Per le superiori un doppio canale all’italiana

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 TuttoscuolaNews, n. 804 del 20.2.2017

– È naturale che nella scelta del percorso di studio entrino in gioco diversi elementi tra i quali assume un valore decisivo la possibile ricaduta occupazionale. Questo è il motivo per il quale gran parte del dibattito sulla qualità dell’istruzione, che aumenta via via che ci si confronta su ragazzi sempre più grandi, è centrato sui livelli superiori del sistema scolastico, con scarsa attenzione alla scuola primaria. “Le aziende – sottolinea il ministro dell’istruzione Valeria  Fedeli in una recente intervista a Repubblica – “cercano professioni medie e istantanee, la formazione di un liceo può offrire possibilità  lavorative più ampie; nel mondo anglosassone si sta discutendo molto di questo e ci invidiano i licei”.  Il liceo scientifico dunque, con un po’ di alternanza, viene pensato da chi si iscrive come un percorso versatile sia sul fronte accademico che professionalizzante. Ma il liceo è una scuola per tutti, secondo l’ottica di “licealizzazione vocazionale” della riforma Moratti (2003), poi abbandonata? La “licealità diffusa” è la caratteristica di un sistema inclusivo che voglia però essere al passo con il cambiamento, lasciando poi alla “licealità specifica” l’indirizzo ed i rapporti diretti con la formazione superiore e il mondo del lavoro.

I decreti applicativi della legge 107 su questi versanti ripropongono più o meno la situazione attuale, e di nuovo l’offerta è destinata a perdere fiducia e interesse.

Una novità introdotta dalla riforma costituzionale del 2001 e ripresa dalla legge 107 è “l’istruzione e formazione professionale”. Uno dei decreti legislativi delegati prevede la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’art 117 della Costituzione, nonché in raccordo con i percorsi dell’istruzione e della formazione professionale. Si potrebbe provare a prestare attenzione alle proposte di modifica formulate dalle Regioni in sede tecnica, per ridare nuovo slancio ad un settore strategico per la nostra economia e l’integrazione europea, che davvero possa costruire un robusto doppio canale all’italiana, ma competitivo con quello tedesco.

A questo riguardo è apparsa significativa l’apertura che ha fatto il sottosegretario al Miur Gabriele Toccafondi intervenendo il 17 febbraio a Milano agli Stati Generali dell’istruzione e formazione professionale della Lombardia: “il Miur è disponibile a riscrivere la delega, valorizzando il contributo delle Regioni”. Duro l’intervento conclusivo dell’assessore lombardo all’istruzione, formazione e lavoro Valentina Aprea: “il modello pedagogico previsto dalla bozza di decreto è insostenibile”. “Si torna addirittura alle classi distinte”, ha affermato, minacciando il ricorso alla Corte Costituzionale se non verrà radicalmente rivisto l’impianto del decreto.

Una sfida enorme quella di un vero doppio canale, che richiede maggiori elementi di conoscenza e valutazione anche alla luce di una società sempre più veloce e permeata di tecnologia nella quale la formazione e il costante aggiornamento delle competenze rappresentano i fondamentali necessari per poter disporre di nuove professionalità capaci di gestire i processi e i cambiamenti globali.

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Per le superiori un doppio canale all’italiana ultima modifica: 2017-02-20T06:01:41+01:00 da Gilda Venezia
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