Orale, valutazione, tempi: l’“abc” che salva l’esame di Stato

di Stefano Montaccini, il Sussidiario, 4.4.2020

Anna Maria Bellesia È l’emergenza coronavirus a dettare le condizioni: conviene pensare risolutamente e da subito a un esame di Stato solo orale e a distanza. Ecco perché.

È pronto il decreto legge per derogare alla normativa vigente sull’esame di Stato per l’anno scolastico in corso, del tutto anomalo a causa dell’emergenza sanitaria da pandemia di coronavirus. Ma studenti e famiglie, che si aspettano finalmente risposte chiare e risolutive, resteranno delusi e ansiosi ancora un bel po’, anche se mancano poco più di due mesi al fatidico 17 giugno fissato per la prova d’italiano.

Il decreto scuola tanto atteso non stabilisce niente di definitivo sull’esame di maturità. Tutto sarà demandato, infatti, a una successiva ordinanza. Qualsiasi scelta resta appesa alla data di un possibile rientro a scuola fissato per il 18 maggio o al protrarsi della sospensione dell’attività didattica.

Finora, l’intenzione dichiarata è di garantire un esame serio, che tenga conto dello sviluppo reale degli apprendimenti, con una commissione formata da soli membri interni e con presidenti esterni. Tuttavia, restano aperti tutti gli scenari. La prima prova scritta? La seconda prova fatta dalla commissione? Maxi orale? Insomma si resta affogati nell’incertezza fino alla fine di maggio. È questo lo scenario peggiore.

Per tanti motivi, conviene pensare risolutamente e da subito a un esame di stato solo orale e a distanza.

 

  • La situazione epidemiologica è in piena evoluzione, ma non si può rimandare la decisione sull’esame finale in base ai bollettini settimanali: studenti e famiglie hanno il diritto di sapere adesso come sarà l’esame, di prepararsi, di organizzarsi. Chi è ai vertici del ministero deve prendersi la responsabilità di decidere in considerazione delle maggiori probabilità.
  • E guardando alle maggiori probabilità, se anche fosse possibile riaprire la scuola agli studenti prima della conclusione dell’anno scolastico, sarebbe troppo rischioso organizzare l’esame di Stato con la presenza fisica di 500mila studenti nelle aule e commissioni al completo. Dicono infatti gli esperti che il virus durerà comunque per mesi, e che nuovi contagi possono riesplodere in ogni momento, anche d’estate. Se ci fossero dei casi di contagiati fra studenti e commissari, salterebbe tutto, a causa delle esigenze di quarantena.

  • Pertanto conviene organizzarsi da subito per la soluzione a distanza. Del resto le università stanno laureando gli studenti online. Potrebbe farlo anche la scuola con la maturità, seguendo un modello già praticato con successo.

  • La sola prova orale in videoconferenza sarebbe la soluzione più semplice sul piano organizzativo. Basterebbe articolarla in maniera più corposa.

  • Le prove scritte presentano invece delle oggettive difficoltà di svolgimento che suggeriscono l’opportunità di abolirle. Riguardo alla prima prova, gli studenti quest’anno non hanno avuto il tempo di fare congrue esercitazioni e simulazioni. Inoltre fare un tema da remoto sarebbe un’incognita da vari punti di vista. Idem per la seconda prova. In più, negli istituti tecnici e professionali, in quest’ultimo periodo non è stato possibile svolgere la didattica nei laboratori che è parte fondamentale dell’indirizzo scelto (o si è svolta al minimo laddove si è riusciti ad attivare i “laboratori digitali”).

  • L’esame va ripensato sostanzialmente. Che cosa valorizzare? Certamente il curricolo, il credito maturato, il percorso fatto dallo studente negli ultimi tre anni riguardo all’apprendimento e all’atteggiamento. Si tratta di valutare questi aspetti, secondo criteri di serietà ed equità.

  • Riguardo all’alternanza scuola-lavoro, oggi Pcto, è prevista una moratoria anche per l’anno in corso riguardo al monte ore. Tuttavia, è pur sempre possibile valorizzare e valutare le esperienze fatte fin dal terzo anno. Se il colloquio si dovesse svolgere in videoconferenza, è applicabile la normativa vigente: lo studente può esporre la sua “breve relazione” sulle attività svolte, indicando le competenze specifiche e trasversali acquisite, la ricaduta sulle opportunità di studio e/o di lavoro post-diploma.

  • Lo svolgimento delle prove Invalsi anche per quest’anno non sarà un requisito necessario per l’ammissione, in deroga al D.lgs 62/2017.

  • Sulla valutazione gli elementi critici e i nodi da sciogliere sono diversi e non riguardano soltanto le classi terminali. Il decreto scuola consente la possibilità di deroghe alla normativa vigente, ma bisognerà attendere le successive ordinanze del ministero per avere disposizioni precise. Finora, la Nota 388/2020 ha dato alle scuole le “Prime indicazioni operative” per rimodulare gli obiettivi formativi, orientare le scuole, ricondurre tutte le esperienze e le attività svolte “a distanza” in un contesto di “piena sostenibilità giuridica e amministrativa”. Sulla valutazione però il ministero dovrà fare chiarezza sui criteri di ammissione, sui debiti non recuperati, sul fatto che una parte di studenti non ha potuto seguire la didattica a distanza con continuità per carenze strumentali o di connessione, mentre non tutti gli alunni con disabilità hanno svolto attività specifiche.

  • Quanto alla valutazione in sede di esame di Stato, nel caso del solo esame orale in videoconferenza, appare sensato attribuire un peso preponderante al curricolo e al percorso svolto, anche a distanza, puntando a una valutazione formativa che tenga in considerazione gli aspetti nodali delle discipline e tutti gli elementi di crescita dello studente. L’attribuzione del punteggio dovrà cambiare sostanzialmente in funzione della scelta eccezionale fatta per quest’anno anomalo.

  • Intanto però l’importante è fare presto. I tempi stringono e sull’esame conclusivo bisogna dare risposte certe a studenti, famiglie e scuole. È impensabile aspettare fino alla fine di maggio per definire come sarà l’esame.

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Orale, valutazione, tempi: l’“abc” che salva l’esame di Stato ultima modifica: 2020-04-04T14:30:43+02:00 da Gilda Venezia
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