fronte a ogni riforma si continua a chiedere di più ai docenti, senza affrontare il nodo vero delle risorse, delle condizioni di lavoro e del riconoscimento professionale.
Quando si parla di superare il limite attuale delle ore di formazione, il punto va detto con chiarezza: l’ANP propone di aumentare le ore di formazione obbligatoria intervenendo di fatto sulle 40 + 40 ore funzionali già comprese nello stipendio. In altre parole, si vorrebbero docenti più preparati caricandoli di altro lavoro senza adeguato riconoscimento economico. È una ricetta semplice solo in apparenza: più obblighi, stesso stipendio, meno tempo per la didattica.
Noi diciamo che la formazione è fondamentale, ma proprio per questo non può essere trasformata in un’estensione gratuita dell’orario di servizio. Se davvero si vuole investire sulla qualità dell’insegnamento, servono percorsi seri, strutturati, di qualità, gratuiti, coerenti con i bisogni reali delle scuole e collocati dentro tempi di lavoro riconosciuti contrattualmente. Tutto il resto è solo un modo per scaricare ancora una volta sui docenti il costo dell’innovazione proclamata.
Colpisce, inoltre, che nelle dichiarazioni dell’ANP ci sia molta enfasi sull’aumento della formazione e quasi nessuna riflessione critica sul merito delle nuove Indicazioni nazionali, che per ora appaiono come l’ennesimo minestrone indigesto, ricco di condimenti retorici e povero di ingredienti culturali. Si moltiplicano le formule suggestive, ma restano deboli la chiarezza degli obiettivi, la tenuta dei curricoli e la sostenibilità concreta dell’impianto proposto.
Tra gli aspetti più problematici vi è l’introduzione dell’intelligenza artificiale come nuova disciplina trasversale, con il rischio evidente di ripetere quanto già accaduto con l’educazione civica: grandi dichiarazioni di principio, scarsa definizione dei contenuti, ulteriore frammentazione del curricolo e nuove incombenze affidate alle scuole senza un serio investimento formativo e organizzativo. Il risultato rischia di essere sempre lo stesso: meno spazio per una solida formazione disciplinare degli studenti e più spazio per una nuova non-materia dai contorni incerti.
Non convince neppure la rinnovata insistenza su interdisciplinarità e multidisciplinarità, presentate come formule salvifiche senza affrontare il loro presupposto essenziale: una reale padronanza delle discipline. Senza conoscenze forti, senza tempi distesi di studio, senza contenuti ben strutturati, l’interdisciplinarità resta una parola d’ordine vuota. Non si costruiscono collegamenti significativi se prima si impoverisce la materia culturale su cui quei collegamenti dovrebbero fondarsi.
Appare poi contraddittorio proclamare come centrale la domanda “perché studiare questa materia?”, mentre si producono contestualmente le condizioni per cui quella stessa materia venga studiata sempre meno e sempre peggio, compressa fra trasversalismi, nuovi contenitori, continue stratificazioni progettuali e una dilagante invadenza dei PCTO. Più che una riforma culturale, sembra l’ennesima operazione di maquillage lessicale.
Il rischio concreto è che si voglia dare spazio a nuove firme e a nuove etichette culturali per offrire alla classe dirigente del momento l’illusione di avere costruito una propria egemonia, senza però avere mai promosso un confronto serio, approfondito e rispettoso con i docenti, che della scuola conoscono problemi, limiti e potenzialità reali.
Respingiamo anche il sottinteso , ormai ricorrente, secondo cui i docenti dovrebbero essere richiamati a maggiore rigore e professionalità ( parole di Antonio Affinita, direttore generale del Movimento italiano genitori Tecnicadellascuola ). I docenti italiani tengono in piedi la scuola pubblica ogni giorno, spesso ben oltre gli obblighi formalmente previsti, tra classi numerose, burocrazia crescente, inclusione senza risorse sufficienti, carichi amministrativi impropri e continui cambiamenti normativi.
Per queste ragioni ribadiamo una posizione netta: nessun aumento degli obblighi di servizio, esplicito o mascherato da formazione, può essere accettato senza una vera trattativa contrattuale e senza un corrispondente riconoscimento economico e professionale. La qualità della scuola non si costruisce aumentando gratuitamente il lavoro dei docenti, ma investendo nella scuola pubblica, rispettando il contratto, rafforzando i saperi e coinvolgendo realmente chi insegna in ogni processo di cambiamento.
Il sindacato chiede
- il pieno rispetto delle 40 + 40 ore funzionali previste dal contratto, senza forzature o ampliamenti surrettizi;
- formazione in servizio realmente finanziata, di qualità e dentro tempi di lavoro riconosciuti;
- un confronto vero con i docenti sul merito delle Nuove Indicazioni nazionali non il solo questionario inviato in questi giorni alle scuole;
- la tutela del valore delle discipline e del tempo scuola dedicato agli apprendimenti solidi;
- investimenti strutturali su organici, stipendi e condizioni di lavoro.
La scuola ha bisogno di serietà, non di slogan. I docenti hanno diritto a rispetto, riconoscimento e contratti veri, non a nuove richieste a costo zero.
Nuove Indicazioni Nazionali per i licei. Più formazione obbligatoria, stesso stipendio: ANP e genitori scaricano ancora una volta tutto sui docenti ultima modifica: 2026-04-28T09:24:50+02:00 da
