Piano Estate e dei precari

di Ilaria Venturi e Corrado Zunino, la Repubblica, 23.5.2021.

La rivolta di docenti e presidi per i progetti didattici e sociali tra giugno e settembre: “Noi esausti e i ragazzi vogliono andare al mare”. Sul Patto per la scuola la delusione dei precari senza abilitazione è forte: “Ci vogliono far smettere di insegnare”.

Gilda Venezia

Arrivato stremato alla fine di un altro anno funestato dalla pandemia, il mondo della scuola frena sul Piano Estate. Si ribellano gli insegnanti, gli studenti scelgono la vacanze al mare. Insomma, non decolla. Almeno non in modo così diffuso come sarebbe stato necessario, complice la corsa contro il tempo nell’arrivo dei finanziamenti e dei bandi. Il “no” all’estate prevale, anche se vi raccontiamo le esperienze che si sono attivate in giro per le scuole in Italia. C’è un po’ di tutto: corsi di vela, cicloturismo. Tanto sport e molti laboratori legati alle scienze.

Contemporaneamente gli insegnanti vivono la delusione dei precari per il Patto per la scuola perché alla fine rimangono fuori quelli di Seconda e Terza fascia, proprio quelli che attendevano un segnale.

Vi proponiamo l’inchiesta di Repubblica sui ragazzi perduti dalla scuola, lettere di genitori e insegnanti che fanno riflettere in vista degli scrutini e di un nuovo anno. Storie di scuola e segnalazioni interessanti, buona lettura.

Come sempre, vi invitiamo a dire la vostra. Raccontateci il vostro Piano estate e le vostre speranze frustrate da precari della scuola. Inviateci una mail a dietrolalavagna@repubblica.it

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IN PRIMO PIANO/1

“Siamo stanchi, e vogliamo andare al mare”.

La ribellione al Piano Estate

di Corrado Zunino

Oggi alle ore 15 era fissata la linea di demarcazione per la presentazione dei “Pon estivi”, che sono i progetti scolastici da giugno a settembre costruiti su fondi europei. Altre risorse porteranno una didattica nuova fino a dicembre e potrebbero innestare quel processo per un’istruzione rifondata di cui parla il ministro Patrizio Bianchi da tempo. Ma verso i “giochi d’estate”, così li chiamano sprezzantemente alcuni docenti, cresce l’onda dell’avversione dei docenti italiani.

In un dialogo a più voci, preso sul gruppo social “Professione insegnante”, si legge questo da parte della professoressa di Musica Silvia Zanasi: “La nostra dirigente scolastica non ce l’ha nemmeno proposto. Ha esordito con ‘so bene quanto abbiate bisogno di riposo’, e ha continuato dicendo: ‘Non ho alcuna intenzione di farvi venire a lavorare a luglio e agosto’. Altroché, lavoriamo”.

La docente Carmen Forgi rivela: “Nel mio istituto, almeno questa volta, siamo state compatte: adesioni pari a zero. Siamo stracotte”. Una collega senese lamenta: “Ieri in collegio sono stata l’unica a votare contro i progetti estivi. E ho detto tutto…”. I progetti sono volontari, e ogni scuola sta decidendo la sua partecipazione e con quali modalità.

Daniele Cinelli, tecnico di computer, risentito: “Tre ore e mezza e siamo pure stati capaci di approvare il Piano estate, grande categoria noi docenti, capaci di scavarci la fossa con le nostre mani”. Carmen Petrosino, Matematica e Scienze, è sferzante: “Recupero? Con attività ludiche e ricreative? Gli studenti che non hanno fatto niente penseranno che vivono in un mondo di matti, infatti ricevono pure il premio di trascorrere una bella estate. Per me è assurdo. E l’anno prossimo non rifaranno niente, oltre che disturbare, così d’estate si divertiranno di più”.

Sul gruppo Facebook “Scuola Bene comune” l’amministratore Libero Tassella scrive: “Sul piano da giugno a settembre ci siamo espressi negativamente, consapevoli che in realtà avremmo bisogno di un piano autunnale. Molti docenti si stanno rendendo conto che, malgrado le tante dichiarazioni contro le classi pollaio, a settembre prossimo diverse aule conteranno dai 28 ai 32 alunni”.

La Uil scuola di Salerno certifica: “Molti docenti in ruolo stanno rifiutando di aderire e se non vengono confermati 2.800 precari, che sulla carta devono essere licenziati a giugno, il Piano estate qui non potrà partire”. Alessandro Artini, per l’Associazione nazionale presidi della Toscana: “Dubito che il progetto decolli, docenti e personale scolastico risentono di un anno molto complesso. Per gli insegnanti è previsto un valido compenso orario, ma si stanno rifiutando. Sono interessati i precari, i loro contratti, però, scadono tra il 10 e il 30 giugno”.

E la Cgil locale: “Chi terrà aperte le scuole, visto che il piano non prevede risorse per gli amministrativi e i bidelli?”. Linda Di Ielsi, Matematica e Scienze alla media Barsanti di Firenze, è chiara: “Siamo stanchi e i miei ragazzi vogliono andare al mare”. Annalisa Savino, preside del comprensivo Ghiberti, sempre a Firenze: “Solo un professore su dieci ha dato la sua disponibilità”.

Poi c’è l’incognita studenti. Molti istituti superiori di Roma apriranno i portoni d’estate solo per i recuperi dei debiti, i vecchi esami di riparazione. Al Liceo scientifico Righi, su 1.400 studenti, solo settanta hanno dato la propria adesione ai corsi estivi. La preside Monica Galloni avvierà progetti soltanto a giugno e a inizio settembre. Altri due licei famosi della capitale, il Mamiani e il Giulio Cesare, non hanno ancora organizzato nulla. Beatrice Nicastro, studentessa al quarto anno a Firenze: “Facciamo verifiche una dietro l’altra, la ricreazione è stata annullata, viviamo come automi. Con la fine della scuola, no, nessuno vorrà tornare tra i banchi”.

IN PRIMO PIANO/2

Laboratori di Fisica, cicloturismo e vela

Quelli che aprono e accolgono i ragazzi

di Ilaria Venturi

Corsi di teatro, laboratori di Fisica, scuola di vela, cicloturismo e gite a Ravenna per il Centenario della morte di Dante. C’è chi dice no, ma c’è anche chi è già partito a progettare e a raccogliere le adesioni tra gli studenti per il Piano estate. In particolar modo le superiori. A muoversi gli istituti più attivi, quelli che già partecipano a bandi e sanno come districarsi nella burocrazia, quelli delle reti delle Avanguardie educative, per esempio, o dove i territori hanno un’offerta ricca del Terzo settore.

Tra le istituzioni, anche l’Arma dei Carabinieri ha confermato la propria disponibilità a collaborare con le scuole. E forse saranno proprio le realtà che ne avrebbero meno bisogno a muoversi, anche se tutti gli studenti hanno sofferto, da Nord a Sud, a causa della pandemia.

Su un piano basato sull’adesione volontaria di recente si è di nuovo riaccesa la polemica. In un tweet Carlo Cottarelli lamenta: “Quest’anno la scuola finirà nella prima metà di giugno, come se nulla fosse successo. Con contagi bassi e vaccini in aumento, si potrebbe recuperare parte del tempo perso in sicurezza”. L’economista si riferisce a lezioni vere e proprie (“a scuola si va per imparare, si può socializzare anche fuori”), cosa che rimetterebbe in gioco l’allungamento del calendario scolastico già escluso. Anche Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera, aveva espresso nei giorni scorsi un’idea simile: “Sì alla scuola estiva, ma in misura obbligatoria”.

Interventi su quello che ormai non sarà e polemiche a parte, il Piano estate si sta concretizzando in molte realtà. A Firenze il Liceo classico Galileo pensa a un intero mese dedicato al teatro all’aria aperta (“un modo per dare sfogo alla creatività, stare insieme e anche imparare, visto che si affronteranno temi legati alla classicità” dice la preside). Menu ricco per l’Istituto tecnico per il turismo Marco Polo, che pensa a un “luglio per ragazzi” progettato con gli studenti.

Bologna tutti gli istituti superiori si sono mossi, forti anche di esperienze consolidate di Scuole aperte già sperimentate alle medie e alla primaria. Il Liceo scientifico Righi, che prima aveva offerto le attività solo ai promossi e ha fatto retromarcia dopo le proteste dei genitori, offre 16 progetti, tra cui laboratori di Fisica per il triennio, di Matematica, di Filosofia, di rafforzamento dell’Italiano, gite di un giorno a Ravenna e laboratori teatrali. Tutto luglio poi è dedicato allo sport: ultimate frisbee, nuoto, trekking e percorsi in mountain bike.

Sono 60 gli studenti del Tecnico Salvemini di Casalecchio che hanno aderito al progetto “E… state in movimento”: cicloturismo sino al Lido delle Nazioni, dove faranno sport e ripasseranno le materie dell’indirizzo turistico. L’Istituto Belluzzi propone il Summer camp tecnologico, dalla Robotica all’Astronomia per ragazzini di prima e seconda media che avranno come tutor gli studenti del triennio dello stesso istituto tecnico. Al classico Minghetti sono già arrivate 250 pre-adesioni al maxi progetto dell’estate. Dentro c’è sport, cinema, fotografia, radio, scrittura creativa, videomaking.

I docenti favorevoli biasimano i colleghi che si tirano indietro: “La categoria sta facendo pessima figura”. Francesca Moncada Puglisi, docente di Chimica, siciliana, nella chat di Professione Insegnante avverte: “Sono progetti che puoi portare avanti nel corso dell’anno, dai sondaggi fatti quasi nessuno era propenso in estate. Ma da settembre si. È abbiamo trovato ragazzi felici di partecipare alle attività proposte”. E così Carmela Petrosino: “Tutti i colleghi che si stanno lamentando dei Pon estivi l’hanno letto il bando? Scade ad agosto 2022. È un’opportunità per le scuole”.

Bari si muove anche il Comune in aiuto delle scuole per l’estate. E così a Milano. Al comprensivo Giacosa il preside Francesco Muraro ha firmato il patto di collaborazione per l’utilizzo dell’area di gioco nelle ex piscine del Parco Trotter. Tra le iniziative un laboratorio Stem per far avvicinare bambini dai 3 ai 9 anni alle discipline scientifiche.

Venezia l’istituto professionale per i servizi per l’enogastronomia Barbarigo sta pensando a un ristorante didattico aperto anche per pranzi di lavoro e che funzioni come bar al pomeriggio. Qui le adesioni degli studenti sono state alte. Scuola di vela all’Isola d’Elba e corsi di canoa. Arte, teatro e sport, ma anche recupero di materie e argomenti affrontati in classe: così si stanno muovendo medie e superiori a Genova.

Raccontateci voi come si sta organizzando il Piano estate nei vostri istituti. Scrivetelo a dietrolalavagna@repubblica.it

IN PRIMOPIANO 3/PRECARI

La rabbia dei supplenti non abilitati:

“Bianchi ci elimina dalla scuola”

di Corrado Zunino

La delusione è larga, il Patto per la scuola – al cui interno c’era un sottoPatto con i precari – stabilizzerà poco assumendo supplenti di Seconda e Terza fascia in numeri davvero contingentati. Loro, i precari in attesa di un ruolo per servire la scuola con un progetto che non sia l’assunzione a settembre e il licenziamento a giugno, lo hanno ridefinito il Pacco per i precari. “Quale patto, quale patto”, si legge nei gruppi organizzati sui social.

“Abbiamo parlato per mesi di un corso-concorso che avrebbe dovuto privilegiare chi ha un pregresso nella scuola, niente”, scrivono. Consysalva Farvet, docente precaria di Napoli, segnala: “Le Gae infanzia si avvicinano ai ventidue anni di permanenza in una graduatoria senza fine. Altro che patto, una vergogna tutta italiana”. Cristiano Corsini: “Il patto è macelleria sociale”. Alessandra Nardacchione ha, invece, questa risposta dai toni definitivi: “È l’atto finale di eliminazione dei precari storici della Seconda fascia, senza nemmeno più il pudore di nascondere l’odio di una certa politica verso la categoria”. La rabbia colpisce a destra e a sinistra.

La sintesi migliore è quella affinata sopra. Ovvero, in quei due fogli il Patto c’è. È un documento interessante, utile, che può aprire spazi a una scuola migliore: concorsi annuali per coprire i pensionamenti, una via preferenziale ai docenti Stem, quelli delle materie scientifiche che, loro sì, affronteranno una prova concorsuale semplificata (e sempre affidata, tuttavia, a un quizzone): c’è un bisogno emergenziale di insegnanti di Matematica, Fisica, Informatica per le scuole superiori. E ancora tutti i docenti, supplenti e di ruolo, saranno scelti entro il 31 agosto. Nel documento si trova anche una risposta alle richieste degli insegnanti emigrati al Nord e incardinati per cinque anni a una cattedra: il vincolo scende a tre stagioni. Ci sono, infine, 70 milioni in più per affittare aule temporanee, nel tentativo di lenire la ferita delle classi pollaio.

C’è il patto, sì, ma non ci sono i precari, che quella scuola migliore – con meno vuoti in cattedra, una più ordinata continuità didattica, una progettualità di vita e di mestiere – avrebbero innaffiato. Le assunzioni che questo documento richiede, “dopo un lungo lavoro di analisi dei bisogni della scuola”, saranno 5-6.000 e non le 60-80.000 previste, preventivate, anticipate.

E saranno solo dalla prima fascia, dagli abilitati, quando da sette anni non esiste un percorso che possa abilitare gli stessi precari. Chi c’è, c’è. Il ministro Patrizio Bianchi nei colloqui con i sindacati, e anche nelle ispirazioni date agli uomini del suo staff, non ha mai fatto numeri, ma ha comunque sempre parlato di corso-concorso, di assunzioni da scegliere tra chi ha lavorato per almeno trentasei mesi. All’atto pratico, alla chiusura del Decreto sostegni bis, quei “trentasei mesi di insegnamento negli ultimi dieci anni”, il ministro li ha limitati solo a chi era già in una graduatoria a esaurimento, le quasi esaurite Gae, o in una graduatoria di merito e oggi è iscritto nella Prima fascia delle Graduatorie per supplenti (Gps). Viene tagliata fuori, così, la pletora dei seconda e terza fascia, proprio quelli che attendevano un segnale da questo governo.

I primi intestatari dell’assunzione (ora mancata) “per titoli e anzianità” – il sottosegretario leghista Rossano Sasso e l’esperto di scuola, leghista, Mario Pittoni – ora hanno buon gioco a dire che il Patto è stato tradito e possono spostare dalla loro parte pezzi di elettorato che si stavano riavvicinando a un Pd silente sul tema, con il senatore Francesco Verducci, quasi isolato, a spendersi nella battaglia per una buona scuola. “Il problema del precariato storico è stato praticamente ignorato”, attacca Sasso.

E i sindacati, che hanno firmato il Patto per la scuola nonostante i risicati risultati? Per Maddalena Gissi, segretaria del comparto istruzione della Cisl, le due pagine di accordo serale hanno aperto – tra le altre cose presenti e oggettivamente buone – anche un canale di speranza nell’arruolamento. Le Gps, le Graduatorie per le supplenze inventate dall’ex ministra Lucia Azzolina, superano il loro status di ufficio di collocamento per precari che resteranno tali e si aprono alla possibilità dell’arruolamento definitivo. Sostiene la Gissi. “C’è un metodo nuovo e ci sono nuovi approdi, è possibile che per settembre saliranno in cattedra, contando anche i vincitori del concorso straordinario, quarantamila ex precari”.

La metà dell’atteso. La Gissi è consapevole che l’aver recintato le assunzioni per un anno – il corso-concorso – solo alla prima fascia è un limite dell’intesa, “e speriamo che il Parlamento modifichi in meglio questo decreto”. Un po’ poco. Per la Flc Cgil, qui con il segretario Francesco Sinopoli, dopo la firma si torna alla battaglia: “Per noi la questione non è chiusa. Rilanciamo dopo il Patto, bisogna adeguare il Decreto legge al Patto per la scuola”. Significa far salire il numero degli assunti e allargare le maglie del precariato storico.

Il ministero ribadisce che le scelte fatte sono qualitative, che la crisi di docenza è forte soprattutto sul sostegno e dalle Gps si sceglieranno insegnanti in quello specializzati (anche qui, in numero limitato). Non dice se la scelta, molto limitata anche rispetto a ciò che Bianchi ha scritto e detto nell’ultimo anno, è una decisione in proprio, è figlia dello spauracchio Cinque Stelle (“merito, merito”), di un bisogno di risorse frenato dal ministero delle Finanze o dell’ispirazione di quel gruppo di intellettuali di riferimento di Palazzo Chigi – Carlo CottarelliFrancesco Giavazzi – che nelle ultime settimane hanno sparato contro l'”assumi il precario”.

L’avvio ordinato – con 112.000 cattedre mancanti, secondo il ministero dell’Istruzione, 200.000 ribadiscono i sindacati – del prossimo anno scolastico per ora resta il titolo di un comunicato stampa. La scuola, sull’arruolamento, resta “fuori centro”.

IL MONDO DELLA SCUOLA

I dispersi della Dad in fuga 200mila ragazzi

“Non so dove siano finiti gli studenti, abbiamo scritto alle famiglie”. In mancanza di dati pubblici nazionali, il preside Guido Campanini, alla guida di un istituto tecnico di Parma, prova a illustrare che cosa sta facendo la pandemia alla sua scuola in Emilia. E all’intera scuola italiana.

I primi numeri per la comprensione di un fenomeno, la dispersione scolastica e il ritardo nell’apprendimento, che rischia di tagliare le gambe a tutto il Paese, vengono offerti dai privati caritatevoli.

La Comunità di Sant’Egidio, dopo aver ascoltato 2.799 ragazzi delle sue “scuole di pace”, centri di recupero pomeridiani per studenti delle elementari e delle medie organizzati in ventitré città, ha certificato che a settembre 2020, ripartenza del secondo anno pandemico, il 4 per cento dei bambini-adolescenti non era tornato a scuola. Sono 160 mila alunni su 4 milioni. E il 20 per cento, qui arriviamo a 800 mila scolari in numero assoluto, aveva accumulato troppi giorni di assenza. Sessanta assenze è la soglia d’allarme, quegli ottocentomila erano, e sono, a rischio abbandono. Il lavoro ha preso in considerazione il primo periodo dell’anno scolastico in corso, settembre-dicembre.

E un’indagine Ipsos per conto di Save the children aveva già evidenziato che, nel 28 per cento delle classi superiori, ogni studente aveva avvistato – da marzo 2020 a gennaio 2021 – l’addio di almeno un compagno. Qui, i ragazzi arresi, sono altri 34mila. La somma delle due indagini porta a contare 200 mila studenti usciti dal circuito scolastico dalla primaria alla media superiore…

Vi riproponiamo qui il lavoro di inchiesta realizzato da Repubblica sugli studenti dispersi: non solo quelli che non rispondono più all’appello in classe, ma anche quelli che sono andati in crisi con la pandemia e non riescono più a studiare.

Il racconto completo è qui.

Riccardo: “In Dad volevo mollare, i prof mi hanno salvato”

LA LETTERA/1

“Vi sembra proprio questo l’anno giusto

per fare la scrematura dei migliori?”

“Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato questa settimana sulla Dad e il problema della dispersione scolastica. Ieri c’è stato l’ultimo consiglio di classe a scuola di mia figlia, secondo anno di un liceo scientifico di Roma. Ho piacere di condividere con i lettori gli esiti riportati dai rappresentanti di classe, in uno dei tanti whatsapp della chat che ormai caratterizza lo status di genitore di figlio scolarizzato. “… L’andamento scolastico non è buono, i ragazzi non studiano seriamente o, comunque, con un impegno costante e le insufficienze sono diffuse… La classe non si applica… C’è un clima di rilassamento che si riflette anche nell’andamento calato in modo diffuso… La tendenza sarà quella di effettuare una sorta di filtro per fare in modo che al triennio giungano ragazzi più consapevoli e preparati. Purtroppo l’anno scorso non si è potuto fare una scrematura che quest’anno invece è doverosa. L’invito dei docenti è quello di non vivere il debito come una punizione, ma come un’occasione per affrontare nel modo corretto i tre anni che seguiranno e che saranno molto più duri. L’obiettivo è che questa classe diventi una classe di eccellenza. I docenti hanno la necessità di fare il ‘lavoro sporco’. Gli insegnati sono disponibili a consentire eventuali recuperi, sempre nel rispetto di una valutazione generale che non potrà limitarsi all’ultimo risultato ma sarà necessariamente la somma dell’intero percorso annuale”.

Il messaggio si chiude con l’augurio di una buona serata. Forse, non ci fosse stato l’augurio finale, non avrei colto l’assurdità del tutto. La classe non si applica come dovrebbe, c’è un clima di rilassamento che si riflette sull’andamento calato in modo diffuso. Ma non siamo nel 2021? Con i ragazzi che sono stati a casa settimane durante il periodo di zona rossa e ora vanno a scuola a giorni alterni con orario dalle 10 alle 16?

Certo gli altri giorni c’è la Dad, che significa una voce che parla da uno schermo in cui tanti francobolli o icone stanno al posto dei compagni, con le difficoltà di connessione ben note, con le spiegazioni di Matematica alla lavagna senza vedere la lavagna, perché la telecamera inquadra la sedia vuota della cattedra. E poi, finita la scuola, niente danza, niente piscina (o gli studenti italiani sono tutti agonisti?), niente studio a casa di un’amica, niente calci al pallone nel parco. Si sta a casa a fare i compiti o buttati su un letto con il telefonino in mano.

Il rendimento è calato. Certo e per fortuna. Altrimenti potremmo sostituire la scuola in presenza con corsi on line, aule virtuali invece delle fatiscenti strutture a cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicherà tante risorse, e con un insegnante virtuale (un umanoide con intelligenza artificiale) che potrebbe sostituire le migliaia di docenti adesso in cattedra. E allora sì che si potrebbe fare una scrematura, una doverosa scrematura o lavoro sporco, come lo chiamano i docenti di mia figlia.

Il triennio del liceo sarà più duro e i ragazzi devono essere preparati. Un triennio più duro dei biennio trascorso? Credono forse i docenti che imparare nozioni di Fisica, Latino, figure retoriche, leggere Dante o Platone sia più difficile che sopravvivere a due anni di vita sospesa, di restrizioni, di limitazioni alle possibilità di crescita emotiva e sociale che questi ragazzi hanno vissuto? Alle ansie per genitori e nonni, alla paura di essere inconsapevoli untori della propria famiglia?

Sicuramente gli svogliati ci sono, sicuramente alcune insufficienze sono meritate, ma è questo l’anno in cui fare la scrematura (tra l’altro si tratta di ragazzi di 15 anni, ancora in età di obbligo scolastico)? È questo l’anno in cui portare avanti solo l’eccellenza? Siamo al secondo anno di un liceo scientifico, non alla Normale di Pisa. A me sembra che questo era l’anno in cui insegnare ai ragazzi che la scuola può essere lo scoglio a cui aggrapparsi nel momento di difficoltà, era l’anno in cui spiegare e far capire che quando tutto manca, nulla ti aiuta di più di un buon libro, era l’anno in cui insegnare a fare i temi, per esprimere i propri sentimenti e le proprie sensazioni, era l’anno in cui gli insegnanti dovevano fornire gli strumenti per consentire ad ognuno, secondo le proprie peculiarità, di acquisire un metodo di apprendimento. Era l’anno in cui sorridere dell’allegria della classe e di essere orgoglioso delle risate che questi ragazzi fanno, nonostante tutto.

Non doveva essere l’anno del nozionismo, della media aritmetica e della media ponderata dei voti (i voti positivi presi in Dad valgono meno, lo sapevate?). Dimenticavo la possibilità di recupero, un po’ teorica quando vengono dati voti pari a 0,3 e, infatti, l’esame di Maturità è stato riformato appositamente e opportunamente per tenere conto delle difficoltà dell’ultimo anno e mezzo. Possibile che questo criterio non valga per le altre classi? Siamo sicuri che sia la scelta giusta da fare oggi?”.

Claudia Giardina

LA LETTERA/2

“I guasti dei confinamenti e della Dad

non sono affatto alle spalle”

“È primavera e il tempo volge al bello. I contagi sono in calo e il numero dei morti non è mai stato così basso da mesi. Naturale che il tam tam sulle riaperture arrivasse sempre più rumoroso nelle stanze di Palazzo Chigi, e dopo il via libera a palestre e piscine all’aperto ormai è quasi l’ora dei ristoranti e dei bar al chiuso. Il coprifuoco è stato posticipato di un’ora e la sua abolizione definitiva non è lontana, come logico se i locali pubblici devono lavorare. Persino per le discoteche si intravvede una luce in fondo al tunnel, benché attraverso la strettoia del pass sanitario.

In altri ambiti della vita sociale però la primavera non sboccia ancora. Qui si osservano gelate tardive e piogge da fine inverno. Nonostante non sia chiaro se si tratti di un fenomeno naturale reale o della proiezione di paure ancestrali, ardue da porre sotto il controllo della ragione. Sia come sia, il fenomeno è il seguente: teatri, cinema, sale da concerto funzionano a capienza limitata, i musei solo nei giorni infrasettimanali… Stravagante, perché in questi, che sono luoghi non del mangiare, bere o dello “smascherato” conversare, ma del vedere, ascoltare e contemplare, il rischio di contagio per aerosol è davvero minimo – il prof. Remuzzi del “Mario Negri” l’ha notato di recente in un Tg della sera, ma si sa che il buon senso fatica a essere riconosciuto in questo mondo…

C’è poi la scuola a essere parte di questo strano fenomeno. La scuola non ha già riaperto dopo Pasqua? La gran parte dell’opinione pubblica ne è convinta, ma non è del tutto vero. Tralasciando la Puglia dove è nata la scuola opzionale (sono le famiglie a decidere se mandare i figli in aula o a esigere per loro la didattica a distanza), nel resto di Italia le superiori sono ripartite al 70 per cento. Per il 30% del tempo, che diventa per certe classi il 50, a causa di meccanismi bizantini e di discutibile legittimità, gli studenti sono ancora di fronte ai computer e ai cellulari.

Pare che i dati appena usciti sul balzo della dispersione non siano in grado di scuotere più di tanto. Che il ricorso massiccio alla didattica a distanza abbia generato disagio psicologico, aumento delle patologie e, non ultimo, l’uscita di circa 200.000 studenti dal circuito scolastico non è oggetto di dibattito né tanto meno di mea culpa. Neppure adesso che l’andamento dell’epidemia lo consentirebbe, oltre ogni ragionevole dubbio, si odono voci a chiedere il pieno ritorno in aula per tutti, almeno nei quindici giorni finali.

Nell’immaginario collettivo a scuola si è già tornati, i guasti dei confinamenti e della Dad sono alle spalle e il futuro, se non già il presente, si annuncia gradevole grazie alla ripartenza dell’industria dello svago e del turismo. Un sintomo preoccupante di quanto si sia consolidata in noi l’assuefazione allo stato delle cose, che però non è tale per natura, ma per effetto di precise scelte che hanno collocato – e continuano a collocare – gli ambiti culturali ed educativi della vita sociale in seconda linea rispetto ai suoi ambiti economici.

Lorenzo Morri
(“Presidio primaverile per una Scuola a scuola” – Liceo Da Vinci)

LA LETTERA/3

“Anche i più brillanti depressi dalla distanza.

Quest’anno era meglio non bocciare”

“Ho letto il vostro interessante articolo sugli scrutini, le bocciature e colgo l’occasione per esternare alcune riflessioni. Ritengo che in quest’anno di Didattica a distanza e scuola in presenza a singhiozzo la scuola stessa abbia fatto un grandissimo errore di fondo: ha voluto mantenere gli stessi programmi previsti per un anno scolastico normale e questo ha costretto i docenti a non dare la necessaria attenzione agli studenti che, in questo caso, certamente avrebbero meritato.

Ho notato in mio figlio, che tra l’altro quest’anno frequenta il primo anno di una scuola superiore, un profondo disagio causato dalla Dad, e, se non in rari casi, non ho riscontrato la necessaria attenzione da parte dei docenti. Ritengo che i nostri ragazzi, già solo per come si sono adattati all’utilizzo dello strumento informatico e per come, malgrado tutto, siano riusciti a seguire le lezioni, meritino un riconoscimento. Molti professori ancora non utilizzano adeguatamente gli strumenti digitali che la scuola mette a disposizione, pretendono ciascuno l’utilizzo di piattaforme diverse, continuano ad ignorare gli oggettivi problemi di connessione che molti alunni hanno e che in molti casi non sono risolvibili, concentrano in pochi giorni in presenza tantissime verifiche o interrogazioni che normalmente sarebbero diluite in più settimane.

Insomma, da genitore di un ragazzo che fino ad ora ha avuto un percorso che potrei definire brillante, io quest’anno piuttosto che rimandare o bocciare gli alunni riterrei che vada bocciato il sistema scuola, che non ha saputo, nel suo insieme e con le dovute eccezioni, venire incontro alle esigenze dei ragazzi e non ha saputo pensare al loro benessere psicologico, prima che al mero rendimento nelle singole materie. Spero che il mio sfogo serva a far riflettere chi può migliorare qualcosa, e voglio essere ottimista, lo devo essere per il futuro dei nostri figli”.

Mario Marcuzzi

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Piano Estate e dei precari ultima modifica: 2021-05-23T18:26:26+02:00 da Gilda Venezia

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