Perché i paesi asiatici sono sempre in cima alle classifiche mondiali in matematica e scienze?

Gilda Venezia

dal profilo FB di Alfonso D’Amrbosio, 27.11.2025.

Usano solo la lezione frontale “vecchio stile”?  Hanno una scuola dura, selettiva, tutta regole e disciplina? Oppure fanno robotica e coding tutto il giorno?

Gilda Venezia

Nei test internazionali TIMSS, nazioni come Singapore, Taiwan, Corea del Sud, Giappone e Hong Kong ottengono da anni risultati altissimi, già dalla scuola primaria.

Ma come ci riescono davvero? Usano solo la lezione frontale “vecchio stile”? Hanno una scuola dura, selettiva, tutta regole e disciplina? Oppure fanno robotica e coding tutto il giorno? E i loro insegnanti? Sono “guru” o solo meglio formati?

Vediamo com’è la realtà.

Non è solo una questione di rigore. In questi paesi c’è serietà, rigore, attenzione al merito. Ma non si tratta di una scuola “di altri tempi”.

Le lezioni non sono solo frontali. Sono strutturate, certo, ma anche attive, guidate, stimolanti. Gli studenti non fanno solo esercizi: imparano a ragionare, a spiegare il proprio processo, a discutere le strategie.

Usano il digitale, il coding, la robotica? Sì, ma con criterio

In tutti questi sistemi scolastici c’è spazio per: robotica educativa, anche alla primaria coding e pensiero computazionale, con Scratch, Micro:bit, Lego laboratori STEM e maker space esperienze di tinkering, progettazione, problem solving

UDITE UDITE: fanno coding, robotica educativa e tinkering in maniera SERIA E STRUTTURATA e hanno gli esiti in Matematica e Scienza tra i migliori al mondo!!

La differenza?

Da loro queste attività non sono “progetti opzionali”, ma parte integrata del percorso scolastico. Fanno parte del curricolo, sono collegate alle discipline, non appoggiate “a lato”.

Nei paesi asiatici la formazione iniziale è lunga e selettiva.

Ma soprattutto, la formazione continua è obbligatoria, strutturata e condivisa: i docenti si osservano tra loro, lavorano in team, studiano le lezioni insieme. Crescono insieme.
In Italia, invece, la formazione è spesso lasciata alla buona volontà del singolo.

E le classi? Più piccole, più stabili, più seguite
In media, le classi sono meno affollate, e quando ci sono difficoltà, si interviene subito: con tutor, doposcuola, programmi mirati.

La dispersione è bassa. Gli studenti fragili vengono accompagnati, non abbandonati.

Famiglie e scuola: una sola squadra. C’è un forte rispetto per la scuola.

Lo studio è vissuto come un dovere importante, non un fastidio. Gli insegnanti godono di stima sociale, e la scuola è una responsabilità condivisa tra istituzioni, docenti e famiglie.

Quindi, è una scuola tradizionale? No. È una scuola seria, ma moderna.

Una scuola che unisce:

  • rigore nei contenuti
  • metodo nel pensiero
  • creatività nei processi
  • tecnologie utili e non accessorie

Tre lezioni che potremmo imparare:

  1. Costruire una didattica più profonda: meno attività “spot”, meno progettifici, più percorsi seri e coerenti
  2. Investire davvero sulla formazione dei docenti: continuativa, collaborativa, mirata
  3. Ritrovare una cultura del valore dell’istruzione, dove scuola, famiglia e comunità remano nella stessa direzione

Non si tratta di copiare Singapore o Tokyo, ma di chiederci: cosa serve davvero ai nostri studenti per pensare meglio, crescere meglio, scegliere meglio?

Se vogliamo una scuola che formi cittadini e non solo sopravvissuti, questo è il tempo di agire. Con serietà.

Trovate l’analisi completa qui:

 

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Perché i paesi asiatici sono sempre in cima alle classifiche mondiali in matematica e scienze? ultima modifica: 2025-12-01T00:35:58+01:00 da

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